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Stampa

L’ESPULSIONE dei giornalisti
israeliani dall’IFJ: stupore e dissenso

Giovanni Negri (Alg):
“Siamo sempre stati
mediatori, non censori”

“Siamo a conoscenza del disagio e del dissenso dei giornalisti israeliani sulla “linea politica” dell’Ifj e che il non pagare le quote possa essere stato l’escamotage per uscire da un’organizzazione della quale non condividono le idee”. L’articolo di Pierluigi Battista e la risposta dell’IFJ. In coda l’articolo del Foglio che ha scatenato la burrasca e la risposta di Paolo Serventi Longhi (con commento di Antonio Duva) - Aidan White, notoriamente filoarabo, da 20 anni è il dominus della IFJ e della EFJ: sulle sue funzioni, durata dell’incarico, competenze e quant’altro, lo Statuto della IFJ nulla dice….L'Ordine nazionale invita a Roma i giornalisti israeliani. Nuovo articolo di Pierluigi Battista.

Milano, 13 luglio 2009. Sull’articolo di denuncia del “Foglio” dell’11/7 rilanciato da www.francoabruzzo.it, Giovanni Negri, presidente dell’Associazine lombarda dei Giornalisti, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione:


“Esprimiamo forte stupore e dissenso sulla decisione assunta dalla Federazione Internazionale dei giornalisti di espellere la branca israeliana affiliata all'Ifj. La decisione sembra sia di natura amministrativa, legata al fatto che il sindacato israeliano si rifiutava di pagare le quote associative. Anche se questa fosse davvero la motivazione ufficiale non è comunque sufficiente per giustificare un atto contro il pluralismo e la libertà di opinione sempre difesi da tutti i giornalisti italiani.


La situazione politica in Medio Oriente è delicatissima: occorrerebbero equilibrio, forte diplomazia, determinazione per porre fine a conflitti devastanti che durano da troppo tempo. E su questo terreno il ruolo della stampa è determinante.


La nostra posizione è euroatlantica, con Israele e per la libertà del popolo palestinese: due popoli, due Stati.


Per il momento sembra aver vinto l'ala radicale dell'Ifj che ha ottenuto l’unanimità nel prendere la decisione di espulsione, quindi anche con il voto del rappresentante italiano.


Siamo a conoscenza del disagio e del dissenso dei giornalisti israeliani sulla “linea politica” dell’Ifj e che il non pagare le quote possa essere stato l’escamotage per uscire da un’organizzazione della quale non condividono le idee. Ebbene il “governo” della Federazione Nazionale della Stampa si è sempre saputo distinguere per interventi tesi  ad allentare ad ogni costo le tensioni, le incomprensioni. E’ questo il ruolo che abbiamo sempre svolto. E assume alto profilo simbolico il fatto che mentre si espellevano (o si autoespellevano) i colleghi israeliani dall’Ifj, il segretario nazionale della Fnsi Franco Siddi, che rappresenta tutti i giornalisti italiani, si trovava a Dachau, dove ha reso omaggio alle vittime dell’olocausto e ha in programma a breve una giornata di lavoro e di studio con i colleghi degli organi di stampa delle comunità ebraiche. Noi non confondiamo il ruolo dei giornalisti con i poteri degli Stati perché siamo per una vera libertà di stampa.


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Boicottare i boicottatori. nel nome di Daniel Pearl


di Pierluigi Battista per il Corriere della Sera (13/7/2009)


La Federazione internazionale dei giornalisti ha cacciato Israele dall’organizzazione: all’unanimità (dunque con l’assenso e la complicità del rappresentante italiano). La suddetta, dannosa organizzazione non dice nulla sui Paesi che non conosco no la libertà di stampa e invece discrimina l’unica democra zia del Medio Oriente. La suddetta, dannosa organizzazione ha preso a pretesto una banale questione di quote (lo rac conta bene Giulio Meotti sul Foglio) per dare sfogo a una forma di antisemitismo che dovrebbe far inorridire i giorna listi italiani.


Tre estati fa, durante la guerra del Libano, il leader della suddetta e dannosa organizzazione tuonò contro Israele per aver bombardato la tv di Hezbollah al Manar. Ma non ha mai protestato (e non risulta che lo abbia fatto il rappresen tante italiano) quando sull’emittente di Hezbollah si tra smettono serial come La diaspora in cui un Rothschild dice ai suoi figli: «Dio ha onorato gli ebrei con una missione: dominare il mondo».


Scrive Meotti, inoltre, che nei programmi di quella tv ce n’è uno in cui «due ebrei sgozzano un bambino arabo per raccoglierne il sangue da utilizzare per la preparazione del pane azzimo» e un altro in cui «una prostituta malata in un bordello gestito da una tenuta ria ebrea confida il suo deside rio di 'contagiare i non ebrei'».


La Federazione internazionale dei giornalisti (con l’assenso e la complicità del rappresentante italiano) caccia Israele ma non dice una parola sul fatto che nei media in cui si dà vo ce all’islamismo più radicale lo Stato di Israele venga abitual­mente definito «ratto marcio». E dove sono sistematicamente santificati i bambini che si fanno esplodere per stermina re gli infedeli e guadagnarsi il Paradiso dei martiri della jihad.


La Federazione internazionale dei giornalisti (con l’assen so e la complicità del rappresentante italiano) arriva buona ultima in una sequenza di boicottaggi «antisionisti» che ha conosciuto i fulgidi esempi dei medici britannici desiderosi di espellere i colleghi israeliani dalla World Medical Association e degli accademici americani smaniosi di stracciare tut ti i contratti siglati insieme a Israele.


La suddetta, dannosa organizzazione è dominata da un pensiero unico e ossessivo: discriminare Israele e non far mancare l’appoggio a chi, assieme alla distruzione di Israe le, non nasconde il proprio compiacimento per la soppressione fisica degli ebrei. Non si sa se alla suddetta, dannosa organizzazione fosse affiliato il giornalista Daniel Pearl, de capitato dagli jihadisti perché ebreo. Sarebbe bello, però, se i giornalisti di tutto il mondo libero, nel nome e nel ricordo di Pearl, boicottassero i boicottatori e lasciassero al suo (ignobile) destino la Federazione internazionale dei giornalisti.


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ART.21: FEDERAZIONE INTERNAZIONALE CHIARISCA SU ESPULSIONE ISRAELE


Roma, 13 luglio 2009. «Siamo certi che la Federazione internazionale dei giornalisti non vorrà lasciare senza risposta le questioni sollevate oggi sul Corriere della Sera da Pierluigi Battista e relative alla espulsione del Sindacato israeliano dalla Federazione Internazionale». Lo afferma il portavoce di Articolo21, Giuseppe Giulietti. «Si tratta di questioni troppo delicate per essere liquidate in modo burocratico. Perchè è stata assunta questa decisione? Per il mancato pagamento delle quote? Ha riguardo solo Israele ? In ogni caso non c'è il rischio di isolare ulteriormente quei colleghi? Non potrebbe la Fnsi -conclude Giulietti- chiedere una revisione della decisione dal momento che conosciamo la sensibilità politica e personale dei rappresentanti italiani lontani mille miglia da ogni forma di antisemitismo. Siamo sicuri che il chiarimento e la richiesta di una pubblica discussione partirà proprio da loro». (Adnkronos)


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La risposta dell’IFJ – lunedì 13 luglio 2009


IFJ: “ASSURDO PARLARE DI BOICOTTAGGIO DEL SINDACATO ISRAELIANO. NFIJ ESPULSA PER IL MANCATO PAGAMENTO DELE QUOTE ASSOCIATIVE”.


“La Ifj (Federazione Internazionale dei Giornalisti) critica i resoconti di alcuni media italiani (Foglio di sabato, Corriere della Sera di oggi) sull’espulsione della Nfij (Federazione Nazionale dei Giornalisti di Israele) dalla IFJ per il mancato pagamento delle quote associative per quattro anni. La Ifj afferma che l’espulsione era diventata inevitabile dopo che il sindacato israeliano aveva rifiutato l’offerta di annullare tre anni di debiti e pagare le normali quote per il 2009. “Parlare di boicottaggio di Israele o di antisemitismo o di motivi politici dietro questa azione è assurdo”, ha dichiarato Aidan White, Segretario Generale della Federazione Internazionale: “il vertice della Ifj sostiene con forza la lotta dei giornalisti della regione, incluso Israele, per mantenere la loro indipendenza di fronte alla pressioni politiche”. La Ifj ha discusso per anni i problemi con la Federazione Nazionale dei Giornalisti di Israele, che ha protestato per la condanna della Ifj delle azioni del governo israeliano contro i media, inclusi gli attacchi militari ai media in Libano, a Gaza e nella Striscia. “Le nostre polemiche politiche sono con coloro che minacciano la libertà di stampa – tanto nel mondo arabo quanto in Israele”, aggiunge Aidan White. “Coloro che confondono la nostra campagna contro i governi che mettono nel mirino i giornalisti e i media con obiettivi ideologici distorcono deliberatamente la realtà del ruolo della Ifj nella regione. “Ciò è privo di senso. La Ifj ha inviato missioni in Israele, ha visitato i nostri colleghi sul campo, e li ha invitati a prendere parte ai nostri incontri”, afferma White: “La Ifj non ha nulla da nascondere ed ha espresso il suo sincero desiderio di porre riparo alla spaccatura con la Nfij, ma siamo un’organizzazione democratica e ci attendiamo che tutti i nostri affiliati rispettino il nostro statuto e paghino le loro quote”. La Ifj ha messo a disposizione la lettera che ha mandato alla Nuij annunciando la decisione unanime del Comitato Esecutivo Ifj a giugno, ed anche una lettera fatta circolare fra i sindacati membri per spiegare la decisione. Entrambe posso essere lette sul sito www.ifj.org”. (fonte: www.fnsi.it)


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Espulsione del Sindacato israeliano dalla Ifj. Siddi ritiene fondamentale il superamento delle incomprensioni in seno alla Federazione internazionale. “Siamo addolorati”


Roma, 13 luglio 2009.  “Siamo addolorati per la misura polemica assunta dalla presa d’atto della mancata adesione della Federazione nazionale dei giornalisti israeliani (Nfij) da parte della Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ). 


La Fnsi, che fa parte da tempo della Federazione internazionale, è impegnata a creare le condizioni per la revoca di questo provvedimento, per il superamento delle incomprensioni e per affermare le ragioni del dialogo e della piena partecipazione della rappresentanza israeliana. In questo senso ha comunicato alla Ifj la disponibilità a svolgere la propria opera di relazione e rilancio della partecipazione insieme con i Sindacati dei giornalisti statunitensi e olandesi. Faremo davvero il possibile perché vengano meno le incomprensioni. Tra di noi non ci sono ragioni antiisraeliane e nessun sentimento di questo tipo può essere imputato a dirigenti passati e presenti della Fnsi. Ci sono già abbastanza ragioni di ostilità traisraeliani e parti importanti del resto del mondo, cui non pensiamo affatto di dover concorrere. Come ha sottolineato anche il Papa, nella sua recente visita in Israele, va alleggerita la tensione e a ciò, professionalmente e sindacalmente, ci sentiamo impegnati nell’adesione all’autonomia della nostra condizione di operatori che vogliono poter agire in una situazione di informazione libera e pluralista ovunque, che non deve per forza costruirsi nemici . Legittimamente, i dirigenti del Sindacato dei giornalisti israeliani Nfij hanno ritenuto di contestare prese di posizione della Ifj, trasformando questi atti nel ritiro dell’adesione. Legittimamente la Ifj, dopo tre anni di mancata sottoscrizione delle iscrizioni, applicando le sue disposizioni statutarie, ha preso atto di un’auto cancellazione di fatto. La Federazione internazionale dei giornalisti, presente in 123 Paesi nel mondo attraverso Associazioni nazionali di categoria rappresentative di più di seicentomila giornalisti, è chiamata a tenere insieme, anche organizzativamente, molte voci diverse. Linee guida: la libertà, la democrazia e il pluralismo dell’informazione all’insegna del motto “Non c’è stampa libera se i giornalisti vivono in condizioni di corruzione, di povertà, di paura”. Le campagne per la libertà e il pluralismo dell’informazione prescindono dai Governi di qualsiasi Paese, sono contro i regimi e come dimostra in questi giorni l’iniziativa internazionale per libertà di stampa in Iran, cui la Fnsi ha attivamente partecipato anche con manifestazioni tutt’altro che simboliche tenute nella sua sede di Roma. Ecco perché la Fnsi continua a stare nella Federazione internazionale dei giornalisti con una sua linea di sostegno all’impegno dei giornalisti liberi,all’affermazione di legislazioni nazionali rispettose della libera stampa (condizione sempre riconosciuta in Israele), alla lotta contro le sopraffazioni e contro le violenze nei confronti del giornalismo. La democrazia di Israele, la libertà del popolo palestinese e i suoi diritti nazionali sono beni grandi e delicati, per i quali ci sono ancora troppe sofferenze e non vogliamo alimentarne altre per nessuna ragione. Il nostro lavoro sui terreni della comprensione, del dialogo, dell’amicizia è e resta permanente”. (www.fnsi.it, Ansa e Adnkronos)  



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Il Foglio (11 luglio 2009).
L’internazionale dei
giornalisti caccia Israele.
Voto unanime, con italiani
.


E’ l’ultimo episodio di boicottaggio antiebraico  che tocca anche medici e insegnanti. Il precedente della Croce Rossa. Commento di Franco Abruzzo: "Una vergogna! La Fnsi spieghi". Andrea Morigi al Presidente della Fnsi Roberto Natale: “Chiedo  una risposta la più circostanziata ed esauriente possibile”.


 


La Federazione internazionale dei giornalisti, il più grande e antico sindacato della stampa con sede a Bruxelles, ha espulso la branca israeliana affiliata all’organizzazione. Fra i membri del sindacato c’è anche Paolo Serventi Longhi,  (ex) segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana. L’espulsione è il culmine di una campagna di discriminazione a cui la Federazione si è votata da anni contro lo stato d’Israele. Due anni fa il National Union of Journalists, il sindacato della stampa britannica nonché l’ala più consistente della Federazione internazionale di cui esprime anche il presidente, Jim Boumelha, votò per boicottare Israele e tutti i prodotti dello stato ebraico. Sempre tre anni fa, durante la guerra fra Hezbollah e lo stato ebraico a seguito del rapimento di due soldati israeliani (poi uccisi dai terroristi islamici), il segretario generale della Federazione internazionale, Aiden White, condannò il bombardamento israeliano della tv di Hezbollah al Manar, finanziata da iraniani e siriani, in quanto “chiara dimostrazione di come Israele utilizzi la politica della violenza per mettere a tacere i media dissidenti”.


Manar non è un organo di stampa dissidente, diffonde propaganda antisemita e islamista e nei suoi programmi accusa gli ebrei, tra l’altro, di omicidi rituali con il sangue dei bambini arabi, del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki e di aver tramato con i nazisti organizzando essi stessi la propria persecuzione per accelerare la nascita di Israele. E’ la stessa Manar, durante la guerra a Gaza, a trasmettere il discorso di Himam Sa’id, guida suprema della Fratellanza islamica in Giordania: “Voi, gente di Hebron, voi state combattendo una guerra contro gli ebrei, e lo sapete fare bene. Abbiamo visto come, in un giorno del 1929, avete trucidato gli ebrei di Hebron. Oggi, trucidateli sulla terra di Hebron, uccideteli in Palestina”. Il veterano della stampa israeliana Chaim Shibi, già corrispondente da Washington per il principale quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth, ha così commentato l’espulsione dalla Federazione: “Siamo orgogliosi del giornalismo in Israele, non dipendiamo dal governo. Siamo i più liberi fra i media e gli stessi che la Federazione decide di espellere?”. La Federazione venne fondata nel 1926 e oggi rappresenta oltre 600mila professionisti dell’informazione in tutto il mondo. Il voto di espulsione d’Israele, scrive il New York Jewish Forward, è stato “unanime”. Ha quindi votato contro Israele anche la rappresentanza italiana. La direzione della Federazione aveva già spiegato a Shibi che la presenza israeliana era “irrilevante” perché il sindacato era ben rappresentato dai giornalisti arabi che hanno sede a Gaza e in Cisgiordania. Lo scorso gennaio, al termine dell’offensiva israeliana contro le infrastrutture terroristiche palestinesi, Paolo Serventi Longhi, Aiden White e Jim Boumelha avevano guidato persino una delegazione del sindacato a Gaza. A compulsare il sito internet della Federazione si scopre che Israele non compare neppure fra i paesi membri. Ci sono Iran, Iraq, Algeria, Giordania, Kuwait, Libia, Yemen, Marocco, Oman, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e “Palestina”, ma non lo stato ebraico. Il segretario White dice che l’espulsione è stata decisa dopo che Israele si è rifiutato di pagare la quota di iscrizione. Un pretesto, fin troppo ridicolo, come spiega Shibi: “Dovremmo pagare per le campagne contro Israele?”. Nessuno stato o comunità scientifica ha mai subito un simile fuoco cultural-ideologico come Israele. L’espulsione si inserisce in un forsennato progetto di boicottaggio di Israele che dura da sette anni. Hanno boicottato Israele sia la più grande organizzazione inglese di insegnanti sia quella di dipendenti pubblici; i medici britannici vogliono espellere gli israeliani dalla World Medical Association, ci sono poi gli architetti e la chiesa anglicana, mentre professori di Harvard e del Massachusetts institute of technology hanno firmato appelli per disinvestire dalle compagnie israeliane. I paesi europei hanno perseguito i discorsi che inneggiano all’odio giudicandoli alla stregua di crimini di guerra durante il Processo di Norimberga e nei processi della Corte internazionale in Tanzania nel 2003, quando tre giornalisti ruandesi vennero condannati per aver gestito una radio e pubblicato un giornale che inneggiavano allo sterminio sistematico della minoranza tutsi. Eppure, quando una corte francese decise di impedire ad al Manar di usare il satellite per la sua programmazione antisemita, la Federazione internazionale dei giornalisti condannò la sentenza come “censura politica del peggior tipo”. Un’emittente, al Manar, i cui picchi di share si basano su serial tv come “La Diaspora”. Si vede un Rothschild che sul letto di morte dice ai figli: “Dio ha onorato gli ebrei con una missione: dominare il mondo”. Ci sono anche due ebrei che sgozzano un bambino arabo per raccoglierne il sangue da utilizzare per la preparazione del pane azzimo. Infine, una prostituta malata in un bordello gestito da una tenutaria ebrea confida il suo desiderio di “contagiare i non ebrei”. La stessa Federazione protestò quando l’esercito israeliano colpì gli studi dalla tv di Hamas, al Aqsa. Ma non ha mai denunciato la terrificante propaganda antigiudaica propugnata dall’emittente, che inneggia allo sterminio degli ebrei e incita i kamikaze, che chiama “ratto marcio” Israele, che mostra bambini cinturati di esplosivo da terroristi suicidi e imam che promuovono il jihad persino in Italia. L’espulsione di Israele dal sindacato dei giornalisti è paragonabile alla decisione di Cornelio Sommaruga, il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa che rifiutò l’ingresso nell’organizzazione della Magen David Adom, equivalente israeliano della Red Cross, con la seguente motivazione: “Se accettassi il simbolo della Stella di David, perché non dovrei fare altrettanto con la Svastica?”


Giulio Meotti per “Il Foglio”


IL COMMENTO. FRANCO ABRUZZO: “L’internazionale dei giornalisti, con voto unanime,  ha espulso Israele. Una vergogna che disonora i giornalisti. Che ne dice la Fnsi? Quali istruzioni ha dato al compagno-conte Paolo Serventi Longhi e come si è comportato? “Il Foglio” dice che lo stesso ha votato  contro Israele, unico Paese  democratico del Medio Oriente. La Fnsi non può far finta di nulla! Questo avviene, mentre l’Iran minaccia la distruzione di Israele, impegnata contro il terrorismo musulmano e, quindi, in difesa di noi occidentali. Bisogna impedire un secondo Olocausto. Israele lotta per la sua libertà e per la sua vita. Non possiamo e non dobbiamo abbandonare un Popolo  che ogni giorno paga, con il sangue dei suoi figli,  l'ostilità del mondo arabo forte di un miliardo di persone (contro 7 milioni). La Fnsi è quel sindacato che, nell'ottobre 1978, era indeciso se aderire all'organizzazione dei giornalisti liberi d'Occidente o se aderire alla analoga organizzazione con sede a Praga occupata e violentata dalle truppe sovietiche. Un precedente da non dimenticare. Stiamo parlando del Congresso della Stampa di Pescara, dove alta e forte si alzò la voce di  Walter Tobagi in difesa delle nostre libertà e dell'Occidente democratico. Ero presente a quel congresso a fianco di  Walter Tobagi. Passò la linea di Tobagi, una vittoria sofferta e moralmente altissima".


Andrea Morigi al Presidente della Fnsi Roberto Natale: “Chiedo  una risposta la più  circostanziata ed esauriente possibile”


Caro presidente, apprendo dalla stampa che "la Federazione internazionale dei giornalisti, il più grande e antico sindacato della stampa con sede a Bruxelles, ha espulso la branca israeliana affiliata


all’organizzazione". A tale risultato pare abbia contribuito, con il suo voto favorevole, il rappresentante della Fnsi. Te ne chiedo conferma. Se ciò fosse vero, ti esprimo innanzitutto il mio sconcerto per il mancato coinvolgimento degli organi statutari della Fnsi in merito a una decisione di tale gravità. Successivamente, sempre che a quella decisione abbia davvero partecipato la Fnsi, ritengo urgentissimo sapere se:


a) si tratti di una deriva antisemita; nel qual caso sarei costretto a dimettermi immediatamente dal Consiglio Nazionale della Fnsi


b) si tratti di un'adesione alle posizioni politiche di Hamas, movimento inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti; nel qual caso sarei costretto a dimettermi immediatamente dal Consiglio Nazionale della Fnsi


c) si tratti di una posizione personale del rappresentante della Fnsi presso l'Ifj; nel qual caso chiedo che sia fatta chiarezza prendendo le distanze da un atto che non rappresenta certo tutto il sindacato


dei giornalisti italiani


Ti sarò grato di una risposta la più circostanziata ed esauriente possibile. Cordialmente


Andrea Morigi



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Paolo Mastromo: “Il  voto dell’IFJ contro Israele disonora la categoria”


Caro Franco, sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che il voto dell’Internazionale dei giornalisti che ha espulso Israele disonora la categoria (oltre che gettare sommo disonore sulle persone che hanno condiviso questo voto, nessuno escluso). Condivido ogni riga dell’articolo di Giulio Meotti e aggiungo soltanto che questo voto conferma un tuttora persistente forte antisemitismo. E conferma un altro degli errori storici della cosiddetta sinistra e dei cosiddetti progressisti: l’idea che un isolamento internazionale di Israele potesse giovare alla causa della pace. In realtà è storicamente provato che l’isolamento internazionale di Israele conferma il più estremo radicalismo arabo, a partire dal non-riconoscimento dello Stato di Israele e del diritto alla vita dei suoi milioni di abitanti che da generazioni sono nati e vivono in quella terra. A parte la vergogna di appartenere a una “categoria” tanto schierata e superficiale, resta il disappunto di vedere come degli operatori dell’informazione (da cui ci si aspetterebbe la neutralità per antonomasia – ricordo lo slogan del Panorama di Lamberto Sechi, “i fatti separati dalle opinioni”, ma quelli erano altri tempi, altri giornali e altri giornalisti…) scimmiottino la politica più deleteria alla quale – al massimo – dovrebbero e potrebbero provare a portare un contributo positivo di intelligente ragionevolezza e mediazione. Il dibattito se il paese abbia i governanti che si merita o se addirittura li abbia migliori di quello che obiettivamente si merita resta aperto. Un abbraccio


Paolo Mastromo - Milano, 13 luglio 2009





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ISRAELE MINIMIZZA ESCLUSIONE DA IFJ


Gerusalemme, 13 luglio 2009. Fonti dell'associazione dei giornalisti israeliani a Tel Aviv hanno minimizzato oggi l'importanza della decisione presa dalla Federazione internazionale dei giornalisti a Bruxelles (Ifj) di escludere i membri dell'Associazione della stampa israeliana. Tali fonti hanno detto all'ANSA che la decisione dell'Ifj è stata presa per il rifiuto dell'associazione israeliana di pagare la quota di adesione a suo carico per l'alto costo. «Da una parte ci considerano come se fossimo un paese povero del terzo mondo ma dall'altra vogliono farci pagare come se fossimo tra i ricchi del pianeta», hanno commentato le fonti, secondo le quali l«Ifj, o alcuni dei suoi membri, hanno poi cercato di strumentalizzare politicamente l'esclusione di Israele. (ANSA).


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PAOLO SERVENTI LONGHI (Ifj) risponde alle critiche per l'espulsione di Israele  dalla Federazione  Internazionale dei Giornalisti: "Un provvedimento doveroso adottato con molto rincrescimento".


Roma, 14 luglio 2009. L'ex Segretario generale della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, attuale componente del Comitato esecutivo della Federazione Internazionale dei Giornalisti, ha inviato una replica ai direttori del Foglio, Giuliano Ferrara, e del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, per precisare la posizione sua e dell'Ifj in merito al provvedimento di espulsione dei giornalisti israeliani.  "I colleghi Pierluigi Battista e Giulio Menti - scrive Paolo Serventi Longhi - hanno gratificato la Federazione Internazionale dei Giornalisti (www.ifj.org) ed il sottoscritto di un velenoso e ingiustificato attacco al quale hanno risposto la stessa Ifj e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, della quale come è noto sono stato in passato, per quasi dodici anni, segretario generale. Sul "Corriere della Sera", Battista, che cita un articolo de “Il Foglio”, sostiene che la Ifj ha espulso il Sindacato israeliano prendendo a pretesto “una banale questione di quote” per “dare sfogo ad una forma di antisemitismo che dovrebbe far inorridire i giornalisti italiani”. Sono membro da oltre sei anni del Comitato Esecutivo della Ifj e ne conosco regole e statuti. Nella riunione che si è svolta ad Oslo dal 5 al 7 giugno scorsi, il segretario generale Aidan White ha posto la questione del mancato versamento da oltre tre anni delle quote da parte della National Israeli Federation of Journalists. Come avviene in tutte le organizzazioni federative (sindacali e non) il mancato versamente dei contributi rappresenta un sostanziale ritiro dell’adesione e, d’altra parte, la Federazione israeliana aveva rifiutato qualunque soluzione proposta più volte, anche in ripetuti viaggi a tel Aviv, dal segretario generale White e dal presidente Jim Boumelha, Con molto rincrescimento si è dovuto quindi prendere atto del ritiro dell’adesione e, con voto unanime, è stata decisa l’espulsione, come è stato fatto negli ultimi anni in moltissimi casi analoghi di sindacati morosi dei quattro continenti. Non vi è quindi alcuna motivazione politica né tanto meno una persecuzione “antisemita” come dice Battista.La Ifj si batte per promuovere una informazione libera e pluralista in tutto il mondo e contro la repressione ovunque si manifesti. Non c’è nessuna discriminazione da parte della Ifj, dunque, anche perché in caso contrario il sottoscritto e, credo di poter dire, la stessa Fnsi non avrebbero ragioni per farne parte".


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Antonio Duva: le precisazioni di Serventi Longhi,  a mio parere, non risultano significativamente convincenti e non attenuano la gravità dell'accaduto


Caro Franco, mi fa piacere informarti che ieri, in occasione di un Convegno promosso a Firenze dalla Fondazione Nuova Antologiia nella ricorrenza del 15 anno dalla scomparsa di Giovanni Spadolini, ho avuto modo di richiamarmi - insieme al Sen. Luigi Compagna - alla vicenda dell'espulsione dei colleghi israeliani dalla Federazione Internazionale, da te molto opportunamente stigmatizzata. Vedo oggi, sul "Corriere" le precisazioni di Serventi Longhi che - a mio parere - non risultano significativamente convincenti e non attenuano la gravità dell'accaduto.


Buona estate e un caro abbraccio


Antonio Duva


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Aidan White, notoriamente filoarabo, da 20 anni è il dominus della IFJ e della EFJ:  sulle sue funzioni, durata dell’incarico, competenze e quant’altro, lo  Statuto della IFJ nulla dice….


Caro Franco, ma come riconoscere ancora credibilità ad un’organizzazione - la IFJ- che è nei fatti nella mani della stessa persona da oltre vent’anni (mi riferisco  ad Aidan White), ovvero un Segretario generale che NON viene eletto né nominato da chicchessia e sulle cui funzioni, durata dell’incarico, competenze e quant’altro lo stesso statuto della IFJ nulla dice…!!! Stessa musica per la EFJ, la federazione europea, branca continentale della IFJ, per la quale la FNSI   tentò, all’epoca della fondazione della stessa EFJ , un” piccola “riforma statutaria a chiarimento del ruolo e  delle prerogative di White, che della EFJ si è autonominato  Segretario generale (!!!) tentando di dotare la EFJ di un vero Segretario europeo eletto dai sindacati di volt in volta in Congresso… Fummo sbaragliati !!! Poi gli Olandesi posero la questione della commistione fra le finanze IFJ e quelle EFJ, di cui White aveva totale disponibilità e si giunse alla scelta di un controller esterno; cosa poi credo finita e tutto è tornato come prima. Aidan White è il dominus della IFJ e della EFJ. Controlla le tessere, soprattutto dei Paesi “poverelli”, e senza di lui nessuno canta la messa…, nel senso che non ci entri negli organismi senza il suo appoggio… Attorno a lui ruotano presidenti, vice presidenti e personaggi vari, sostanzialmente sempre gli stessi da vent’anni, che danzano la musica che lui sceglie. Non c’è un’area radicale e una liberale…la ALG sbaglia: sono tutti con White E nello specifico ora anche con l’attuale presidente Jim Boumelha (http://www.articolo21.info/4971/notizia/jim-boumelha-nuovo-presidente-dellassociazione.html - http://www.rassegna.it/articoli/2009/01/23/41832/delegazione-ifj-a-gaza-per-la-fnsi-paolo-serventi-longhi) che è sicuramente ostile ad Israele, ma in generale la politica della IFJ è sempre stata filo araba, perché questa è la posizione di A. White. Ciò detto di tutto possiamo parlare tranne che di un’organizzazione democratica, efficiente e credibile, bensi si tratta oramai di una copia occidentale, sul piano dei rapporti interni, nello stile burocratico di lavoro, e nella visione del mondo di quella che fu la vecchia organizzazione filosovietica, che aveva sede a Praga.. Che tristezza !!! Ovviamente ti prego di considerarmi una fonte “da proteggere”…Un abbraccio


(Lettera firmata)




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PUNTOEACAPO: LA FIJ ANNULLI L’ESPULSIONE DEI GIORNALISTI ISRAELIANI. IL RAPPRESENTANTE FNSI DEVE ESSER SOSTITUITO 


Roma, 14 luglio 2009. E’ grave e inaccettabile la scelta della Federazione internazionale dei giornalisti di espellere la rappresentanza dei giornalisti israeliani e ancor più grave che il rappresentante della FNSI, l’ex segretario Paolo Serventi Longhi, abbia avallato con il suo voto questa scelta.  Innanzitutto, per un sindacato che dichiara di battersi per la libertà di stampa, per la democrazia e per il pluralismo dell’informazione, nascondersi dietro giustificazioni burocratiche-contabili è ridicolo e penoso. E il voto espresso dal rappresentante della FNSI, non può certo aiutare la ricomposizione della frattura, come auspicato dal segretario Franco Siddi. E’ evidente e lampante che nel sindacato internazionale la democrazia e la libertà dell’informazione sono evidentemente considerate battaglie non universali e valide a tutte le latitudini, ma da invocare solo a corrente alterna! Questa vicenda, che getta una grave ombra sulla Federazione internazionale e sulla FNSI, dimostra quanto sia grave la crisi degli organismi di rappresentanza e come essi siamo espressione di posizioni ideologiche stereotipate e irrispettose del concetto stesso di democrazia. Ed è questa una delle ragioni principali per cui sempre più colleghi si allontanano dal sindacato, o non iscrivendosi o ritirando la loro adesione.


 


Precisazione di  Franco Siddi: “La Fnsi ha assunto le iniziative di chiarimento”


Pubblichiamo una precisazione del Segretario generale della Fnsi, Franco Siddi: "Cari colleghi, vi prego, prima di andare oltre, di considerare che la Fnsi non revoca nessuno. Non ne ha alcuna ragione e non è, né sarebbe sua competenza. Non rientra nei suoi poteri. Paolo Serventi Longhi è componente del comitato esecutivo Ifj senza vincolo di mandato, in quanto eletto da un congresso internazionale composto da più di 300 delegati. La vostra nota è, comunque, portata alla cognizione della Segreteria. Note di chiarimento sono state fatte da Paolo Serventi Longhi e dalla Segreteria generale della Ifj. Siamo nell’ambito dei rapporti istituzionali statutariamente fissati a livello nazionale e internazionale. La Fnsi ha assunto le iniziative di chiarimento che attendono adesso risposta dai colleghi del Sindacato israeliano, i quali hanno peraltro fatto sapere di voler “tenere bassa” la questione, poiché effettivamente dal 2005 non pagano le quote e hanno rifiutato l’offerta di cancellazione del debito pregresso e di pagamento regolare delle quote associative del 2009. Di politico nella vicenda - loro almeno - hanno posto sin qui la questione della misura delle quote sociali (che vorrebbero allineata a quelle dei Paesi poveri). Poi dicono ”Qualcuno della Ifj ha cercato di strumentalizzare tutto questo”. Se non vogliamo alimentare tensioni ulteriori, questo è il momento delle riflessioni e delle “diplomazie”. Cordiali saluti. Franco Siddi


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GIORNALISTI ISRAELIANI OSPITI A ROMADELL'ORDINE NAZIONALE


Roma, 15 luglio 2009. Dopo che la Federazione internazionale dei giornalisti ha espulso l'Associazione sindacale degli israeliani per morosità, il presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti Lorenzo Del Boca ha invitato a Roma una delegazione di colleghi israeliani attraverso il contatto procurato da Rachel Feinmesser, portavoce dell'Ambasciata dello Stato di Israele in Italia. «Per venire a Roma -afferma Lorenzo Del Boca- a parlare dei problemi del giornalismo non sarà necessario iscriversi a niente né pagare alcuna quota. Se i colleghi hanno difficoltà a iscriversi all'Associazione internazionale significa che incontrano delle difficoltà. Di questo bisognerebbe discutere per aiutarli nel difficile lavoro di rappresentanza della categoria e non cacciarli come se fossero responsabili di chissà quali colpe». «Del resto -prosegue Del Boca- a ogni congresso della Federazione nazionale della stampa c'è sempre stata qualche associazione che si presentava con un debito pregresso che non aveva onorato. Qualche scalmanato proponeva di escludere quei delegati dai lavori ma era una proposta che naturalmente cadeva nel vuoto. I giornalisti israeliani - ha concluso il presidente del Cnog - meriterebbero più attenzione e più rispetto, ma soprattutto più impegno da parte degli organismi internazionali. Mi auguro che l'Ordine dei giornalisti possa dare un contributo in questo senso». (Adnkronos)


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Corriere della Sera del 20 luglio 2009


Particelle elementari


Il caso dei giornalisti israeliani espulsi dalla Federazione


La quota non pagata della decenza


 


di Pierluigi Battista


Purtroppo la Federazione internazionale dei giornalisti (compreso il rappresentante italiano Paolo Serventi Longhi) non è in grado di organizzare clamorose manifestazioni per la liberazione di Masha Amrabadi, giornalista iraniana, attivista per i diritti delle donne, incinta, segregata in carcere da due settimane in Iran. Non è in grado di farlo perché è troppo impegnata a espellere dall' organizzazione i giornalisti israeliani. Purtroppo non solleverà un caso internazionale per i corpi dei coraggiosi blogger che riempiono l' obitorio di Teheran, con i parenti costretti al silenzio sotto ricatto: i suoi rappresentanti (italiano compreso) sono infatti chini a tempo pieno sui libri contabili per quantificare il mancato introito delle quote non pagate dai giornalisti che scrivono sulla libera e democratica stampa israeliana. Se non è per scagliarsi contro Israele, la riverita Federazione mantiene un sobrio riserbo. Mica caccia la tv di Hezbollah perché reclama la morte di tutti gli ebrei (non degli israeliani, degli ebrei tout court). Caccia i giornalisti israeliani con la risibile scusa della loro morosità. L' Ordine dei giornalisti, in un soprassalto di orgoglio e di fierezza, si è dissociato da questo palese atto discriminatorio, invitando in Italia i giornalisti israeliani a discutere liberamente: come si fa nelle democrazie, non nei Paesi che cancellano la libertà di stampa a fanno gruppo (insieme al rappresentante italiano) per cacciare l' odiata, vituperatissima Israele dalla Federazione internazionale. Su Facebook l' appello «Non in mio nome» sottoscritto non solo da giornalisti, ma da lettori sconcertati dalla prepotenza della federazione internazionale dei giornalisti, ha superato la soglia ragguardevole dei 1000 aderenti. La Federazione nazionale della stampa invece no: eccepisce ma traccheggia, invoca riconciliazioni ma non si dissocia. Peccato, davvero peccato. Anche perché persino la scusa ufficiale dell' espulsione, quella del mancato pagamento delle «quote», è piena di lacune e di omissioni. Non dice che i media israeliani avevano protestato perché erano stati tenuti fuori, e senza nessuna plausibile giustificazione, da una missione investigativa sugli eventi di Gaza. Non dice che in ben due occasioni, a Vienna e a Bruxelles, i giornalisti israeliani sono stati incomprensibilmente esclusi dagli incontri sul Medio Oriente. Non dice che per i professionisti dell' esclusione antidemocratica è del tutto ovvio che gli israeliani non abbiano diritto di parola sulle questioni che riguardano il loro Paese. Devono tacere. Pagare le quote, e zitti. Altrimenti: fuori con ignominia e con l' applauso delle dittature in cui i giornalisti finiscono in galera. O all' obitorio. Ma la quota della decenza la pagano mai, quelli della Federazione?



 





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