Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

CONTRATTO.
Referendum. Appena 3.329
votanti in tutt’Italia
(su 34.115 aventi diritto):
vince il “fronte del sì”
con il 59,7% dei voti.
La prevalenza dei sì è netta
tra i contrattualizzati,
i pensionati e gli autonomi.
Clamoroso flop dell’appello
del “fronte del no” (che ha
lanciato via internet più
comunicati dei voti incassati).
Le ragioni dell’insuccesso:
interessi contrastanti
tra giovani e “anziani”.
Gli attacchi irragionevoli
non hanno fatto presa.

I giovani giornalisti hanno mollato gli anziani, perché hanno capito di avere destini diversi: chi va in pensione lascia il posto libero. Che potrebbe essere occupato in tempi brevi da chi oggi è in attesa di entrare nelle redazioni.
Bisogna intendersi anche sulla portata del referendum: se avesse efficacia revocatoria dell’accordo firmato con la controparte, la Fnsi si condannerebbe in futuro all’inerzia. Nessuna controparte tratterebbe con la piazza. E’ giusto, invece, che il risultato del referendum abbia una valenza politica nel senso che, in caso di una vittoria schiacciante dei “no”, la dirigenza federale ne avrebbe dovuto trarre le conseguenze (con le dimissioni e l’indizione del congresso), rimanendo, comunque, in vigore l’accordo sottoscritto con la Fieg e ratificato a livello governativo. Il risultato, invece, ha premiato il vertice della Fnsi. Adesso pensiamo a far rispettare le clausole contrattuali. Questa è la scommessa.

NOTA di FRANCO ABRUZZO

Milano, 4 giugno 2009.  Un risultato chiaro, inequivocabile, tranquillo: il “fronte del sì” ha vinto nettamente. Il referendum sul contratto 2009-2013 ha sancito la piena legittimazione della dirigenza della Fnsi. Il “fronte del no” farebbe bene a meditare sulla sconfitta: la demagogia non paga. La sconfitta è stata cocente e anche umiliante: i sì hanno prevalso in tutti e tre i collegi (contrattualizzati, pensionati e autonomi). Desta sensazione la vittoria dei sì tra i giornalisti autonomi (con il 68,6% dei voti). Il risultato globale è questo: votanti 3.329 (su 34.115), voti validi 3.274 (9.8%). Il 59,7 per cento dei voti (1.955) ha premiato il fronte del sì. Il no ha raccolto 1.319 voti  (40.3%).  42 le schede bianche e 13 le schede nulle. Ed ecco i voti nel dettaglio:


COLLEGIO DEI GIORNALISTI ATTIVI O CONTRATTUALIZZATI (in tutto 2.764 pari al 15,94% dei 17.337 aventi diritto): 1.540 sì (56.6%) e  1.181 no (43.4%). Schede bianche: 32; nulle 11.



COLLEGIO DEI PENSIONATI: 81,9% di sì (218 voti) e 18,1% (48 voti) di no. Hanno votato in 269 pari al 6,2% su 4.345 aventi diritto, tre le schede bianche.


COLLEGIO DEGLI AUTONOMI: il sì ha raccolto il 68,6% dei voti (197) contro il 31,4 (90 voti) dei no. Hanno votato 296 aventi diritto (2,4%) su 12.433;  sette schede bianche e due nulle. 


Nelle giornate del 29 e 30 maggio hanno votato, quindi,  3.329 giornalisti, un po’ meno di un decimo dei 34.115 aventi diritto al voto (di cui 17.337 contrattualizzati; 4.345 pensionati e 12.433 autonomi iscritti all’Inpgi2). I 3.329 votanti (2.764 contrattualizzati pari al 15,94% del totale; 269 pensionati e 296 autonomi) sono così distribuiti territorialmente:


Lazio 904 (844 attivi, 41 pensionati, 19 autonomi).


Lombardia 548 (474,  42, 32).


Emilia Romagna 223 (220, 10, 13)


Veneto 183 (161, 11, 11).


Toscana 168 (137, 21, 10).


Piemonte 162 (127, 14, 21).


Sardegna 150 (120, 15, 15).


Friuli 152 (94,16, 42)


Sicilia 141 (105, 21, 15).


Marche 121 (81, 6, 34).


Puglie  119 (90, 12, 17).


Liguria  95 (77, 4, 14).


Trentino Alto Adige  86 (54, 28, 4).


Abruzzo 73 (60, 8, 5).


Umbria 62 (41, 3, 18)


Basilicata 56 (41, 3, 12).


Campania 40 (25, 10, 5).


Valle d'Aosta  21 (13, 4, 4)


Molise  17 (16, 0, 1)


Calabria 8 (4, 0, 4).




Il referendum si è rivelato, quindi, un flop gigantesco. Il  “fronte del no” non è riuscito dunque a mobilitare le “mitiche masse” del giornalismo italiano: si pensa che abbia lanciato via internet “più comunicati dei voti incassati”. E’ una sconfitta. Chiunque abbia preso voti, il referendum per la esiguità dei voti espressi perde forza, significato, credibilità, valore. Sul rovescio significa anche che il nuovo contratto è stato accettato. I giornalisti in queste settimane hanno preso consapevolezza dei problemi sul tappeto acuiti dalla crisi. Si parla  di licenziamenti e cassa integrazione: 90 posti a rischio al Corriere della Sera; 48 al Messaggero; 32 al Mattino; 23 al Gazzettino di Venezia; 23 all’Arena e al Giornale di Vicenza; 21 all’Agenzia Italia; 17 all’Unità (che ha già espulso 20 giornalisti assunti a termine); 12 alla Prealpina e a Telereporter; 8 alla Provincia di Como.


In un articolo di MF (del 14 maggio) si spiega che l’obiettivo degli editori è avviare i processi di ristrutturazione già a partire da giugno. Secondo indiscrezioni, dovrebbero essere complessivamente circa 500 i giornalisti coinvolti in questi piani di contenimento. Tali operazioni  vengono collegate al calo delle diffusioni delle testate e alla pesante flessione degli investimenti pubblicitari. Uno scenario che in molti casi sta mettendo in ginocchio i conti delle società, le quali hanno necessità di correre subito ai ripari, anche perché una certa ripresa della pubblicità non è attesa prima dell’autunno.


Se questi dati sono veri – e sono purtroppo veri -  i giornalisti hanno apprezzato le scelte della Fnsi di rafforzare, con l’aiuto del Governo, gli ammortizzatori sociali. Ha colpito anche il ragionamento fatto da Giovanni Negri, presidente dell’Alg: “Chi va in pensione? chi ha 58/59 anni e ha già maturato la pensione piena. Ma sarebbe un sacrificio ben maggiore se, per tenere in redazione chi potrebbe  andare in pensione, si mettesse in Cassa integrazione a 1.000 euro al mese chi ha 45 anni, moglie, figli e il mutuo da pagare. E’ quanto basta per dire sì”. Ha aggiunto Negri:  “Ho verificato con i nostri studi legali se sono in corso o ci sono state cause legate a trasferimenti. Ho parlato con i CdR della Lombardia. Non risulta alcun trasferimento coatto e non mi sembra che la categoria sia stata massacrata dal vecchio art. 22 del Cnlg. Essere preoccupati è giusto, ma speculare e strumentalizzare le preoccupazioni con scenari da incubo mi sembra quantomeno irresponsabile”.


Ma c’è dell’altro. Dipingere il proprio Paese come il Paese delle libertà conculcate è un esercizio che affascina i politici dell’opposizione. Dobbiamo prendere atto che questo esercizio ha affascinato anche alcuni Cdr (Corriere della Sera, Stampa, Messaggero, Nazione e Giorno) che legittimamente avversano le scelte fatte dalla Fnsi con la firma apposta sul nuovo Contratto di lavoro giornalistico. Questi CdR hanno espresso l’opinione secondo la quale il nuovo contratto è «un colpo letale alla libertà di stampa». Eppure siamo una democrazia parlamentare. Abbiamo un libero Parlamento e libere istituzioni. Non si scorgono colonnelli minacciosi all’orizzonte. Queste banali considerazioni avrebbero dovuto  consigliare  ai Cdr un uso prudente delle parole. Un contratto è pur sempre un atto che esprime almeno due volontà (Fnsi e Fieg) e che è impugnabile davanti all’autorità giudiziaria. Se è così, perché far uso di toni apocalittici? Perché parlare assurdamente di democrazia in pericolo? A sostegno delle loro tesi, i Cdr hanno schierato sette argomenti altrettanto fuorvianti: “la possibilità di distacco senza consenso del giornalista da una testata all'altra dello stesso gruppo; la licenziabilità dei vicedirettori, che in questo modo diventeranno «soldatini degli editori»; il via libera alle unità organizzative redazionali, in pratica «redazioni-ombra che potrebbero far uscire i giornali nei giorni di sciopero e in ogni caso avranno un rapporto stretto con la pubblicità»; la flessibilità selvaggia, con prestazioni multitestata e multimediali obbligatorie e gratuite, più part-time e più lavoro in affitto; il duro colpo agli scatti di anzianità, «che erano la polizza di assicurazione del giornalista»; l'indebolimento generale dei poteri del sindacato; un maxi-piano di pensionamenti forzati di centinaia di giornalisti dai 58 anni in su”.  Questi sette “argomenti” confermano che alcuni giornalisti si ritengono figli di un  “dio maggiore”: il Cnlg non può assegnare ai cronisti un destino uguale a quello dei cittadini comuni. Una visione elitaria, che esclude leggi e direttive comunitarie. I vicedirettori in quanto dirigenti licenziabili? No. Ma centinaia e centinaia di dirigenti negli ultimi mesi sono stati messi sul lastrico per di più privi delle tutele generose costruite dalla Fnsi per i giornalisti. C’è bisogno di “redazioni ombra” per far uscire i giornali in caso di sciopero? Ma non esiste la libertà di aderire o meno a uno sciopero? Nei giornali nordamericani i redattori  non vengono spostati da un giornale all’altro? Non saltano da un argomento all’altro? Gli scatti? Sono rimasti in piedi, mentre gli editori volevano cancellarli del tutto. La Fnsi ha combattuto una dura battaglia difensiva, che ha anche tutelato i più deboli e i più giovani.


La crisi c’è, morde, ed è destinata a durare: la caduta delle entrate pubblicitarie e diffusionali è un dato certificato. Gli organici, purtroppo, vanno rapportati  alle entrate odierne e non a quelle di ieri.


Ma non tutta la realtà è grigia o nera. Finché sono in vigore gli articoli 2, 3, 4, 36 e 41 della Costituzione e 13 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970) è difficile che un giornalista possa essere distaccato o trasferito contro la sua volontà. Gli editori non hanno fatto i conti con le potenzialità garantiste della nostra Carta fondamentale. Il contratto non può cancellare il valore (giuridico) della dignità della persona, che, ex art 41 Cost, è un argine alla libertà d'impresa. Mi chiedo come facciano gli editori a spaccare una famiglia, trasferendo uno dei due coniugi e allontanandolo dai figli. Bisogna leggere le sentenze della Corte costituzionale al riguardo. La giurisprudenza costituzionale, -  che afferma la piena equiparazione tra stranieri e cittadini italiani per quanto concerne il godimento dei diritti in materia di famiglia -, evidenzia che i principi di protezione dell’unità familiare trovano riconoscimento non solo nella Costituzione ma anche «in svariate disposizioni dei trattati internazionali ratificati dall’Italia». La nostra Repubblica, quindi, tutela lo straniero e il suo diritto  a mantenere l’unità del suo nucleo familiare. Può un contratto togliere ai giornalisti italiani un diritto che lo Stato garantisce a chi non è italiano?”. E' possibile difendersi. Anche con ampie possibilità di successo.


Negli ultimi 14 anni i giornalisti hanno ottenuto due rinnovi contrattuali (1995 e 2001  e, in base al “protocollo Ciampi” del 1993,  due rinnovi economici biennali  nel 1997 e nel 2003). Questo del 2009 è il terzo contratto.  Nei 14 anni diversi colleghi hanno maturato 7 scatti biennali.  I minimi, prima del rinnovo contrattuale del 27 marzo 2009, erano fermi, quindi, da sei anni. Oggi, con il contratto 2009/2011, parte un nuovo percorso economico virtuoso, che vede una inversione dei ruoli tra aumenti contrattuali biennali e scatti (triennali). I giornalisti potrebbero, nei prossimi 14 anni, inanellare 7 aumenti contrattuali economici e 5 scatti (senza tener conto che i primi 3 scatti per i giovani mantengono la cadenza biennale). Il Cnlg fissa un eguale trattamento  tra giornalisti che lavorano sull’online e sulla carta stampata o in tv.  E’ stato aumentato il parametro minimo per i redattori di prima nomina, quelli più deboli. Questo parametro, nella scala retributiva, passa da 71 a 81. Il redattore di prima nomina, con i vecchi parametri, avrebbe preso un aumento di 188 euro contro i 213 euro effettivi  di oggi. I redattori a termine, per i quali  sarà cancellato il salario di reingresso (o "contratto depotenziato"), riceveranno lo stipendio contrattuale riconosciuto a chi è assunto a  tempo indeterminato.  I contratti a tempo determinato in futuro, quindi, costeranno di più rispetto ad oggi.  Il  principio, sostenuto fortemente dalla Fnsi,  è che la flessibilità si paga. Quando si incroceranno i numeri economici di tutte queste operazioni si scoprirà probabilmente che il contratto firmato il 27 marzo 2009 non è proprio da buttare. Ha salvato l’argenteria in una stagione economica drammatica. Non è poco.


La leadership di “Puntoeacapo”  ha confermato che (con un’altra componente sindacale, Senzabavaglio, ndr) nel CdA dell’Inpgi ha approvato – con un “atto di responsabilità”!- tutte le delibere che assorbono una larga e significativa parte del nuovo Cnlg dedicato agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, prepensionamenti, intervento dello Stato e degli editori, eliminazione dell’abbattimento delle pensioni). Contraddizione?  La portavoce Silvana Mazzocchi spiega così il  comportamento di Puntoeacapo: “Il voto a favore della delibere, compresa quella che cancella il taglio alle pensioni dei colleghi nei casi di prepensionamento, è stato un doveroso atto finalizzato a cautelare i colleghi rottamandi da un contratto sciagurato. Atto cautelativo dovuto alla ratifica già effettuata in sede ministeriale dell’accordo. Per quanto mi riguarda, nel corso del Cda, nel sottolineare quanto detto in aula dal segretario Franco Siddi, (e dunque a sua volta verbalizzato) ovvero che, se con il referendum prevarrà il no, il contratto sarà disdettato, ho aggiunto la differenza tra posizione politico sindacale e quella che deriva dall’essere amministratore di un Ente a tutela degli iscritti. Pertanto il giudizio personale e quello di Puntoeacapo, a prescindere da quelli espressi dai notiziari appiattiti sulle posizioni della dirigenza della Fnsi, resta quello che era e che è: No al contratto!”. Puntoeacapo non aveva, però, detto che gli ammortizzatori sociali andavano respinti in quanto sono lo strumento diabolico che consente agli editori di licenziare? Il ripensamento è un sintomo evidente del marasma della cosiddetta opposizione. Distinguere tra delibere Inpgi e contratto è un giochetto ingenuo. Delibere e contratto formano un corpo unitario. Che merita l’apprezzamento dei giornalisti italiani. Il lavoro dell’Inpgi va completato con la piena libertà di cumulo per i giornalisti 58enni e 59enni sul punto del pensionamento. E’ un atto di giustizia.


L'opposizione più dura è stata espressa dai giornalisti 58enni e 59enni destinati al pensionamento. Costoro dicono no e non si rendono conto che anche nel passato giornalisti della stessa età sono stati espulsi senza le garanzie di oggi.  I giovani precari e senza lavoro hanno interessi divergenti da coloro che andranno in quiescenza anche con il 90% dell'ultimo stipendio. O no? I colleghi 58enni e 59enni hanno, però, un diritto fondamentale che va tutelato dal sindacato: la libertà di cumulo. Un diritto che www.francoabruzzo.it difenderà fino in fondo. I giornalisti in pensione hanno il diritto di continuare a lavorare almeno come liberi professionisti.


Tutte queste considerazioni e tutti questi fatti sono dietro il non-voto. I giovani giornalisti hanno mollato gli anziani, perché hanno capito di avere destini diversi: chi va in pensione lascia il posto libero. Che potrebbe essere occupato in tempi brevi da chi oggi è in attesa di entrare nelle redazioni.


Bisogna intendersi anche sulla portata del referendum: se avesse efficacia revocatoria dell’accordo firmato con la controparte, la Fnsi si condannerebbe in futuro  all’inerzia. Nessuna controparte tratterebbe con la piazza. E’ giusto, invece, che il risultato del referendum abbia una valenza politica nel senso che, in caso di una vittoria schiacciante dei “no”, la dirigenza federale ne avrebbe dovuto trarre le conseguenze (con le dimissioni e l’indizione del congresso), rimanendo, comunque, in vigore  l’accordo sottoscritto con la Fieg e ratificato a livello governativo. La Fnsi, invece, ha vinto. Con pieno merito. Il nuovo Cnlg è archiviato.  Pensiamo a farlo rispettare in tutti i suoi complessi passaggi. Questa è la scommessa. Il sindacato torni a  fare il sindacato nelle aziende.


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3823


Protocollo firmato da Sacconi e Bonaiuti.


RATIFICATA A PALAZZO CHIGI


L’IPOTESI DI ACCORDO DI


RINNOVO DEL CONTRATTO


NAZIONALE DI LAVORO


GIORNALISTICO 26 MARZO 2009.


 


A seguito della ratifica, confermata la piena operatività della rinnovata disciplina collettiva secondo i termini e le decorrenze indicati nel testo. Il Governo – nel ribadire la volontà di realizzare gli Stati Generali dell’Editoria - prende atto con soddisfazione della conclusione positiva delle trattative tra FNSI e FIEG che hanno consentito la firma di rinnovo del CCNL giornalistico e si impegna ad avviare tempestivamente un apposito tavolo di confronto con le parti sociali sulla base delle richieste concordemente avanzate da FIEG e FNSI. Sarà finanziato il Fondo per la “mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti”. Previsto un intervento per la stabilizzazione (per almeno due anni) di 667 collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla gestione separata. Serviranno almeno tre interventi legislativi per attuare le istanze Fnsi/Fieg con la indicazione dei mezzi di copertura. Chiesti dalla Fnsi (con dichiarazione a verbale condivisa dal Governo) gli ammortizzatori sociali anche per i collaboratori autonomi, che perdono il lavoro. IN CODA IL TESTO INTEGRALE DEL PROTOCOLLO.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3855


Il nuovo Contratto illustrato


punto per punto dalla


Federazione della Stampa


IN CODA i nuovi minimi + la indennità di contingenza


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°



 


CONTRATTO. SIDDI: TUTELERÀ ANCHE FRONTE DEL NO.


Roma, 4 giugno 2009. Il nuovo contratto dei giornalisti «tutelerà anche chi non l'ha votato»: a dirlo è il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi. «Il lavoro del sindacato va avanti - aggiunge - e la categoria è più forte». «La partita del sindacato dei giornalisti continua», afferma Siddi in una nota. «Continua con la consapevolezza che la categoria, con la sua Federazione nazionale della stampa, è ancora più forte. La fatica democratica del lavoro sindacale per il contratto e del confronto con tutti i colleghi è un punto fermo e chiaro, della Fnsi di cento anni fa e di oggi. Sì. Una fatica vera, come vera è la democrazia che si vive dentro il sindacato dei giornalisti». «Certo - ammette il segretario Fnsi - la semplificazione referendaria di per sè non è la soluzione dei problemi complessi del lavoro e di un contratto. Conta la discussione e il confronto permanente sui contenuti. È ciò che abbiamo fatto ed è ciò che continueremo a fare consapevoli che il Consiglio nazionale e la Giunta della Federazione della Stampa, la Conferenza nazionale dei comitati di redazione - che si erano già chiaramente dichiarati con regole statuarie evidentemente ancora vitali e attuali - siano espressione di democrazia vera, di partecipazione, di rappresentanza costante dei problemi e dei colleghi». «Non ci sono regolamenti di conti», conclude Siddi. «Il contratto - lo dimostreranno i fatti, come sta già avvenendo in queste prime settimane di applicazione - tutela e tutelerà anche chi non lo ha voluto e non lo ha votato, grazie agli strumenti di cui oggi la categoria è dotata, sia per la crisi sia per affrontare le indispensabili trasformazioni del sistema. C'è un sindacato solido e vero che sui temi della democrazia e del riformismo può guardare chiunque, soggetti sociali e politici, a testa alta». (ANSA).


 


CONTRATTO. FRONTE DEL NO: SCONFITTA PER TUTTI


Roma, 4 giugno 2009. Il risultato del referendum sul contratto dei giornalisti «è una sconfitta per tutti»: è la valutazione dei comitati di redazione del Corriere della Sera, della Stampa, del Messaggero, della Nazione, del Giorno e dell'Adige, che hanno dato vita ai giornalisti del no. «Per la nostra categoria, innanzitutto - spiegano i cdr in una nota - che si ritrova con un contratto che dà mano libera agli editori, interpreta la flessibilità in modo selvaggio, indebolisce le rappresentanze sindacali, favorisce centinaia di pensionamenti anticipati senza creare nuovi posti di lavoro e mortifica le retribuzioni dei giornalisti. Per la Fnsi che, nonostante gli appelli ed una campagna martellante per il sì, giunta a utilizzare persino gli sms a spese dell'intera categoria, è riuscita a portare al voto poco più di 3.000 colleghi, il 10% degli aventi diritto, imponendo il voto su un contratto già in vigore, e non su un'ipotesi di accordo, come impegnava il mandato congressuale». Il risultato, continua la nota, è una sconfitta anche «per il fronte del no, che ha evidentemente mancato l'obiettivo di sensibilizzare i giornalisti sugli effetti più pericolosi del contratto e di scuotere una categoria decisamente rassegnata e passiva. Per i lettori, gli ascoltatori, i telespettatori ai quali sarà riservata una informazione ancora più condizionata, manipolata e controllata rispetto al già desolante panorama odierno. Per l'immagine dell'Italia, infine - concludono i giornalisti del no -, destinata a scendere ulteriormente nella classifica dei paesi realmente liberi, moderni e democratici». (ANSA).


 


CONTRATTO. Paolo Butturini: “La vittoria del sì al referendum sul contratto dei giornalisti «legittima ulteriormente, dopo il voto del Consiglio Nazionale e dei Cdr, l'operato della Fnsi e la validità del contratto”,


Roma, 4 giugno 2009. La vittoria del sì al referendum sul contratto dei giornalisti «legittima ulteriormente, dopo il voto del Consiglio Nazionale e dei Cdr, l'operato della Fnsi e la validità del contratto», commenta Paolo Butturini, segretario dell'Associazione stampa romana, che invita però a interrogarsi «sulla modesta affluenza al voto». «I numeri - dice Butturini in una nota - chiedono al sindacato di rigenerarsi, di riorganizzarsi e guardare avanti mantenendo uno stretto rapporto con le redazioni e con tutti quelli che, fuori dalle redazioni, esercitano comunque la professione giornalistica, spesso in condizioni inaccettabili. Un sindacato che deve dotarsi di strumenti nuovi per ragionare sul futuro della professione, per governare il passaggio della crisi strutturale e della multimedialità, impedendo che vadano a scapito della centralità dei giornalisti e della qualità dell'informazione. Un sindacato che deve affrontare il nodo del rapporto fra formazione e mercato del lavoro e sostenere una vera riforma dell'Ordine che non può più essere rinviata. Un sindacato, infine, che deve prendere atto che gli attuali modelli contrattuali non sono più idonei a rappresentare l'intera categoria - conclude - a cominciare dai giornalisti televisivi». (ANSA).


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3925


LA NOTA DI FRANCO ABRUZZO.


Diciamo le cose come stanno.


La Fnsi non ha mai tradito


i giornalisti deboli sul mercato,


anche se collaboratori e free lance


non fanno parte di un Contratto


di lavoro “costruito” nei decenni


soltanto per i giornalisti dipendenti.


Bisogna dire ai giovani pubblicisti


di non credere alle “sirene bionde


o nere” che promettono (mentendo)


un futuro professionale radioso.


 


 


La soluzione potrebbe essere quella di dar vita a una “Federazione nazionale dei giornalisti autonomi”, che collabori strettamente con la Fnsi e che stipuli convenzioni specifiche con gli editori della carta stampata, del web, delle tv e delle radio.


 


I risultati positivi del Cnlg  vengono oscurati dal “fronte del no”: sono 4.112 i parasubordinati iscritti all’Inpgi/2 ai quali dal gennaio scorso le aziende applicano le nuove aliquote (per due terzi a carico delle aziende stesse). Estesi ai parasubordinati i riscatti, la contribuzione volontaria, l'indennità di malattia e di degenza, l'indennità di maternità nella stessa misura prevista per la gestione principale dell’Inpgi. Poste le premesse per estendere ai giornalisti lavoratori autonomi il sistema degli ammortizzatori sociali e l’assicurazione contrattuale. L’Inpgi spenderà 32 milioni di euro sotto forma di sgravi contributivi per la stabilizzazione di oltre 600 collaboratori coordinati e continuativi (attraverso contratti a termine di almeno 24 mesi). I contrattualizzati a termine percepiranno lo stesso stipendio di chi è assunto stabilmente con un aumento del 38%. I primi tre scatti per i giovani redattori restano biennali e al 6 per cento. Limitata la possibilità delle aziende di richiedere ore supplementari a chi lavora a tempo parziale.  IN CODA il nuovo Contratto con i minimi e l’indennità di contingenza.


Nota di FRANCO ABRUZZO


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°






Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)