Il collega Giovanni Giacomini sul precedente numero del nostro giornale è intervenuto con un’analisi approfondita e puntuale della situazione Casagit. Bravo. Ha il merito di aver aperto un dibattito - e il giornale di ospitarlo - su un argomento molto importante per la nostra categoria, che tuttavia stenta a trovare adeguato spazio per un confronto. Spazio che dovrebbe essere offerto innanzitutto sul sito ufficiale di Casagit, che è invece utilizzato solo per informazioni a senso unico.
Giacomini ha ragione. Dice che i più vessati, in questa situazione, sono i pensionati i quali non possono sperare in aumenti contrattuali (a differenza dei colleghi in attività) e nel contempo sono costretti a pagare il 3,60% sul massimo di reddito possibile, essendo ormai in pensione.
Vorrei aggiungere un paio di osservazioni. Poiché il 3,60% di contribuzione a Casagit si paga sul reddito complessivo da pensione o da lavoro dipendente, i pensionati pagano questa percentuale sia su quanto incassano dall’Inpgi sia su quanto eventualmente incassano da un altro ente previdenziale. E ciò perché spesso i colleghi in pensione hanno due trattamenti previdenziali avendo magari cominciato la loro carriera come insegnanti ed essendo stati comunque, a suo tempo, praticanti. Si dirà: è giusto. D’accordo, ma dovrebbe essere altrettanto giusto che i colleghi con lavoro da dipendente pagassero anche sulle eventuali entrate da lavoro autonomo e ciò non avviene. Perché, pagando “alla fonte” la loro contribuzione, pagano soltanto sul reddito da lavoratore dipendente. La seconda osservazione riguarda la contribuzione commisurata al reddito e non alle prestazioni. Mi spiego. La famiglia del pensionato è spesso composta solo da lui stesso e da un congiunto, essendo i figli ormai indipendenti. A volte si tratta di una famiglia composta solo da single. Morale: malgrado l’età il nostro pensionato quante volte può verosimilmente ricorrere alle cure mediche e coinvolgere (non è un fatto automatico) Casagit? Meno o più volte di un assistito con a carico moglie e figli? Ecco una domanda interessante che meriterebbe una risposta inequivocabile sulla base di statistiche precise e dettagliate che Casagit dovrebbe avere. Le ha queste statistiche, non le ha? E se le ha perché non le rende pubbliche?
Il fatto è - e lo ha ben sottolineato Giacomini nel suo intervento - che per alcuni (quanti?) Casagit sta diventando eccessivamente onerosa, al limite del sopportabile e che queste sistema contributivo invece di essere solidale (aggettivo con il quale molti si sciacquano demagogicamente la bocca) è diventato iniquo.
Ma è tutta Casagit che con il passare degli anni è diventata un’altra cosa. Che cosa? Questo è il punto. Che cosa sia Casagit ora nessuno lo sa se non che è diventata una macchina che perde colpi.
Casagit è un ente che eroga prestazioni integrative a quelle del Servizio sanitario nazionale oppure è sostitutivo dello stesso? Nel primo caso un contributo del 3,60% in aggiunta a quello “pubblico” è eccessivo, nel secondo caso Casagit si avvia a un vero disastro economico facilmente ipotizzabile.
La perdita di identità del nostro ente di assistenza è la causa principale delle sue gravi difficoltà economiche. E questo è il danno più grave che si può attribuire a chi, negli anni, si è succeduto al timone di Casagit. A questo punto occorre parlar chiaro. Casagit ha il bilancio di una medio-grande azienda italiana e, come tale, doveva essere gestita con scelte gestionali e principi contabili adatti. Il consiglio di amministrazione - nell’interesse di tutti i soci - doveva agire con i principi di un vero consiglio di amministrazione e i revisori dei conti dovevano fare con professionalità amministrativa il loro mestiere. Pur considerando che l’oggetto sociale non era e non è quello di una normale azienda ma quello di una “mutua assistenziale”.
Così non è stato. Si è preferito - è ormai opinione comune – cedere a una logica di potere, lottizzatrice, che poneva - a mio avviso - al centro degli interessi non il socio-assistito ma l’elettore, cioè colui il quale va a votare per il consiglio generale (da cui il consiglio di amministrazione) secondo logiche di schieramento. Così, Casagit è diventata un centro di potere, è diventata una casa chiusa dove pochi prendono autonomamente decisioni che gli altri debbono subire. Così, nessuna informazione è stata dettagliamene data sulle scelte gestionali, se non a posteriori e solo se non se ne poteva fare a meno. Così, di conseguenza, per anni è stata accettato un sistema contabile non adatto. Non a caso, a mio parere, perché, come qualcuno ha scritto, “nelle cifre si nasconde una indiscutibile moralità”. Le cifre parlano, le cifre offrono spunti e riflessioni. Ecco perché alcuni preferiscono tenerle chiuse nei cassetti e si rifiutano di darle. Ora è venuto il momento di voltar pagina, di fare di Casagit una casa di vetro, senza alcun segreto. E tutto ciò con il contributo e nell’interesse dell’intera categoria. Anche, ovviamente, dei pensionati.
EZIO CHIODINI
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PREPARIAMOCI A UN BEL CONFRONTO
MERCOLEDI’ 18 marzo ore 11 presso il
Circolo della Stampa di Milano (corso Venezia 16)
ORDINE DEL GIORNO:
1) MISURE DI CONTENIMENTO DELLA SPESA.
2) DIBATTITO
3)VARIE.
Sarà presente il presidente di Casagit, Andrea Leone, che illusterà l’andamento della cassa e le sue prospettive.
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2974
CASAGIT.
Una storia ricostruita
attraverso i comunicati
ufficiali dal 2006 al 2008.
Tutti i numeri della cassa.
(a cura di Franco Abruzzo)
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3240
CASAGIT spiega gli aumenti
solo alle associazioni regionali
di stampa, ma non al popolo.
Siamo, comunque, in grado
di render pubblico il documento.
“A giorni saranno comunicati i criteri per il pagamento. Chiediamo agli associati di comprendere le ragioni di queste scelte in attesa delle assemblee pubbliche nelle quali intendiamo argomentarle in dettaglio fugando, ce lo auguriamo, ogni dubbio sulla loro effettiva indispensabilità”.
In coda un articolo di Ezio Chiodini e una email di Alberto Folgheraiter
IN CODA: il popolo dei soci ci scrive. Sale la protesta.
L’articolazione del contributo:
esenzione totale fino 30 mila euro
8 euro tra 30 e 40 mila euro
11 euro tra 40 e 50 mila euro
14,50 euro tra 50 e 62 mila euro
18 euro tra 62 e 75 mila euro
22 euro tra 75 e 90 mila euro
27 euro tra 90 e 120 mila euro
32 euro tra 120 e 160 mila euro
35 euro da 160 mila euro in su.
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GIORNALISTI. CASAGIT.
LEONE: MISURE PER IL
BILANCIO TRASPARENTE.
Bari, 9 marzo 2009. Una serie di misure per «arrivare a giugno, data di fine mandato, con un bilancio trasparente che abbia chiara la spesa». È questo lo scopo dell'attuale cda della Casagit (Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani) illustrato oggi dal presidente, Andrea Leone, nel corso di un'assemblea straordinaria dei soci pugliesi. «Non siamo certo in un periodo ordinario - ha detto – perché il cda, rispettando la decisione di inizio mandato, vuole arrivare ad un bilancio certificabile passando dal regime di cassa sinora applicato a quello di competenze su entrate ed uscite. Gli incontri come questo, programmati in tutta Italia, servono a spiegare bene le cose, anche per evitare strumentalizzazioni, e a raccogliere eventuali proposte costruttive». In pratica siamo a quella che lo stesso Leone ha definito «cura drastica per ripianare la crescita dispari, prestazioni e contributi di 1,5 milioni di euro mensili, dovuti a morbilità più alta, impoverimento della categoria, cambiamenti nella sanità pubblica e privata, crescita esponenziale dei contratti a tempo determinato». Fermo restando quindi il contributo Casagit del 3,60% sulla busta paga, gli iscritti pagheranno una 'una tantum' per le prestazioni al nucleo familiare calcolata in base al reddito a partire da 30 mila euro (8 euro mensili) fino ad arrivare a 160 mila euro (38 euro) e a redditi cosiddetti straordinari (35 euro). «A ciò vanno aggiunte misure strutturali - ha proseguito Leone - con la riduzione (80%) del rimborso per i farmaci della fascia C e di quelli omeopatici; il passaggio da due a tre anni del diritto a lenti da vista correttive; il termine di tre mesi per presentare le richieste rimborsi, la necessità di richiesta medica anche per le strutture in convenzione». «La vera sfida - ha concluso - resta quella di incidere sulla spesa Casagit passando ad un regime di convenzioni basato su convenienza della spesa, qualità del servizio, riduzione drastica del numero delle convenzioni» che in Italia sono 900, in prevalenza a Roma e Milano. (ANSA).
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3260
CASAGIT. COORDINAMENTO
delle ASSOSTAMPA:
“NO AI PRELIEVI.
Provvedimenti sbagliati
che fanno pagare alle
famiglie gli errori
dei vertici della Cassa"
“I primi sintomi di una generalizzata protesta già ci sono”. I pensionati chiedono le primarie per i nuovi vertici.
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