Secondo le ultime previsioni, il bilancio chiuderà nel 2008 con un disavanzo di 3,9 milioni. A questi si aggiungono 13,6 milioni provenienti da oneri degli esercizi precedenti. I conti 2007 si erano chiusi con una perdita di 3,6 milioni. Cifre che sono ampiamente assorbite dal fondo di garanzia, ma che impongono interventi immediati. Il complesso delle misure varate dal CdA dovrebbe consentire di raccogliere quest’anno risorse aggiuntive stimabili in circa 5 milioni di euro per anno:
A) E' stato introdotto, anche per l'assistenza diretta negli ambulatori convenzionati per le visite specialistiche e gli accertamenti diagnostici, il vincolo della presentazione di una richiesta di un medico…. Dalla necessità della richiesta sono esentate le visite pediatriche, quelle ginecologiche, cardiologiche e oncologiche o comunque per patologie croniche accertate. Il provvedimento entrerà in vigore dal 1° febbraio 2009, fatta eccezione per le visite e gli esami già prenotati.;
B) Stiamo poi riportando i costi del poliambulatorio di Roma - in cui è bene ricordarlo visitano solo primari - a importi pari a quelli contrattati con le altre strutture convezionate. E anche qui senza limitare l'offerta;
C) Abbiamo modificato, dall’1 gennaio 2009, il regime di erogazione del rimborso per occhiali e lenti correttive della vista, portando da due a tre anni il periodo necessario per ottenere l'erogazione del nuovo rimborso. Dal provvedimento sono esentati i bambini e i portatori di patologie gravi. Quando la misura sarà operativa aumenterà anche il rimborso;
D) ripristino del limite dell'80% nel rimborso dei medicinali non prescrivibili dal Servizio Sanitario Nazionale;
E) Inevitabile un intervento, davvero minimo, sul fronte dei contributi: entro i primi due mesi del 2009 verrà introdotto un contributo (di 180 euro?) per i soci con familiari a carico parametrato su fasce di reddito. Una misura che avremmo preferito non varare in questa fase, certamente non positiva per la categoria (e non solo) ma che era comunque all'esame del Consiglio da molto tempo. Ci eravamo sempre interrogati infatti sull'evidente squilibrio tra due soci che, pur pagando la stessa cifra, ottengono dalla Cassa prestazioni per più soggetti appartenenti alla stessa famiglia. E abbiamo deciso di intervenire. Saranno esclusi dal provvedimento i soci con redditi inferiori al minimo stabilito dal regolamento. La misura del contributo e le modalità attuative del provvedimento verranno definite in occasione della prossima seduta del Cda del 21 gennaio 2009;
F) Nuove regole per l’invio dei rimborsi. Nella comunicazione 2/1/2009 che sta arrivando a tutti i soci a firma del Presidente Andrea Leone, sono contenuti i provvedimenti che il CdA sta adottando per far fronte al passivo di bilancio. All'interno sono contenute anche le modalità di introduzione del termine dei tre mesi per l'invio dei rimborsi delle spese mediche effettuate in assistenza indiretta. Va ricordato che in realtà il termine dei tre mesi andrà effettivamente a regime dal 2010 e tutte le fatture con data anteriore al 31 dicembre 2008, potranno essere presentate entro il 30 giugno 2009 mentre, quelle con data anteriore al 31 dicembre 2009 potranno essere presentate entro il 31 marzo 2010.
G) Ricoveri: è in corso e proseguirà l'esame delle singole convenzioni per individuare le effettive necessità e convenienze rispetto alle esigenze del territorio. L'obiettivo dichiarato è una riduzione significativa del numero dei rapporti in essere conservando quelli più convenienti e tutelando le eccellenze. In pratica, avrete meno accordi convenzionali a disposizione ma quelli che resteranno avranno accertati livelli qualitativi e costi certi.
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Comunicazione (ai soci) del Presidente Andrea Leone – 2 gennaio 2009
Cara collega, caro collega,
come avrai probabilmente saputo, la Casagit chiuderà il bilancio 2008 con un forte passivo, per il secondo anno consecutivo. Le ragioni sono sotto gli occhi di tutti. Il progressivo aumento della spesa sanitaria, la diminuzione del numero dei soci contrattualizzati a tempo indeterminato, il calo del reddito medio dei giornalisti, l'aumento dell'età media dei soci e il conseguente crescere delle loro esigenze in materia di sanità, la mancanza da quasi quattro anni di un rinnovo contrattuale dei giornalisti. Si tratta di ragioni oggettive, che riguardano l'intero paese. Il Consiglio di Amministrazione ha preferito sinora non prendere provvedimenti, nella speranza che si potesse almeno chiudere la trattativa contrattuale. Infatti ciò avrebbe consentito nuove entrate che potevano alleggerire la situazione. Purtroppo il contratto non c'è ancora, e ormai ci troviamo nella necessità di intevenire per evitare nel 2009 un terzo anno di passivo. Per questo abbiamo individuato una serie di misure, necessarie e indispensabili, volte a riequilibrare i conti nel più breve tempo possibile.
Due le linee di intervento decise dal Cda.
Sul fronte delle prestazioni:
- Verrà introdotto l'obbligo di presentazione di una richiesta di un medico (non necessariamente quello di base) anche per le visite e gli esami da effettuarsi negli ambulatori in convenzione diretta di Roma, Milano, Torino, Padova e Genova. Rimangono in vigore le eccezioni alla regola già decise nel giugno scorso per visite ed esami in regime di assistenza indiretta: le visite cardiologiche, quelle oncologiche, le ginecologiche, le pediatriche e quelle relative a patologie croniche accertate. Il provvedimento entrerà in vigore dal 1° febbraio 2009, fatta eccezione per le visite e gli esami già prenotati.
- Poliambulatorio di Roma: è stato messo a punto un intervento di revisione delle tariffe, a totale carico dei medici, che assieme a un taglio degli oneri di esercizio riporterà il costo unitario delle visite al livello delle altre convenzioni in forma diretta.
- Ricoveri: è in corso e proseguirà l'esame delle singole convenzioni per individuare le effettive necessità e convenienze rispetto alle esigenze del territorio. L'obiettivo dichiarato è una riduzione significativa del numero dei rapporti in essere conservando quelli più convenienti e tutelando le eccellenze. In pratica, avrete meno accordi convenzionali a disposizione ma quelli che resteranno avranno accertati livelli qualitativi e costi certi.
- Contributo per l'acquisto di lenti correttive della vista: è stato deciso di portare a tre anni il periodo di maturazione del diritto alla loro sostituzione. Tale provvedimento, che esclude comunque minori e affetti da patologie croniche o conseguenti a interventi chirurgici, avrà effetto dal 1° gennaio 2009. Il prossimo Cda definirà una norma transitoria prima della messa a regime di tale provvedimento.
E' stata poi recepita in delibera la decisione di ridurre da due anni a tre mesi, a far data dal 1° gennaio 2009, il tempo utile per la presentazione delle richieste di rimborso. Tenuto conto però della vicinanza temporale dell'entrata in vigore di tale norma, si è stabilito che, in fase di prima applicazione, il termine sarà di sei mesi e quindi le fatture datate fino a dicembre 2008 potranno essere presentate entro e non oltre il 30 giugno 2009. Le fatture con data compresa tra gennaio e dicembre del 2009 potranno essere presentate alla Cassa entro e non oltre il 31 marzo 2010. Da gennaio 2010 entrerà definitivamente in vigore il termine improrogabile di tre mesi dalla data della fattura per la presentazione della documentazione di spesa da ammettere al rimborso.
Inevitabile un intervento, davvero minimo, sul fronte dei contributi: entro i primi due mesi del 2009 verrà introdotto un contributo per i soci con familiari a carico parametrato su fasce di reddito. Una misura che avremmo preferito non varare in questa fase, certamente non positiva per la categoria (e non solo) ma che era comunque all'esame del Consiglio da molto tempo. Ci eravamo sempre interrogati infatti sull'evidente squilibrio tra due soci che, pur pagando la stessa cifra, ottengono dalla Cassa prestazioni per più soggetti appartenenti alla stessa famiglia. E abbiamo deciso di intervenire. Saranno esclusi dal provvedimento i soci con redditi inferiori al minimo stabilito dal regolamento. La misura del contributo e le modalità attuative del provvedimento verranno definite in occasione della prossima seduta del Cda del 21 gennaio 2009. Al fine di contenere nei limiti dell'indispensabile la misura del contributo, si terrà conto dei dati aggiornati di chiusura di bilancio del 2008 nonché dell'impatto economico derivante dalle misure già adottate e in corso di definizione. In ogni caso si tratterà di pochi euro al mese, che introducono un elemento di giustizia nel sistema contributivo.
Sono misure dolorose, che però con qualche sacrificio consentiranno alla categoria di mantenere un sistema di assistenza sanitaria che ancora oggi - nonostante queste misure - è di gran lunga il più conveniente nel rapporto prestazioni-contributi.
Per chi volesse saperne di più sulle motivazioni che hanno portato il Cda ad assumere queste decisioni, rimandiamo all'articolo "Casagit: le ragioni del cambiamento" che è pubblicato sul sito della Cassa (www.casagit.it) e qui sotto.
Certo che comprenderete le buone ragioni che hanno portato a questa manovra, la più tutelante possibile nei confronti dei soci, a nome del Consiglio di Amministrazione vi porgo il nostro più cordiale saluto.
Andrea Leone
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Roma, 9 gennaio 2009 – www.casagit.it
Casagit: le ragioni del cambiamento.
di Andrea Leone
Secondo le ultime previsioni, il nostro bilancio chiuderà nel 2008 con un disavanzo di 3,9 milioni. A questi si aggiungono 13,6 milioni provenienti da oneri degli esercizi precedenti. I conti 2007 si erano chiusi con una perdita di 3,6 milioni. Cifre che sono ampiamente assorbite dal fondo di garanzia, ma che impongono interventi immediati. Per comprendere fino in fondo le ragioni degli attuali conti della Casagit è necessario partire da lontano.
IL "BUCO" DI 13 MILIONI
Sin dalla chiusura del primo bilancio, quello del 1976, i responsabili amministrativi della Casagit, provenienti dall'Inps, decisero di utilizzare il principio di cassa, chiudere cioè i conti alla fine dell'anno confrontando le entrate e le uscite reali L'applicazione di questo principio ha fatto sì che si trascinasse un "fardello" che negli anni è cresciuto proporzionalmente all'aumento della spesa sanitaria. I fondi relativi a questo fardello sono stati messi a riserva, ma in realtà erano già stati spesi dai soci che avevano quindi maturato il diritto al rimborso.
Finché è rimasto stabile l'equilibrio tra la crescita dei contributi e quella della spesa sanitaria il "fardello" non rappresentava un problema. Di anno in anno si trasferiva una certa somma. Ma da tre anni a questa parte si è accentuato il divario tra entrate e uscite. Un fenomeno che ha reso necessario il passaggio al criterio della competenza, l'unico in grado di consentire previsioni affidabili che dessero al Cda la possibilità di interventi tempestivi. Per realizzare questo passaggio, la Casagit ha dovuto cambiare la propria struttura organizzativa e i propri principi contabili, trasformando in questo senso anche la base del proprio sistema di imputazione dei dati. Un lavoro lungo, che ha richiesto anche la riclassificazione dei bilanci precedenti, ma che alla fine ha consentito di far emergere le reali condizioni della Cassa. Il passaggio, oltre che per le ragioni suddette, è divenuto indispensabile perché dal 2010 i bilanci dovranno essere certificabili per venire presentati all'anagrafe dei fondi sanitari integrativi, prevista dalla riforma della Sanità.
In questo modo il Cda ritiene di aver realizzato l'obiettivo che si era dato all'inizio di questo mandato: arrivare ad una trasparenza di bilancio mai realizzata in passato. E lo può fare utilizzando solo una parte del fondo di garanzia, a dimostrazione del fatto che in questi anni i conti sulle previsioni di spesa sono stati più che adeguati.
L'occasione che ci da la legge nell'esigere bilanci certificati dalla Cassa da un lato ci rafforza nella convinzione dell'esistenza di una sconcertante superficialità nelle analisi di molti, dall'altro ci convince della giustezza della strada intrapresa. Anche per questo si è reso indispensabile il passaggio, graduale, a tre mesi del termine entro cui sarà possibile presentare le richieste di rimborso. Solo così potremo avere un bilancio totalmente trasparente e veritiero.
IL DISAVANZO DELL'ESERCIZIO CORRENTE
Il vero problema della Casagit non sta in quei 13,6 milioni di prestazioni trasportate per competenza dagli esercizi pregressi al 2008, ma nei 3,9 milioni di disavanzo nell'esercizio corrente. Sino a pochi anni fa il rapporto tra contributi raccolti e spese effettuate dai soci, era favorevole. Negli ultimi anni però sono intervenuti molteplici fattori. La popolazione giornalistica sta cambiando, così come avviene per tutte le altre categorie.
Escono dal mondo del lavoro colleghi che guadagnavano cifre importanti, e i nuovi ingressi, già inferiori per numero, possono contare su retribuzioni molto più basse. Se va in pensione un giornalista che guadagna 100 mila euro l'anno, e paga quindi alla Casagit un contributo di 3.600 euro, ne entra uno che ne guadagna 25.000, con un contributo di 900: non è la stessa cosa per i conti della Casagit.
Aumenta poi il numero dei giornalisti che, dopo un contratto a termine, restano disoccupati. Per costoro la Cassa prevede una contribuzione agevolata - 28 euro al mese, ovvero 336 l'anno - con un margine negativo rispetto al contributo medio per socio di 2.676 euro. Mancate entrate a cui però corrispondono spese rimborsate anche a questi soci.
La crescita dell'età media fa sì che aumenti il ricorso a cure mediche, e questo contribuisce a far salire il divario tra contributi e prestazioni.
Le nuove tendenze della diagnostica comportano l'abitudine da parte dei medici a richiedere molti più accertamenti, anche complessi come tac e risonanze magnetiche, e quindi costosi.
Infine, la mancanza da oltre tre anni di un contratto, fa sì che debbano essere contabilizzati come mancate entrate anche quegli aumenti di stipendio che normalmente vengono da un rinnovo contrattuale. Ogni punto percentuale di stipendio in più erogato ai giornalisti italiani per la Casagit vuol dire 750 mila euro. Due punti all'anno, corrispondenti a una media di inflazione, vogliono dire complessivamente 4.500.000 euro nel triennio. Se i giornalisti non avessero sofferto, dunque, in questi anni la penalizzazione di una vertenza contrattuale mai così dura, la Casagit non avrebbe alcun disavanzo.
Resta il fatto che tutti gli elementi cui abbiamo sin qui accennato non avranno nei prossimi anni evoluzioni positive, e di questo gli amministratori della Casagit hanno dovuto tener conto.
QUELLO CHE ABBIAMO FATTO
In attesa di avere a disposizione strumenti di controllo della spesa più efficaci, grazie al passaggio al criterio di competenza - diventato possibile solo ora dopo la revisione del sistema informatico e dei principi contabili - il Cda della Casagit non è rimasto immobile. Abbiamo rilanciato l'allargamento della base contributiva, con la nuova Casagit 2, particolarmente conveniente per chi inizia un percorso professionale con la prospettiva di costruirsi nel tempo un sistema di garanzie, anche in mancanza di una posizione contrattuale stabile. Con l'apertura della nuova Casagit 2 possono iscriversi anche coloro che, pur svolgendo la professione, al momento dell'iscrizione all'albo avevano ritenuto di non poter contare su risorse sufficienti ad associarsi alla Cassa. Sempre con l'obiettivo di far crescere il numero dei soci, abbiamo offerto la possibilità di iscrizione come soci aggregati ai figli dei giornalisti. Di più non abbiamo potuto fare, pena lo snaturare la nostra caratteristica di fondo di categoria e quindi la possibilità di esercitare la solidarietà nei confronti chi fa questo mestiere.
Proprio in base alla nostra vocazione solidaristica, abbiamo rinviato per tre anni il pur concordato adeguamento del minimale per i soci Aeranti Corallo, convinti dell'importanza di tutelare questo contratto di emersione. Per il 2008 abbiamo poi deciso di non aumentare nel primo semestre il contributo dei soci capitari, a tutela di chi svolge il lavoro giornalistico con meno salvaguardie.
Dal punto di vista delle prestazioni, abbiamo rivisto gli accordi con i dentisti, raggiungendo l'obiettivo di una diminuzione percentuale della spesa complessiva per questo tipo di cura. Abbiamo avviato il lavoro di revisione di tutte le convenzioni con le case di cura, con l'obiettivo di contenere il numero di convenzioni e la spesa anche in questo settore, salvaguardando le eccellenze. Questa revisione ha tempi lunghi, ma dovrà consentire risparmi importanti, offrendo alle strutture che rimarranno convenzionate la possibilità di contare su un numero più elevato di potenziali clienti.
Particolare attenzione abbiamo posto ai costi di esercizio, riuscendo a contenerli entro le percentuali degli anni passati nonostante l'aumento dell'attività.
Per quanto riguarda gli investimenti, recependo le indicazioni venute dall'Assemblea dei Delegati, abbiamo diversificato mantenendo criteri di rischio minimo. Nonostante questo abbiamo dovuto registrare una perdita probabile - francamente di difficile previsione - sull'investimento di 560 mila euro in obbligazioni "senior" della banca d'affari Lehman Brothers, la quarta al mondo per volume amministrato. Convinti delle nostre buone ragioni, suffragate da pareri legali, abbiamo avviato contro chi ci ha proposto l'investimento un'azione tesa ad ottenere il rimborso della minusvalenza.
QUELLO CHE STIAMO FACENDO
Proprio la tutela degli investimenti è tra i motivi che ci spingono ad agire rapidamente. Sopportare ancora un bilancio negativo sarebbe certamente possibile, ma ci costringerebbe a vendere titoli obbligazionari concretizzando una perdita - visti gli attuali corsi di borsa - che non ci sarà arrivando alla scadenza naturale delle obbligazioni nelle quali abbiamo investito. A giugno scade ad esempio un investimento da 5 milioni, e sarebbe oneroso liquidarlo in anticipo. Per evitare queste perdite è indispensabile intervenire subito sul bilancio di quest'anno. In un'attività finanziariamente semplice come quella della Casagit, fatta di entrate (contributi) e di uscite (prestazioni) decise dal Cda, abbiamo ritenuto opportuno agire su entrambi i fronti, contenendo e razionalizzando le prestazioni e rendendo più equo il sistema contributivo.
Sul fronte delle prestazioni, alle misure già in vigore - come il ripristino del limite dell'80% nel rimborso dei medicinali non prescrivibili dal Servizio Sanitario Nazionale - abbiamo aggiunto altri provvedimenti, frutto anche delle proposte scaturite dal lavoro di un gruppo di delegati guidati dal Consigliere d'amministrazione Gianfranco Summo. E' stato introdotto, anche per l'assistenza diretta negli ambulatori convenzionati per le visite specialistiche e gli accertamenti diagnostici, il vincolo della presentazione di una richiesta di un medico. Potrà trattarsi del medico di base, di un altro specialista o di un medico del pronto soccorso. Un disagio che riteniamo potrà essere sopportato dai soci a tutela del loro diritto di essere visitati il più rapidamente possibile in caso di necessità. Meno visite inutili ci saranno, più tempestiva sarà l'assistenza per chi ne ha bisogno. Nessun taglio dunque a visite e accertamenti, nessuna limitazione nel loro numero (se non per quelle dietologiche, come già stabilito a giugno), ma solo un preventivo accertamento dell'opportunità della prestazione. Dalla necessità della richiesta sono esentate le visite pediatriche, quelle ginecologiche, cardiologiche e oncologiche o comunque per patologie croniche accertate. Ci pare una misura che non colpisce nessuno, se non chi abusa a danno degli altri.
Stiamo poi riportando i costi del poliambulatorio di Roma - in cui è bene ricordarlo visitano solo primari - a importi pari a quelli contrattati con le altre strutture convezionate. E anche qui senza limitare l'offerta.
Abbiamo modificato il regime di erogazione del rimborso per occhiali e lenti correttive della vista, portando da due a tre anni il periodo necessario per ottenere l'erogazione del nuovo rimborso. Dal provvedimento sono esentati i bambini e i portatori di patologie gravi. Quando la misura sarà operativa aumenterà anche il rimborso.
E' indispensabile anche un riaggiustamento del sistema contributivo. Per questo abbiamo deciso, sulla base di un principio di equità, di introdurre un contributo aggiuntivo, parametrato sul livello di reddito, per i soci che hanno familiari a carico. Una penalizzazione in realtà modesta, da 9 a 20 euro al mese, che va a riequilibrare la posizione di chi, pur pagando un contributo pieno, non ha familiari a carico, e quindi spende per uno, mentre altri costano per due, tre o più persone. Questa misura, ce ne rendiamo conto, attenua il principio di solidarietà ma è la più equa tra quelle possibili.
Il complesso di misure sin qui illustrate dovrebbe consentire di raccogliere risorse aggiuntive stimabili in circa 5 milioni di euro per anno. Una misura che il Cda considera, - confortato dal parere di esperti - minima per mantenere l'equilibrio dei conti e il livello di prestazioni attuali. Se non avessimo deciso di intervenire immediatamente nel corso del nostro mandato, avremmo consegnato ai prossimi amministratori e soprattutto alla categoria una Casagit per la quale sarebbero stati necessari interventi e tagli - in questo caso sì - molto più consistenti. Sarà comunque compito di chi guiderà la Cassa nel prossimo quadriennio individuare nuove linee di gestione che potranno solo nascere dal confronto con chi sta fissando le nuove regole dei fondi sanitari. Queste linee dovranno riportare la Casagit a una funzione sempre più integrativa e sempre meno sostitutiva del Servizio Sanitario nazionale. A garanzia della salute di tutti i soci.
Il Presidente della Casagit
ANDREA LEONE
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Da: “Il giornalista pensionato” n. 1/2009
BILANCIO COLABRODO:
PIÙ CONTRIBUTI
MENO PRESTAZIONI
Cara Casagit, ma quanto sei cara
di GIOVANNI GIACOMINI
C’è una categoria nel nostro amato Paese che vedrà diminuire nel corso del 2009 il proprio reddito: i prescelti dalla sorte sono i pensionati Inpgi che vedranno vanificato il minimo aumento dei vitalizi previsto dalla legge dal balzello aggiuntivo che la Casagit introdurrà nei prossimi mesi. La vicenda è nota. Nel bilancio della cassa c’è un buco stimato dal presidente Leone in 3 milioni e mezzo di euro che occorre ripianare pena la stabilità di tutto il sistema. Soldi diciamolo subito a scanso di equivoci che sono finiti in prestazioni ai colleghi, ma anche se lo scopo è stato nobile, sempre il buco resta. La decisione che è passata fra qualche contrasto in Cda è stata quella di aumentare le quote previste per l’estensione dei benefici Casagit ai familiari dei soci: qualcosa come 180 euro in più non si è capito bene se a famiglia o per ciascun familiare, soldi questi che si aggiungono alla quota che ciascun socio già versa se ha la moglie titolare di reddito.
Una soluzione questa che fin da subito è apparsa figlia della sola fretta di rimediare e non della logica. Ci spieghiamo. Se i soldi sono andati via in prestazioni, ebbene c’è qualche centro di spesa
fuori controllo, da riportare entro i binari giusti. Colpendo nel mucchio invece si lasciano le cause del disagio contabile intatte sperando che il sacrificio ripartito da tanti sia sostenibile e dia una mano di bianco ad un edificio che mostra qualche crepa. Invece il sacrificio non è sostenibile, perché se lo sarà in parte per i colleghi al lavoro (che possono sperare di alleviarlo con gli aumenti contrattuali che sono ormai imminenti) ai pensionati resta la botta secca e basta.
Inutile stare qui a ricordare quanto possa essere valida la cassa quando si è in là con gli anni, ma in questo modo il peso del contributo (il 3,60 % della pensione) comincia ad avvicinarsi pericolosamente ai livelli della sostenibilità.
E quello che aumenta ancora di più il disaccordo con questa scelta perversa è anche la considerazione che ad essere penalizzato è soprattutto il pensionato che abita in periferia, che affida in larga parte la sua salute a strutture pubbliche che non costano un euro alla Cassa. Quindi chi nella vita è stato sempre attento, è andato dal medico di famiglia a farsi fare l’impegnativa e quindi al Servizio sanitario nazionale, non si è servito delle strutture della Cassa (noto dalla polemica fra Negri e Leone che i due poliambulatori gestiti dalla Casagit a Roma e Milano costano un milione e mezzo di euro l’anno e in questa bufera non sono stati minimamente toccati e quindi l’anno prossimo procureranno lo stesso deficit), quando ha avuto bisogno dell’ospedale è andato in corsia e quindi non ha fatto sborsare alla Casagit rette da hotel a 5 stelle in cliniche private di lusso, adesso per permettere che tutto questo possa proseguire sborserà 180 euro in più l’anno.
Personalmente il mio contributo lo avrei anche sborsato volentieri se avessi avuto di fronte un programma di rientro che avesse previsto controlli accurati di gestione, un riesame di tutte le convenzioni (introducendo magari un piccolo contributo per chi non fa ricorso alla sanità pubblica in base al principio che se vuoi il lusso te lo paghi), ma di fronte ad una decisione di sparare nel mucchio non mi ci ritrovo proprio. Sarebbe stato preferibile anche un contributo differenziato in linea con il principio di solidarietà che ispira la Cassa Sarebbe interessante ad esempio sapere se un socio di Ascoli, tanto per fare l’esempio più a portata di mano, mediamente costi più o meno di uno di Roma. Numeri questi che ufficialmente non sono mai usciti, ma poiché nel nostro mondo si sa tutto di tutti, pare che un socio romano a fine anno costi 150 euro in più di uno di Bologna o di Firenze. Curioso come a volte le cifre abbiano una loro intrinseca dose di perfidia. Un argomento da prendere con le molle, d’accordo, ma anche da valutare prima come si diceva di mettere tutti assieme virtuosi e meno virtuosi.
Quei soldi in più (con la salute non si scherza) alla fine i pensionati li pagheranno mugugnando contro un 2009 che oltre a regalare una crisi terribile porterà anche il balzello Casagit. Però restano
due pessime impressioni. La prima è che nella decisione abbiano pesato considerazioni elettoralistiche e non soltanto quelle contabili; la seconda è che in questo Paese davvero è stato completamente cancellato il principio della responsabilità. Conosco, apprezzo e stimo gli amministratori della Casagit, ma avrei voluto che con l’annuncio del deficit ci fosse stato anche quello non dico delle dimissioni, ma della decisione di non ricandidarsi.
Dico questo perché tutta questa storia ha avuto un andamento incredibile, quasi mese per mese: nella scorsa estate si cominciò a parlare di un deficit minimo, deficit che a settembre era già diventato sotto controllo, ma ad ottobre facilmente riassorbibile grazie alle riserve, mentre a novembre si parlava di qualche preoccupazione e della necessità di aggiustamenti per arrivare poi a dicembre ad una voragine da cui scaturisce un balzello Va bene il destino cinico e baro, ma mi domando, di fronte a una vicenda analoga in altri luoghi e in altri enti, cosa avremmo commentato sui nostri giornali?
CASAGIT. Tutti i numeri che non troverete nei siti ufficiali degli enti dei giornalisti (ricerca di Franco Abruzzo):
1. 52.820 iscritti (26.615 soci e 26.205 familiari): 14.758 giornalisti professionisti in attività, 928 giornalisti pubblicisti a tempo pieno, e 874 giornalisti praticanti. I soci disoccupati e in cassa integrazione al 31 dicembre 2007 so erano mille. Pari a 6.162 i pensionati a carico dell'Inpgi con trattamento non ridotto e quelli ad essi assimilati. Ha chiuso il 2007 con contributi associativi pari a 75.295.835 euro (73.388.982 euro nel 2006); spese per prestazioni di 71.540.165 euro (66.872.718 euro nel 2006) suddivise tra: costi per i ricoveri (23.550.886 euro), assistenza specialistica (21.069.878 euro), cure odontoiatriche (15.885.651 euro), personale (4.081.090 euro), oneri diversi (1.972.694 euro). Nel 2007 il Consiglio di amministrazione si è riunito 9 volte, la Commissione permanente 11 volte e la Consulta nazionale dei Fiduciari 4. Il Collegio dei sindaci oltre partecipare a tutte le sedute del cda, si è riunito 9 volte;
2. A far data dall'1-9-1996 il contributo contrattuale è fissato nell'aliquota del 3,60% della retribuzione (lo 0,10 va al Fondo di solidarietà della Fnsi);
3. “Le prestazioni crescono con una dinamica del 7% all'anno mentre i contributi aumentano solo del 2,5%. Dovremo realizzare un risparmio del 10%, buona parte del quale necessariamente ricadrà sugli assistiti”. (dichiarazione di Andrea Leone su www.piazzettavergani.org del 7 luglio 2008 e in http://www.fnsi.it/Default.asp?key=8925&SINGA=S del 4 novembre 2008); “Il cosiddetto “buco” pregresso può esser chiamato così solo dal punto di vista contabile. Pertanto non c’è nessun buco, ma solo una diversa esposizione dei costi di pratiche in buona parte pervenute nel corso del 2008 ma contenenti fatture di anni precedenti, secondo una prassi consolidata e consentita dalla normativa” (Andrea Leone in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3043).
4. 13,6 milioni di euro di oneri pregressi. “Le riserve accumulate negli anni non erano di fatto avanzi di gestione, ma mancati pagamenti di spese già fatte dai soci e, quindi, da rimborsare”. (Andea Leone in http://www.fnsi.it/Default.asp?key=8925&SINGA=S);
5. Fondo di riserva: 29 milioni di euro (“gonfiato” dei 13,6 milioni di cui al punto precedente);
6. disavanzo gestionale 2008 ipotizzato in 3,9 milioni di euro;
7. disavanzo del consuntivo 2007: euro 3.6 milioni di euro;
8. disavanzo del consuntivo 2006: risultato negativo pari a circa 815mila euro (il primo con segno rosso dal 1994);
9. obbligazioni Lehman Brothers per 560mila euro acquistati tramite Fideuram collocatrice dei titoli (i 560mila euro sono “pari, - informa Il Sole 24 Ore del 4 novembre - , al 2,76% dell’intero portafoglio di circa 22 milioni di euro”). Casagit “intende chiedere a Banca Fideruram la restituzione del capitale investito”;
10. Crediti per 12 milioni alla data del 31 dicembre 2008 ridotti alla data del 29 novembre 2008 a 1,7 milioni (lettera di Andrea Leone a Franco Abruzzo di pari data pubblicata in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2969).
11. Poliambulatori di Roma e Milano. Giovanni Negri: “L’ambulatorio Balzan di Milano è gestito da 50 anni dal sindacato lombardo e costa alla Cassa 458.000,00 euro. Quello di Roma, inaugurato nel marzo 2005, gestito direttamente da Casagit, costa alla Cassa 1.300.000,00 euro” (in: http://www.fnsi.it/Default.asp?key=9166&SINGA=S). Roma assicura ogni anno 11mila visite, Milano, invece, 7 mila. In sostanza a Roma i costi sono doppi rispetto a Milano.