Una lettera pressochè anonima. Su carta anonima non intestata, non firmata, inviata nei giorni scorsi dal mittente presidenza@casagit it. ad alcuni colleghi: pochi, tanti, chi? Solo ad alcuni, perché non tutti gli iscritti Casagit l’hanno ricevuta: almeno finora. E’ la lettera che qualche “beneficiato” ha ricevuto e che ha girato prontamente alla nostra redazione.
Il nostro direttore, dopo aver avvertito Andrea Leone, presidente di Casagit, senza ottenere una minima risposta di cortesia, ha fatto di più: a sua volta l’ha girata ad alcune centinaia di colleghi molti dei quali dopo aver letto quanto scritto nella lettera (ripetiamo, non firmata ma spedita dalla presidenza Casagit via e-mail) l’hanno commentata. Offriamo una carrellata delle osservazioni (critiche) più frequenti.
1) Nella lettera la “presidenza” afferma che i 13,6 milioni definiti da molti colleghi “buco” o anche peggio sono “certo elemento di preoccupazione ma nello stesso tempo, per questo Cda, motivo di rivendicazione in positivo del nostro operato…”. Perché? Perché i futuri amministratori avvalendosi di una contabilità di competenza e non di cassa “saranno in grado di prendere le loro decisioni avendo uno strumento realistico e tempestivo…”.
Insomma, dopo non aver capito nulla per anni di conti e di contabilità ed essersi accorti di quanto stava accadendo solo dopo una perizia da parte di un esperto i nostri professionisti dicono: vedete quanto siamo stati bravii? Abbiamo deciso di adottare un nuovo sistema contabile. E noi ci chiediamo: perché non l’avete adottato prima visto che il bilancio di Casagit ha la dimensione di quello di una medio-grande azienda italiana? E già che c’eravate, perché non avete fatto certificare il bilancio? Anzi, i bilanci, perché i nostri sapientoni che rivendicano “in positivo” ciò che non hanno saputo vedere o capire sono lì, ai loro posti (con qualche scambio di poltrone nel frattempo) da parecchi anni, non da qualche mese.
2) Continuiamo nella lettura analitica. Nella lettera si afferma anche che “alla lunga, se non avessimo deciso di cambiare sistema, ci saremmo trovati davanti a un progressivo esaurimento delle risorse prima di averne conoscenza…”. Alla lunga… Qui siamo al patetico. Ossia, se i nostri abili amministratori non si fossero accorti per tempo (cioè dopo anni) degli guasti causati, a parer loro, da un sistema contabile non adeguato (non, ovviamente da chi gestisce la contabilità) in futuro la povera Casagit e tutti noi ne avremmo visto delle belle.
Avete capito? Dobbiamo dire loro grazie per essersi accorti “ in tempo” (cioè dopo anni) che la contabilità per cassa non era adeguata . Si dimenticano però di dire che anche un droghiere, anche un professionista adotta la contabilità per cassa ed è tuttavia in grado, ogni anno, di capire con esattezza quanto ha guadagnato o quanto ha perso essendo sempre qualsiasi tipo di contabilità neutro e predisposto per far quadrare i conti. Il difetto non sta nel sistema ma nel manico. Quindi… “ragazzo, spazzola…”.
Finalmente i nostri sagaci amministratori ammettono che il problema Casagit è strutturale. Cioè è nella gestione stessa della cassa, gestione mal concepita, perché mal attuata, perché per gestire il volume di denaro di una media azienda ci vuole chi ci capisce e non dei “paracadutati” in virtù di accordi sindacali e correntizi. Ma questa è tutta un’altra storia che dovrà essere affrontata seriamente.
La “presidenza” non dimentica neppure di citare l’investimento in obbligazioni Lehman Brothers. Più o meno con questa giustificazione: chi avrebbe detto, mesi fa, che si trattava di un investimento a rischio? Risposta facile: chi sa che un ente pubblico (o una cassa di categoria) non può (non deve) fare investimenti azzardati. Così come, per esempio, hanno fatto all’Inpgi che di titoli frutto della fantasia finanziaria in cassaforte non ne hanno neppure uno.
E visto che citiamo l’Inpgi, ai nostri solerti amministratori che pensano solo a difendersi usando talvolta violenza all’intelligenza della maggior parte dei soci diamo un consiglio: seguite le orme dell’Inpgi, la cui presidenza ha di recente deciso di organizzare conferenze territoriali per spiegare la realtà dell’istituto. Fate altrettanto, accettate di confrontarvi con la base, prima che un referendum vi dica “ragazzi, spazzola…”.
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3043
CASAGIT.
Lettera di Andrea Leone
agli iscritti: il cosiddetto
“buco” pregresso (13,6 mln)
può essere chiamato così solo
dal punto di vista contabile.
Pertanto non c’è alcun “buco”.
“La questione fondamentale, secondo noi, è la decisione delle misure da prendere per riequilibrare i conti. Misure che non possono essere materia di valutazione se non sotto l’esclusivo profilo della loro efficacia. La nostra proposta, in altre parole, sarà la minima possibile, e nello stesso tempo quella che riteniamo la massima applicabile. Ogni modifica di queste decisioni metterebbe a rischio, sulla base dei conti, la sopravvivenza della Cassa così come la conosciamo”.
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