Gentile dott. Abruzzo, le scrivo per invitarla, se possibile, a trattare un argomento sul suo sito che
dovrebbe interessare noi tutti: “quale futuro per i giovani giornalisti?”. Intendo quelli che arrivano a 35 anni e ancora non hanno mai avuto uno straccio di contratto. Quelli che saltano da una collaborazione all’altra e si arrangiano a scrivere di tutto dalla politica allo sport passando per le nuove tecnologie. Quelli che poi, quando cambia il direttore, il caporedattore, il contatto in redazione, rischiano pure di non lavorare più; non importa quanto sei bravo, non importa quanto sei sveglio, non importa per quali importanti testate hai lavorato.
Si parla tanto di precariato ma nessuno sottolinea che i giornalisti freelance, sono quelli maggiormente a rischio. Perché non se ne parla mai? Pagati malissimo, con tariffe ben al di sotto da quelle indicate dall’Ordine, costretti ad elemosinare il lavoro, un lavoro spesso sommerso, a tratti
improvvisato, a contatto con caporali del menabò che non sanno distinguere una notizia da una "marchetta". Ho solo indicato per sommi capi un argomento che sicuramente conosce bene.
La prego di dedicare uno spazio ai precari numero uno, noi giornalisti freelance. Molti pensano che noi giornalisti siamo una casta di privilegiati, ma pochi conoscono i retroscena, la polvere dei marciapiedi, il sudore, le impervie retrovie. Perché non sollevare, invece, il problema di quanti si trovano a dover lottare ogni giorno per pochi euro in attesa di un contratto che non arriverà mai? Oggi, dopo anni e anni di gavetta, sono riuscita a strappare un praticantato, quello concesso ai freelance....(perchè nessuno in questi anni, a parte un contrattino di 6 mesi, mi ha dato una possibilità se non qualche co.co.co. o innumerevoli collaborazioni pagate ad articolo). Il prossimo anno finalmente potrò fare l'esame, ma non vedo ancora la luce in fondo al tunnel e sto diventando vecchia....(37 anni). Quale consiglio si sente di dare a chi si trova ancora nella mia condizione? Grazie per l’attenzione,
Mdc
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2610
La lunga attesa dei giornalisti precari
Il ministro Maurizio Sacconi
ha dimenticato
il protocollo sul welfare
(legge 24. 12. 2007 n. 247).
Due commi riguardano
Inps e Inpgi. L’Inpgi tenuto
a stabilizzare i precari
e a coordinare il regime della
propria gestione separata
previdenziale con quello Inps.
La legge stabilisce che, per quanto riguarda l’Inpgi/2, nell'arco di 4 anni, i contributi pensionistici attualmente assestati al 12% (di cui il 10% pagato dal collaboratore) verranno portati progressivamente al 26%, due terzi dei quali pagati dalle imprese. Così su questo terreno tra Inps e Inpgi non ci sarà alcuna differenza: l’armonizzazione tra i due Istituti sarà perfetta. Va precisato che le aziende provvederanno a trattenere anche il terzo del contributo totale direttamente dai compensi pagati ai collaboratori. Per quanto riguarda la stabilizzazione dei precari, L’Inpgi, che spenderà 30 milioni di euro circa in due anni, conta di aprire le porte delle redazioni a 560 giornalisti. Tutto ciò per ora è scritto sulla carta…..Il ministro deve convocare le parti per stendere l'accordo attuativo della legge.
SCHEDA TECNICA DI FRANCO ABRUZZO