Nonostante sia anch’io un ammiratore di De Bono a quello laterale preferisco, per indole, il “pensiero frontale” alla Filippo il Macedone. Forse perché aiuta a chiarire i punti di vista. Ebbene, per dirla con franchezza, il nostro settarismo ci ha giocato un brutto tiro. L’idea strampalata di eleggere per intero il consiglio di amministrazione dell’Inpgi, unita ad una certa ignoranza sulle regole statutarie, ha finito per mettere in discussione i rapporti di forza che (con difficoltà) avevamo costruito nelle elezioni. Non vi sto ad annoiare sullo sconcerto che quanto sta accadendo suscita nelle redazioni, a cominciare dalla mia.
Capisco ed apprezzo lo sforzo di Riccardo Venchiarutti di costringere i nostri interlocutori ad aprirsi imponendo loro l’obbligo di una proposta in positivo. Penso però che, a questo punto, dovremmo porre con forza dei principi che siano condivisi da tutti per far si che da questa situazione si possa comunque uscire in avanti, al di là della composizione del futuro consiglio di amministrazione. In breve ritengo che siano necessarie:
1) norme condivise sulla rappresentanza nel consiglio generale. Se l’attuale ripartizione dei collegi non viene ritenuta affidabile non c’è, credo, alcun problema a determinare circoscrizioni elettorali più ampie o addirittura un collegio unico nazionale. Anche in quest’ultimo caso avremmo ugualmente vinto le ultime elezioni. Ciò che è importante è definire un sistema elettorale per liste, così da evitare la finzione del “tutti sono eleggibili” e finirla con il tormentone delle omonimie.
2) modalità di voto e di riunione. Per allargare il più possibile la platea degli elettori effettivi occorre consentire il voto elettronico. Norme severe vanno imposte per evitare che i colleghi siano sommersi di mail nel periodo elettorale. Nomi e programmi vanno resi disponibili sul sito web dell’Inpgi. Per consentire anche ai non “sindacalisti” di poter partecipare alla vita dell’istituto, è necessario rendere possibile la partecipazione telematica alle riunioni degli organi collegiali, così da non costringere consiglieri e sindaci ad estenuanti e costosi (per l’ente) viaggi romani 3 o 4 volte al mese.
3) è necessario un forte rinnovamento nella rappresentanza dell’Inpgi. Non dovrebbero essere rieleggibili colleghi che hanno partecipato al Cda per più di due mandati consecutivi e nella scelta dei nomi dovrebbero essere considerate le competenze degli eletti (come peraltro raccomanda il codice civile) e non la loro forza da leader sindacali. Dovrebbero essere inoltre vietati i doppi incarichi. Accolti tali principi e definito il rapporto di forza all’interno delle componenti ogni raggruppamento potrebbe indicare i suoi candidati. Oppure, elaborando l’idea di Riccardo, ogni raggruppamento potrebbe scegliere i candidati di quello altrui. Forse è un po' originale (è di una “lateralità” assoluta) ma si potrebbe tentare. Va aperta inoltre una riflessione più profonda sull’efficacia dell’attuale sistema che vede i giornalisti dirigere in prima persona il loro ente di previdenza. Su questo sapete come la penso _ sarebbe preferibile affidare la gestione a manager professionali nominati (e licenziati) da un consiglio di sorveglianza partecipato da giornalisti ed editori _ e non vi annoio ulteriormente.
Sono tornato troppo tardi dalle vacanze natalizie per partecipare alla discussione del documento di “componente”. Detto tra noi non mi sembra particolarmente exciting.
Buon anno a tutti
Riccardo Sabbatini
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da www.francoabruzzo.it
INPGI/ Proposta di Ezio Chiodini per evitare il commissariamento
“Consiglieri di amministrazione i giornalisti più votati dai colleghi”
Apprendo, soprattutto via Internet, che per quanto riguarda il Consiglio di amministrazione dell’Inpgi si è ancora in alto mare. Nel senso che non si è ancora riusciti a nominare i consiglieri d’amministrazione e neppure, ovviamente, a scegliere il nuovo presidente dell’Istituto. La cosa mi fa riflettere. E mi conferma nella mia convinzione che c’è qualcosa che non va all’Inpgi. Soprattutto, non va questo clima di assalto alla diligenza, in virtù del quale non si pensa affatto a impostare un vero piano previdenziale da sottoporre alla categoria, non si pensa affatto alle “regole del gioco”, non si riflette affatto sulle “anomalie” (diciamo pure iniquità) che ci sono nello statuto sociale e che impediscono, per esempio, votazioni veramente democratiche e rappresentative, oltre che proporzionali. No. Non si fanno programmi, si pensa quasi esclusivamente al potere, alle cordate, ai gruppi… Con una logica strettamente politica e sindacale.
Eppure… Eppure le votazioni per l’istituto non avvengono per lista. Nel senso che viene votata la persona, il candidato, il quale appare solo formalmente su una lista. Ma le liste in quanto tali (vorrei dire i “partiti”) non compaiono nelle elezioni per l’Inpgi. Ripeto: si possono votare soltanto le persone.
E allora ecco che mi è venuta un’idea: perché non consideriamo membri del consiglio di amministrazione dell’istituto i nostri colleghi più votati nelle ultime elezioni? Così facendo non solo il consiglio sarebbe già di fatto nominato ma rappresenterebbe, inoltre, le reali volontà degli elettori in quanto composto dai membri “più votati”. Credo che una soluzione del genere sarebbe veramente democratica e potrebbe essere sottoscritta da tutti.
Ezio Chiodini
I 10 giornalisti più votati + i 6 membri designati.
Campania: 1) Lino Zaccaria - Alleanza Inpgi.Sicambia - voti 361.
Emilia Romagna: 1) Giovanni Rossi -Autonomia e Solidarietà/Giornalisti Uniti - voti 140.
Lazio: 1) Pierluigi Roesler Franz - Alleanza Inpgi.Sicambia - voti 932; 2) Silvana Mazzocchi - Alleanza Inpgi.Sicambia - voti 816.
Lombardia: 1) Giovanni Negri - Alleanza Inpgi.Sicambia - voti 772; 2) Paolo Chiarelli - Alleanza Inpgi.Sicambia - voti 769.
Sardegna: 1) Franco Siddi - Autonomia e Solidarietà/Giornalisti Uniti - voti 132
Trentino-Alto Adige: 1) Tony Visentini - Autonomia e Solidarietà/Giornalisti Uniti - voti 136
Veneto: 1) Gabriele Cescutti - Autonomia e Solidarietà/Giornalisti Uniti - voti 168.
Pensionati: 1) Letizia Gonzales - Autonomia e Solidarietà/Giornalisti Uniti – voti 769.
Fnsi: Paolo Serventi Longhi, segretario generale, designato.
Inpgi-2: Massimo Marciano - Autonomia e Solidarietà/Giornalisti Uniti - voti 923, designato.
Fieg: avv. Giancarlo Zingoni e dott. Roberto Cilenti, designati.
Presidenza del Consiglio dei Ministri: prof. Mauro Masi, designato.
Ministero del Lavoro: Avv. Maurizio Bernasconi, designato.
Conclusioni: il Consiglio d’amministrazione risulterebbe formato da 7 esponenti di Autonomia e Solidarietà/Giornalisti Uniti; da 5 esponenti dell’Alleanza Inpgi.Sicambia; da 2 ministeriali e da 2 rappresentanti della Fieg. Per evitare il commissariamento basterà scegliere uno dei 10 giornalisti più votati come presidente di garanzia dell’Istituto.