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Previdenza. Decreto in
dirittura: l'annuncio
al convegno dell'ente
dei dottori commercialisti

Casse e Fondi, stesse regole

L'Economia: si passa dai limiti quantitativi ai processi di investimento - Anedda (Cnpadc): «Approccio condivisile» Sul ruolo della Covip i rischi di eccessiva frammentazione dell'attività di vigilanza

di Salvatore Padula
Il Sole 24 Ore 10/5/2012

ROMA. Il ministero dell'Economia stringe i tempi sulla revisione di criteri e limiti di investimento dei fondi pensione. Il percorso di adeguamento del decreto 703/96 è praticamente concluso ed entro fine mese la bozza del testo verrà pubblicata in consultazione. Inoltre, la nuova impostazione si applicherà anche alle Casse di previdenza professionali, per le quali il Dl 98/2011, oltre ad aver attribuito alla Covip il controllo sugli investimenti, ha previsto la definizione - da parte dell'Economia - di nuovi criteri su investimenti, conflitti di interessi e banca depositaria.


L'indicazione è emersa ieri, a Roma, nel corso del «Forum 2012-In previdenza» organizzato dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti (Cnpadc). «Con il nuovo decreto - ha detto Alessandro Rivera, Capo direzione del sistema bancario e finanziario dell'Economia - ci sarà un cambio di approccio radicale. Il sistema attuale si fonda su limiti quantitativi, singole asset class e su vincoli percentuali di impiego del portafoglio. L'architrave futura sarà invece incentrata su due cardini: proporzionalità e proceduralizzazione, quindi su processi di investimento».


Naturalmente, sarà necessario tenere conto delle peculiarità delle Casse, sulle quali il ministero introdurrà una serie di aggiustamenti. In particolare, ha detto Rivera, «dovremo disciplinare il tema della banca depositaria; valutare se con questo decreto debba essere disciplinato il processo di selezione del gestore e i contenuti delle convenzioni; fare un approfondimento sul tema dell'Asset-Liability Management, perché nel caso delle Casse ci sono obblighi di erogazione di prestazioni certe, che impongono una gestione integrata attivo-passivo». Infine, per le Casse sarà studiata una normativa transitoria, per riportare gli investimenti in essere in linea con i nuovi criteri.


«Un'impostazione certamente apprezzabile» secondo Walter Anedda, presidente della Cnpadc, il quale ha auspicato che lo stesso approccio della consultazione pubblica venga adottato anche quando sarà pronto lo specifico provvedimento sulle Casse.


La giornata di ieri ha, comunque, offerto molti spunti di dibattito sul tema degli investimenti previdenziali, specie in relazione ai controlli. Sul nuovo ruolo affidato alla Covip, Anedda non ha mancato di sottolineare il pericolo che questa attività sia aggiuntiva in uno scenario di verifiche e verificatori già alquanto frammentato.


Preoccupazione, quella dell'eccesso di controllori, giunta dallo stesso presidente della Covip, Antonio Finocchiaro, che ha auspicato una revisione complessiva del sistema attuale, finalizzata a un'attribuzione più lineare dei compiti di verifica. La Covip avrà supervisione su un patrimonio complessivo di 130-140 miliardi (Casse e Fondi), sui quali - ha ricordato Finocchiaro - si è da tempo accesa l'attenzione di gestori e altri soggetti, con suggerimenti per incrementare investimenti non tradizionali. «La Covip ha più volte richiamato i temi dei costi, delle professionalità, della serietà, della valutazione dei criteri di contabilizzazione degli attivi. Occorre attenzione - ha aggiunto Finocchiaro - perché non va scordato che Casse e Fondi non sono "fondi finanziari" ma devono restituire agli assicurati un reddito nel medio-lungo periodo».


Sullo sfondo, per le Casse, il grande tema della sostenibilità, chiamato - entro settembre - al test (molto contestato) imposto dal decreto salva-Italia, sulla tenuta dei bilanci a 50 anni, basata sul solo equilibrio previdenziale (senza considerare il patrimonio e con un'incognita sui rendimenti).


«L'unica modalità coerente per valutare la sostenibilità - ha concluso Giampaolo Crenca, presidente del consiglio nazionale degli attuari - è quella di prendere come riferimento il bilancio tecnico attuariale, che tiene conto anche del patrimonio, dei relativi proventi e delle spese generali».


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IL SOLE 24 ORE  1075/2012


Il Governo. Le indicazioni dei ministeri vigilanti


«Autonomia ma con i conti a posto»


 


di Maria Carla De Cesari


«Le casse sono chiamate ad alzare il livello della sostenibilità misurando l'equilibrio dei saldi previdenziali – le entrate per contributi e le uscite per pensioni, oltre ai rendimenti sui patrimoni – in un orizzonte di 50 anni. Il traguardo è ambizioso, va portato avanti con moderazione e con attenzione all'autonomia». Il vice ministro del Lavoro Michel Martone legge il suo intervento dal palco del teatro Capranica a Roma e conferma - al «Forum in previdenza», organizzato dalla Cassa dei dottori commercialisti - gli impegni che attendono nell'arco di pochi mesi gli enti dei professionisti.


Dal ministero del Lavoro, rispetto al percorso a ostacoli e per certi versi ignoto che riguarda le Casse, arriva solo la promessa di «moderazione» nella valutazione dei problemi collegati ai bilanci tecnici a 50 anni. Nel back stage, dallo staff del ministero si apprende che le direttive per i bilanci tecnici sono all'esame del ministro: si tratta di connettere la normativa consolidata sul monitoraggio cui sono tenute le Casse con le nuove regole stabilite dal decreto legge 201/2011. Martone riconosce che dalla Casse sono stati fatti passi avanti, per esempio con il passaggio di alcuni enti al contributivo pro rata. Il processso virtuoso, però, deve andare avanti, anche con «accorpamenti gestionali».


Alla fine della mattina, l'approccio di Vittorio Grilli, vice ministro dell'Economia, ha un tono un po' diverso. Le Casse, certo, rientrano nella riforma del Welfare ma occorre prestare «ascolto». Riconosce Grilli: c'è «capacità professionale e tecnica, abbinata all'autonomia». Inoltre, le Casse possono esercitare un ruolo importante nel circuito della fiducia: le scelte di investimento «possono aiutare la crescita».


Giorgio Jannone, presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti di previdenza, in apertura dei lavori ammette che non è stato facile imporre a qualche Cassa criteri di trasparenza negli investimenti. Dopo il crack Lehman, tuttavia, la Commissione ha insistito perché gli investimenti diano rendimenti certi, a garanzia delle prestazioni. Detto in questi termini sembra quasi una richiesta impossibile, come sottolinea il vice presidente della Cassa dottori commercialisti, Luca Bicocchi, tra gli intervenuti alla seconda tavola rotonda, assime – tra gli altri – a Silvia Ardagna (Goldman Sachs), Matteo Del Fatte (Cdp investimenti Sgr), Marco Valerio Morelli (Mercer Italia). Tuttavia, le Casse stanno lavorando sui processi di gestione degli investimenti, sull'analisi del rischio, sul monitoraggio delle scelte. Andrea Camporese, presidente dell'Adepp (l'associazione che riunisce le Casse) insiste sulla necessità della «crescita»: il destino delle Casse e della previdenza è collegato a quello del Paese. Per questo – condivide Manlio Lostuzzi, vice direttore di Assicurazioni Generali – non basta rincorrere «non la solvibilità giuridica».


 


 


 


 


  





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