LIBRI:TRA GUERRA E PRIGIONIA, UN'ODISSEA IN FORMA DI DIARIO
GREGORIO CORIGLIANO RITROVA E PUBBLICA LE MEMORIE DEL PADRE ufficiale combattente di Libia
Catanzaro, 15 maggio 2012. Storia di un italiano tra guerra e prigionia, delle sue vicissitudini, comuni a tanti altri come lui in quel triste periodo. E' il racconto che emerge dagli otto anni di lontananza dalla Calabria e dal suo paese, San Ferdinando di Rosarno, di Antonino Corigliano, sottotenente del 157/mo Fanteria Cirene.
A trasformare in un libro momenti di memoria privata è il giornalista Gregorio Corigliano che ha dato alle stampe il volume "I diari di mio padre 1938-1946" edito da Pellegrini, con prefazione di Vittorio Zucconi. E così, ad emergere, sono gli scampoli di vita di uno dei tanti ragazzi spediti prima in Libia per la colonizzazione della Cirenaica e poi piombati nel gorgo della sconfitta tra i reticolati di Yol (Kangra Valley), in India.
A distanza di alcuni anni, Corigliano, già caporedattore del Tgr Calabria, ha riscoperto e riletto quei diari lasciatigli dal padre quando era lui ancora ragazzino. "Ho saputo della loro esistenza - confida Corigliano nell'introduzione – a dodici/quindici anni. Me li aveva dati mio padre quando ero alle medie, ma solo per farmi capire quale e cosa era stata la sua vita". In quelle pagine molto sofferte (dalla Romagna fino in Libia e poi, infine, in India) si snoda, così, l'avventura della vita (otto anni e più), della giovinezza di uno dei tanti ragazzi strappati alle loro radici e alle speranze dell'età e costretti e sacrificare parte della propria gioventù sull'altare delle fallite aspirazioni da grande potenza coloniale.
Un racconto lungo: dal settembre del 1938 fino ai primi mesi del 1946, passando per la sconfitta del gennaio 1941 quando anche per il giovane ufficiale iniziò l'odissea della prigionia in India. "In quegli anni ormai lontanissimi – scrive Corigliano - mio padre ebbe la forza di scrivere 'i suoi lunghi diari' per se stesso ma soprattutto per i suoi parenti e per quanti avessero avuto voglia di leggere la sua 'odissea'".
E nella prefazione al volume, Vittorio Zucconi, editorialista di Repubblica dagli Stati Uniti e scrittore di successo, nella vicenda del sottotenente calabrese fa rivivere suoi ricordi privati e personali a conferma di una vicenda che ha accomunato l'Italia dal Nord al Sud del Paese: "é il filo dell'appartenenza alla stessa storia - riconosce Zucconi - vissuta nella diversità umana che le guerre cercano di mescolare e appiattire e consumare nello stesso crogiolo ma che non riescono mai ad annullare, che si tratti di deserti, steppe, caserme, tradotte, carri armati, campi di prigionia o nidi di mitragliatrici". (ANSA).
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