La Corte di Strasburgo condanna perquisizioni e sequestro di agende nelle redazioni. Non è la prima volta che accade.
data 15 maggio 2012. Un ulteriore paletto a salvaguardia del diritto-dovere di cronaca in capo al giornalista e, più in generale, a tutela della libertà di stampa, viene posto da una pronuncia della quinta Sezione della Corte europea. Il tema è delicatissimo: quello della possibile compressione dei diritti di libertà per chi esercita questa professione. Accogliendo il ricorso n. 30002/08, i giudici europei hanno stabilito che «misure come la perquisizione nel domicilio del giornalista e nella redazione, il sequestro di agende e di supporti informatici hanno l’effetto di dissuadere la stampa dal fornire alla collettività notizie scottanti». E il diritto a conoscere la verità fino in fondo, spiegano i magistrati, non solo va difeso, ma rappresenta anche un baluardo della nostra democrazia. Di fronte a una questione così sensibile, anche le autorità di pubblica sicurezza e l’ordine giudiziario devono fare un passo indietro: se i magistrati, infatti, «ordinano perquisizioni nei luoghi di lavoro, dispongono il sequestro di documenti annotati dal giornalista e di supporti informatici è certa la violazione del diritto alla libertà di espressione garantito dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E questo – tiene a rimarcare la Corte europea – anche quando i provvedimenti sono ordinati da un giudice istruttore e previsti dalla legge interna con l’obiettivo di preservare alcuni valori come la presunzione d’innocenza». Perché i giornalisti non emanano sentenze, ma si limitano a informare l’opinione pubblica. Un compito così fondamentale per la società non può essere accantonato neanche per un istante e per nessuna ragione. Anzi, il ruolo degli operatori dell’informazione, in questa direzione, va sempre più sostenuto e incentivato.
In http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/5380_la_rettifica_non__un_obbligo_no_a_perquisizioni_e_sequestri_di_materiale_ai_giornalisti/
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