Caro Abruzzo, nel leggere il tuo "Notiziario 31/1/2012-bis" sono rimasto allibito: quando ho iniziato a fare il giornalista mi hanno insegnato a verificare le notizie e, prima di pubblicarle, a offrire la possibilità di replica alle persone che vengono citate. Si tratta delle basi minime del giornalismo, contenute nelle carte deontologiche della professione. Mi sorprende e mi amareggia che il nuovo modo di fare giornalismo, tanto di moda negli ultimi anni, abituato a pubblicare ogni cosa senza alcun controllo, abbia contagiato anche un professionista di lunga esperienza come te che, nel suo curriculum, cita sempre la ventennale presidenza dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, organo tenuto a vigilare sul rispetto della deontologia.
Non mi resta che prenderne atto con tristezza, chiedendoti, ai sensi della legge sulla stampa e delle norme deontologiche della professione di giornalista sul dovere di replica e rettifica, di pubblicare e diffondere integralmente, con lo stesso risalto, la presente comunicazione, compreso il titolo.
Se ti fossi informato, come avresti dovuto, ti sarebbe stato spiegato che il signor Costa da alcuni anni continua ad inviare mail offensive, dal contenuto spesso diffamatorio, nei confronti di alcuni colleghi; mail che non vengono pubblicate dagli organi d’informazione della provincia di Rovigo proprio per il loro contenuto e il linguaggio utilizzato, sicuramente non consono ad un giornalista iscritto all’Ordine professionale.
Il collega è già stato richiamato con avvertimento verbale da altro Ordine che, a seguito di presentazione di istanza di ricusazione, si è occupato del caso relativo alle offese rivolte dal signor Costa ad alcuni colleghi.
Cito un solo episodio che ritengo possa far comprendere la situazione:
il signor Costa è talmente prolifico di segnalazioni che, in passato, presentò un esposto perfino quando un quotidiano pubblicò la notizia contenuta in uno dei suoi comunicati stampa (dimostrazione, se necessario, che le sue iniziative non vengono sistematicamente censurate), contestando il fatto che l’articolo giornalistico non riportava in calce la sua firma. Intendo la firma del signor Costa, autore del comunicato stampa. La vicenda si commenta da sola.
I numerosi esposti inoltrati dal signor Costa sono sempre stati presi attentamente in esame dal Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Veneto il quale ha trasmesso gli atti ad altri Ordini competenti territorialmente in relazione alla posizione di alcuni direttori, e si è pronunciato sui casi di propria competenza non ravvedendo alcun comportamento di rilevanza disciplinare a carico dei giornalisti oggetto delle segnalazioni, in quanto le scelte operate rientravano nell'ambito dell'esercizio di una legittima discrezionalità nella selezione delle notizie da pubblicare.
Sono convinto che tra colleghi bisognerebbe evitare querele o cause civili per risarcimento danni, tantè che finora non è stata assunta alcuna iniziativa giudiziaria in risposta ai continui attacchi ingiustificati del signor Costa (rivolti anche nei miei confronti e nei confronti dell'Ordine del Veneto), nella speranza che fossero destinati a cessare, in particolare dopo che il signor Costa ha presentato le sue scuse, nell'ambito del procedimento a suo carico conclusosi con avvertimento verbale. Ma, al contrario, l'azione diffamatoria e lesiva dell’onore dell’Ordine dei giornalisti del Veneto prosegue; anzi si è diffusa ulteriormente attraverso la notizia che hai voluto trasmettere nel tuo Notiziario senza alcuna verifica preventiva. Di conseguenza mi vedrò costretto a valutare le iniziative necessarie da intraprendere a tutela dell’istituzione che presiedo.
Cordialmente
Il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Veneto Gianluca Amadori
Nota. A parte i toni, le notizie diffuse da Costa sono notizie o no? Questo è il punto. Perché non sono state pubblicate pur depurate dai toni? Ho dato risalto al silenzio relativo alle notizie sui rom/sinti perseguitati da Hitler, notizie che mi colpiscono profondamente. Amadori conosce da tempo il rispetto che ho sempre portato e che porto all’Ordine fratello del Veneto. Nella mia azione c’era soltanto sete di verità. La notizia pubblicata non aveva bisogno di verifiche: la denuncia di Costa, infatti, nasce dalla non pubblicazione di notizie sui rom/sinti. Il nocciolo duro della denuncia non viene smentito. E’ vero, quindi, che Costa è stato censurato. A Rovigo probabilmente è mancato un briciolo di comprensione di cui c’è bisogno quando il confronto verte su una tragedia terribile e disumana. FRANCO ABRUZZO
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CI SCRIVE ROBERTO COSTA,
DIRETTORE DI “BIANCONERO”.
I silenzi della stampa locale
sullo sterminio dei rom/sinti:
è polemica a Rovigo. Chiamato
in causa l’Ordine del Veneto
sui silenzi dell’informazione.
In http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=8269