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Stampa

EDITORIA: PROTESTA
MULTIMEDIALE PER CITY,
OCCUPATO IL SITO

Roma, 24 gennaio 2012. La redazione di City, riunita in assemblea, ha proclamato lo stato di agitazione permanente e varato un pacchetto di «proteste multimediali: occupazione del proprio sito web, profilo facebook, colonna degli sms». L'iniziativa - si legge in una nota del cdr - «è stata decisa dalla redazione dopo l'annuncio della sospensione delle pubblicazioni del quotidiano free press di Rcs Mediagroup entro la fine di febbraio. Da oggi quindi sia sul sito del giornale che su Facebook sono disponibili gli aggiornamenti sullo stato della protesta. Chi vuol dire 'no alla chiusura di City' può scrivere all'indirizzo city rcs.it o mandare un sms al 342411173: i messaggini saranno pubblicati sul giornale». «La redazione - si legge ancora - ha anche deciso di sospendere i turni di ribattuta e si scusa con i lettori che non potranno avere a disposizione sul giornale del giorno dopo le notizie di tarda serata, come i risultati delle partite di calcio. Il cdr ringrazia tutti i colleghi e i lettori per la tangibile dimostrazione di solidarietà dimostrata nei confronti di chi lavora a City». (ANSA).


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(da www.alg.it)


City, i redattori si inventano la prima occupazione digitale



di www.alg.it


Come se si trattasse solo di tirare giù una serranda. E tanti saluti; senza alcun preavviso ufficiale (pettegolezzi e voci di corridoio a parte). Così Rcs MediaGroup, uno dei più grandi gruppi editoriali d’Italia e d’Europa, ha deciso di farla finita entro febbraio 2012 con City (che controlla al 100%) e con le persone che - direttamente o indirettamente - ci lavorano: 19 giornalisti, una ventina di poligrafici, una cinquantina di collaboratori, più di duecento strilloni.


Il quotidiano free press, varato nel 2001, ha oggi quasi 1.700.000 lettori (in crescita) e otto edizioni (fino a pochi mesi fa erano 10), diffuse in altrettante grandi città, da Nord a Sud (Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari). In questo momento City è al sesto posto tra i quotidiani più letti (dati ufficiali certificati). Un giornale gratuito, il cui obiettivo è spiegare a tutti, in modo semplice, i fatti complessi che accadono nel nostro Paese e nel mondo. Un giornale dedicato ai pendolari, che hanno alcune decine di minuti di tempo per leggere mentre si recano al lavoro. Dedicato anche a tutti coloro che non possono acquistare un quotidiano ogni giorno; ai pensionati; ai più giovani; ai tanti nuovi cittadini italiani giunti dall’estero nelle nostre città per vivere onestamente: anche grazie a City hanno imparato la nostra lingua.


Le ragioni della chiusura? Rcs MediaGroup addebita tutto al calo del fatturato pubblicitario, che ha colpito i media italiani e in modo particolare i free press. Gli investitori pubblicitari hanno deciso, in tempi di vacche magre, di tagliare le inserzioni sulla stampa gratuita, a torto o a ragione. Cosicché il bilancio di City è andato in rosso negli ultimi anni, segnati dalla crisi economica. C’è da chiedersi però cosa Rcs abbia fatto per risalire la china: gli investimenti, economici e di idee, per rilanciare il quotidiano sono stati quasi pari a zero, al di là dell’annuale ripianamento del debito. L’impressione netta è che Rcs abbia deciso semplicemente di non puntare più sulla free press e di lasciare che la benzina di esaurisse, per poi rottamare la testata.


Hanno ragione le rappresentanze sindacali dei periodici Rcs che, nell’esprimere solidarietà ai lavoratori di City, hanno scritto: “Questa scelta, molto grave, si affianca ad altre decisioni ‘demolitive’ (vendita di Flammarion, prosecuzione per altri due anni dello stato di crisi alla Divisione Periodici, assenza di nuovi progetti) e dimostra, ancora una volta, che la logica aziendale, ormai da lungo tempo, è orientata unicamente a ‘perdere pezzi’, rischiando così di uscire da una vera dimensione imprenditoriale. Già nel corso del 2011 Rcs MediaGroup ha cercato di vendere sei testate della ex Periodici, sulle 14 presenti, oltre a due testate della ex Segesta, a un editore di dubbia fama e di deboli capacità economiche come Farina (che si avvaleva, tra l’altro, della collaborazione di Luigi Bisignani). Sfumato l’affare, Rcs MediaGroup ha attivato una serie ininterrotta di tagli e di ‘ridimensionamenti’, che rischiano di ridurre ai minimi termini le testate in difficoltà”.


Hanno ragione anche i cdr di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport che, nel chiedere ufficialmente che i giornalisti di City siano collocati nelle altre testate del gruppo, hanno scritto: “I motivi di queste scelte appaiono, purtroppo, evidenti. L’investimento in Spagna nel gruppo editoriale Recoletos è stato un flop di dimensioni colossali: indebitamento con il sistema bancario di un miliardo di euro, crollo del fatturato in pochi anni e un valore contabile che oggi supera di poco la metà dell’investimento iniziale. Ora siamo davanti a un bivio: o una ricapitalizzazione da parte degli azionisti – gli stessi che nel 2007 hanno votato all’unanimità per l’investimento in Spagna – o la vendita dei gioielli di famiglia. Operazione di corto respiro, forse un maquillage per i conti nel breve periodo ma sicuramente una follia dal punto di vista organizzativo e industriale, con una pesante ricaduta sui conti a medio e lungo termine. E mentre all’esterno si auspica una modernizzazione basata su liberismo, mercato e meritocrazia, all’interno si premia chi ha realizzato politiche che hanno portato verso il baratro”.


Ma c’è anche un altro aspetto, non secondario, nella scelta di Rcs. Un aspetto colto nel comunicato dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti: “Non si può accettare che uno dei gruppi editoriali più importanti imponga - da un giorno all’altro - la chiusura di un quotidiano (tra i più letti in Italia) senza alcun preavviso e senza aver avviato un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali. Un atteggiamento che, oltre tutto, sembra voler aprire la strada ad analoghe unilaterali prese di posizione da parte di Rcs”.


Perché, per la prima volta nella storia delle relazioni sindacali all’interno del gruppo, la comunicazione della scelta di chiudere City, fatta al cdr il 23 gennaio scorso, è stata improvvisa e lapidaria: senza che l’azienda si sia voluta prendere alcun impegno per quel che riguarda l’assunzione dei lavoratori in altre testate e settori del gruppo, a quanto pare destinati - salvo eventuali fortuite eccezioni - alla mobilità e alla cassa integrazione. Eppure il Contratto nazionale di lavoro, nel Protocollo di consultazione sindacale, prevede esplicitamente che siano “verificate le occasioni di mobilità nell’ambito di altre testate pubblicate dalla stessa azienda editoriale”.


Lo stesso protocollo, per fortuna, prevede una consultazione obbligatoria con i sindacati: “Dovrà esaurirsi, salvo diverso accordo tra le parti, entro 25 giorni dalla data di richiesta di attivazione”. I 25 giorni scadranno il 17 febbraio: da quella data ogni giorno sarà buono per interrompere le pubblicazioni.


Ovviamente i redattori di City non sono stati con le mani in mano: hanno subito dichiarato lo stato di agitazione e, forse per la prima volta nella storia delle rivendicazioni sindacali, hanno deciso di occupare il sito web del giornale e il suo profilo ufficiale su Facebook, che ora ospitano notizie sulla vertenza. Una forma di lotta che è già stata commentata anche da media stranieri. Occupata anche la colonna destinata, sul giornale cartaceo, agli sms dei lettori, invitati ogni giorno a rispondere alla domanda “City chiude dopo 11 anni. Sono a rischio oltre 300 posti di lavoro, tra persone assunte, collaboratori, strilloni, stampatori. Cosa ne pensate?”.


Le risposte sono pubblicate quotidianamente. I giornalisti di City contano molto sulla solidarietà degli altri colleghi del gruppo Rcs, già testimoniata dai comunicati dei loro cdr. Intanto arrivano al giornale - con telefonate, email, lettere, messaggi su Facebook e Twitter - tantissimi segnali di solidarietà, amicizia e stima da parte di migliaia di lettori. Una soddisfazione grande per i giornalisti e gli altri lavoratori. Associata ad una grande preoccupazione per il futuro del loro lavoro e quindi della loro vita.


In http://www.alg.it/alg1/?p=2915


 


 


 


 





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