Romania: giornalisti attaccati e picchiati durante proteste, pestati sia dalla polizia sia dai manifestanti
21 gennaio - La rappresentante per la libertà di stampa dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) Dunja Mihatovic ha condannato oggi i recenti attacchi nei confronti di giornalisti e operatori durante le manifestazioni degli ultimi giorni e ha chiesto al governo che vi sia un’approfondita inchiesta. Diversi giornalisti sono stati aggrediti durante le manifestazioni. “Sono particolarmente preoccupata per il fatto che la polizia abbia ripetutamente attaccato giornalisti, tra i quali Cristian Zarescu di Romania tv e Lucian Negrea del sito d’informazione DC News”, ha detto Mijatovic. La rappresentante ha denunciato anche attacchi da parte dei dimostranti, come il caso della troupe di Antena 3 formata da Adrian Anghel, Alexandru Capraru e Petre Nichita. Ancora, manifestanti hanno preso a sassate un’auto della tv pubblica romena TVR. “I giornalisti - ha affermato Mihatovic - devono essere liberi di raccontare gli eventi pubblici, comprese proteste e manifestazioni. Il compito della polizia è proteggerli, non aggredirli. Io chiedo alle autorità romene di indagare su questi attacchi e garantire che i colpevoli siano portati di fronte alla giustizia”. (fonte: TMNews)
Bielorussia: paura della Web
21 gennaio - Sorveglianza totale sulla società, sui media e ovviamente su Internet. È questo il sogno di Alexander Lukashenko, presidente dell'ultima dittatura d'Europa, che da qualche giorno é ancora di più sotto il suo controllo. La nuova legge sull’utilizzo della Rete in Bielorussia va proprio in questa direzione, obbligando tutte le aziende e gli imprenditori che operano nel Paese a usare domini bielorussi e non esteri. Sia che si tratti di servizi, effettuare vendite o anche solo scambiare messaggi e-mail. Ufficialmente è un provvedimento per combattere l'evasione fiscale e obbligare anche i gruppi stranieri a pagare le tasse in Bielorussia. Come comunicato dal governo di Minsk si vogliono sviluppare condizioni favorevoli per le entità economiche in Bielorussia, al fine di rendere trasparenti le transazioni on line e di tutelare gli utenti bielorussi da contenuti di natura illecita. Il riferimento è a siti pornografici o violenti. In realtà alcuni esperti temono che si tratti dell'ennesimo giro di vite contro la libertà di stampa e sotto la scure della legge potrebbero cadere i siti di informazione antiregime che hanno sede all'estero. Nei punti Internet pubblici inoltre gli utenti dovranno essere registrati e sono previste multe sino a un centinaio di euro per i provider e i gestori considerati responsabili di eventuali violazioni, che lasceranno cioè connettere i loro clienti a siti esteri. Non è però ancor ben chiaro quali saranno davvero le conseguenze pratiche della nuova legge per i social network come Facebook e Twitter. Lukashenko teme la protesta che corre su Internet, preoccupato dal ruolo che la Rete ha avuto nella primavera araba. E visto che anche nella vicina Russia l’opposizione contro Putin utilizza come punto di ritrovo preferito proprio il Web, creando qualche preoccupazione quando è scesa in massa per le strade di Mosca, è forse meglio cercare di mettersi al riparo. Anche se forse è già troppo tardi. Alla versione russa di Facebook, V Kontakte, sono iscritte circa 2 milioni di persone, un quinto della popolazione bielorussa, e secondo gli analisti vietare totalmente l'utilizzo di questi siti sarebbe controproducente e scatenerebbe l'ira anche di chi non si interessa di politica. Se cioè si arrivasse davvero a Minsk a dare un taglio netto al Web, allora per Lukashenko i guai potrebbero aumentare. Per Evgeny Morozov, il guru bielorusso diventato famoso in tutto il mondo per il suo libro The Net Delusion - The Dark Side of Internet Freedom, il vero problema sta invece altrove. Nel fatto cioè che i sistemi autocratici si servono di tecnologie occidentali per controllare il Web, senza contare che il ruolo dei social network nelle rivoluzioni è ampiamente sopravvalutato.
21 gennaio - Marocco: censurato “Le Nouvel Observateur” per aver pubblicato una raffigurazione di Maometto
21 gennaio - Russia: giornalista di opposizione accoltellato a Mosca
Pakistan: ucciso giornalista mentre pregava in moschea
19 gennaio - Un giornalista pakistano che collaborava con la radio Usa 'Voice of America', Mukarram Khan Atif, è stato assassinato con tre colpi di pistola mentre pregava in una moschea di Shabqadar, nei pressi della città di Peshawar, nel Pakistan settentrionale. Secondo una fonte della polizia locale, citata dal quotidiano 'The Express Tribune', a sparare sarebbe stato un uomo non ancora identificato e nell'incidente sarebbe rimasto ferito anche l'imam della moschea, Nasruminallah. Il giornalista ucciso aveva 43 anni ed era da poco tornato con la famiglia a Shabqadar, nel distretto di Charsadda, dopo essersi allontanato per alcuni mesi a causa delle continue minacce da parte di militanti delle tribu' locali. Mukarram Khan Atif lavorava per l'emittente 'Dunya' e il servizio in lingua pashtun di 'Voice of America'.
L'Unione Europea bacchetta l'Ungheria
19 gennaio - In difesa del pluralismo dei media. Neelie Kroes, commissaria europea per l'agenda digitale, ha scritto una lettera a Tibor Navracsics, l'ungherese vice capo del governo nonché ministro per la Pubblica amministrazione e la giustizia. La Kroes ricorda al politico la necessità che la libertà di stampa e dei media venga rispettata. "Il rispetto della libertà dei media e del loro pluralismo non riguarda solo l'applicazione tecnicamente corretta della legislazione Ue e nazionale – spiega la commissaria – ma anche, e in modo più importante, l'attuazione e la promozione nella pratica di questi principi fondamentali". Nello specifico, nella lettera la Kroes manifesta le sue preoccupazioni nate dalla decisione del governo di non rinnovare diverse licenze di stazioni radiofoniche. Chiaramente è ambito nazionale stabilire il numero delle autorizzazioni relative ai network di comunicazioni elettroniche, ma il procedimento deve comunque avvenire in base a procedure aperte, trasparenti e non discriminatorie. Queste condizioni sono fondamentali e, qualora non siano rispettate, l'Unione può intraprendere un'azione legale contro il paese. L'Ungheria torna così nel mirino dell'Ue e della Kroes, che già a fine 2010 si era trovata a scrivere una lettera al governo magiaro, in difesa della libertà di stampa e contro la legge bavaglio che sarebbe entrata in vigore il primo gennaio del 2011. Le parole della commissaria non ebbero alcun riscontro iniziale, ma, poi, sotto pressione dell'Unione, il governo decise di modificare la norma. (fonte: Informa)
Information Safety and Freedom
Analisi, documenti e notizie sullo stato di salute della libertà di stampa