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Stampa

Referendum:
Riotta sfiduciato
da 171 redattori
su 244 votanti
(6 schede bianche).

Milano, 4 febbraio 2011. 171 dei 244 redattori (sui 268 aventi diritto al voto) che hanno partecipato (91,04%)alla consultazione hanno sfiduciato il direttore Gianni Riotta. 6 le schede bianche (pari al 2,46% dei votanti). Referendum impietoso per il direttore de “Il Sole 24 Ore”: i 171 no sono pari al 70,08% dei votanti. Eppure il 1° maggio 2009, Riotta aveva ottenuto il gradimento dell’81,5 per cento dei redattori. Un crollo nei consensi senza pari. I suoi 67 sostenitori oggi sono il 27,46% del totale.
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Lo scontro di via Monte Rosa:
70 esuberi o tagli per 21 mln.
IL SOLE 24 ORE trattiene
il respiro: è in corso
il referendum su Riotta.
Il direttore tre ore prima
dell’inizio delle votazioni
ha convocato i redattori
e ha annunciato: “Sono
io il vostro futuro,
senza di me sarete soli”.
Il “comizio” non ha fatto presa.
Adesso tocca a Radio24,
agenzia Radiocor e periodici:
avranno lo stesso trattamento
del quotidiano economico.

cronaca di Francesco M. De Bonis

Milano, 3 febbraio 2011. "Aiutatemi ad aiutarvi". "Ho commesso molti errori, ma uno posso dirvi di no: non vi ho mai raccontato che torneremo all'età del latte e del miele del passato. Indietro non si torna". "D'ora in avanti se qualcuno qui dentro vi censura, telefonatemi: interverrò io". "Con me dalla vostra parte l'azienda tornerà a incontrarvi e apriremo insieme i cantieri sul piano industriale, senza di me sarete soli". "Vi prometto di ascoltarvi di più". "Il "garage" dell'innovazione è sempre stato aperto ai vostri contributi (urla dalla platea: "Balle!")". "Il CdR non ha capito, non esistono 70 esuberi, avete la mia parola che sinché sarò qui non ci saranno tagli al personale". "Anche i caporedattori e la direzione stanno meditando sulla necessità di fare dei sacrifici economici". "Ho convinto l'azienda a tornare ad aprire subito un tavolo con i vostri rappresentanti sindacali". "Avrei dovuto ascoltarvi di più".


Dopo un'ora di comizio improvvisato (dalle 15 alle 16), mentre si stava per aprire il seggio sul voto sulla fiducia o sfiducia, appena Riotta smette di parlare il CdR sale sul palco e cerca di fermarlo per chiedergli di assistere al dibattito ed eventualmente di rispondere alle domande dei colleghi. Ma lui se ne va irritato rispondendo malamente: "No, perché quando potevate non mi avete invitato a parlare in assemblea". Se questa è la nuova "apertura" alla redazione e la "nuova" comunicazione....


I giornalisti hanno deciso, - con 104 sì, 16 no e 5 astenuti -, di tenere oggi e domani una consultazione, con metodo segreto, per votare la fiducia o la sfiducia al direttore Gianni Riotta. In sintesi i redattori hanno deciso di «organizzare un referendum pro o contro il direttore Gianni Riotta». Riotta ha già incassato uno sciopero pressoché unanime il 12 gennaio “in segno di protesta per il mancato rispetto degli impegni presi da direzione e azienda con la redazione e per la continua mortificazione delle professionalità dei giornalisti”. Il 30 ottobre 2010 il Cdr ha trasmesso al direttore una lettera durissima nella quale si poteva leggere questo passaggio: “La redazione non capisce dove comincia e dove finisce l'innovazione di cui hai parlato, non capisce quali siano le vere priorità, non vede un'organizzazione del lavoro che coinvolga tutti, in modo orizzontale e trasparente”.


Lo sciopero immediato è stato indetto contro la proposta aziendale di «fare uno scambio fra l'ipotesi di 70 esuberi e la riduzione delle retribuzioni». Il quotidiano economico, quindi, tornerà domani in edicola e da domani l'edizione on-line sarà aggiornata. Il vertice societario del Sole 24 Ore ha comunicato l’altro ieri al Cdr del quotidiano che ci sono 70 esuberi e ha proposto come alternativa, per risparmiare 7 milioni di euro l'anno (pari all'11% del costo del lavoro giornalistico) di tagliare gli stipendi e in particolare di ridurre i benefit degli integrativi firmati da 25 anni ad oggi. Come risposta l'assemblea di redazione, ieri pomeriggio, giudicando «irricevibile» la proposta dell'azienda, ha proclamato lo sciopero immediato e affidato al Cda un pacchetto di altri 5 giorni di sciopero. «L'assemblea dei giornalisti del Sole 24 Ore - spiega una nota diffusa dal Cdr - considera irricevibile l'ipotesi prospettata dall'azienda di riduzione dell'organico del quotidiano di 70 giornalisti, in quanto contraddice quanto affermato dall'amministratore delegato in conferenza stampa solo pochi giorni fa, nella presentazione del piano industriale ed è in palese violazione con gli accordi sullo stato di crisi, siglati al ministero del Lavoro. Accordi finora onorati solo dalla redazione e non dall'azienda né dal direttore. L'assemblea pertanto mette formalmente in mora l'azienda e la direzione perchè provvedano al puntuale rispetto degli impegni sottoscritti. L'assemblea proclama un giorno di sciopero immediato e, nel confermare piena fiducia al Cdr, gli affida un pacchetto di ulteriori cinque giorni di sciopero, riservandosi ogni ulteriore iniziativa, anche legale, per far rispettare gli impegni assunti. Ritiene inoltre indispensabile dare comunicazione ufficiale all'esterno sulla grave situazione del Sole 24 Ore». La redazione del quotidiano economico ha anche deciso, attraverso il proprio Cdr, di valutare, come riferito,  anche il ricorso ad azioni legali nel caso in cui la proprietà decida di adottare un piano di ridimensionamento dell’organico.


Dopo la dichiarazione di sciopero immediato, il vertice societario del quotidiano ha precisato quanto segue:


1. L'azienda ha confermato nell'incontro con il CDR del primo di febbraio i contenuti del piano triennale del Gruppo 24 ORE, comprensivo di 50 milioni di euro di investimenti nel triennio, incentrato sull'obiettivo di riportare entro il 2013 la situazione economica ai livelli ante crisi; ha ribadito la volontà di agire sul rinnovamento del Quotidiano affidando al Direttore la realizzazione di nuovi prodotti e un piano di ulteriore rafforzamento dei contenuti in chiave digitale.


2. Al tempo stesso è stata ribadita la necessità di mettere in atto fin da subito un deciso piano di interventi volti ad abbassare i costi di struttura e di funzionamento per garantire la sostenibilità economica del Gruppo nel medio periodo.


3. Nell'ottica di una forte azione di contenimento dei costi che punta nel contempo alla salvaguardia dei livelli occupazionali, l'azienda ha proposto l'apertura di un tavolo per la messa a punto, attraverso il confronto con le Organizzazioni sindacali dei giornalisti, di un «Patto per l'occupazione», speculare e parallelo al piano triennale aziendale.


4. Tale Piano, che è totalmente rispettoso degli accordi che hanno portato alla dichiarazione dello stato di crisi del marzo 2010 e che si fonda sul rispetto di tutte le norme previste dal contratto nazionale di lavoro, ha l'obiettivo di evitare gli strumenti di gestione traumatica tipiche delle fasi di ristrutturazione aziendale. Più in dettaglio, la proposta formulata dall'Azienda prevede un deciso contenimento dei costi indotti da alcuni accordi aziendali, stipulati nel passato, e la sospensione di alcuni benefit di particolare onerosità. Alla luce di quanto sopra, risulta evidente quanto sia distante dalla realtà rappresentata e quanto inutilmente dannoso per il giornale l'atteggiamento assunto dall'assemblea dei giornalisti: non c'è infatti nessuna riduzione dell'organico di 70 unità.


5. L'azienda, sempre durante l'incontro con il CDR, ha ribadito la disponibilità ad un percorso di approfondimento e valutazione della proposta con l'obiettivo di individuare ulteriori modalità di intervento. L'azienda inoltre si è detta disponibile da subito alla introduzione di un meccanismo di recupero economico per i giornalisti legato al raggiungimento degli obiettivi del piano industriale che possa significativamente compensare gli effetti dell'intervento sul costo del lavoro.


6. L'Azienda ha auspicato e auspica ancora l'avvio di un percorso condiviso e costruttivo che tenga in considerazione il contesto di forte criticità del settore editoriale e la necessità di introdurre un modello di relazioni sindacali innovativo che accompagni il forte rilancio previsto dal piano industriale triennale approvato all'unanimità dal Consiglio di amministrazione.


Il Cdr  ha preso atto «con sconcerto» della replica dell'azienda al comunicato dell'assemblea. «Il tema degli esuberi e il loro numero - si legge in una nota del Cdr - sono stati introdotti del tutto inaspettatamente dall'azienda nel corso dell'incontro con il Cdr del primo febbraio per la presentazione del piano industriale 2011 - 2013». 


Nel 2001, Il Sole 24 Ore ha toccato le 430mila copie (di cui 180mila abbonamenti). Dieci anni dopo, secondo le comunicazione  del 26 gennaio della società alla Consob, la fotografia è questa: “La diffusione media giornaliera del quotidiano Il Sole 24 Ore è pari a 265.842 copie (media mobile 12 mesi, ottobre 2009 – settembre 2010). Il medesimo dato riferito al pari periodo 2009 evidenziava un numero medio di copie giornaliere diffuse pari a 306.550 (ADS media mobile 12 mesi, ottobre 2008 – settembre 2009). Si registra pertanto un calo pari a 40.700 copie medie, pari al -13,3%, performance relativamente migliore rispetto al mercato di riferimento. Infatti, sempre in base alle diffusioni ADS, il dato omogeneamente confrontabile relativo all’intero mercato dei quotidiani a pagamento, in sofferenza strutturale ormai pluriennale, evidenzia una flessione del -14,8%..... a settembre 2010 il numero puntuale di copie vendute in abbonamento (comprese nel totale di 265.842, ndr) è superiore a 140.000, con una riduzione di circa 8.800 copie pari al –5,9%


rispetto a dicembre 2009 e di circa 18.500 copie pari al – 11,7 % rispetto a dicembre 2008”.


La situazione è precipitata nel giro di un mese. Il Cdr ha incontrato il 17 e il 22  dicembre prima e successivamente  i vertici dell'azienda, l'amministratore delegato Donatella Treu, il direttore generale Gianni Vallardi e il direttore delle risorse umane Gianluca Perin (gli stessi del confronto di ieri). Nella relazione  (datata 23 dicembre 2010) del Cdr alla redazione si legge: “Alla luce dell'attuale valutazione sulle prospettive economiche del gruppo per il 2011, l'azienda ha espresso l'intenzione di non intervenire sul corpo redazionale del quotidiano imponendogli ulteriori sacrifici. E' stato riconosciuto che la redazione del quotidiano è già interessata dal piano di crisi del 2 marzo del 2010 (che prevede, tra l'altro, 31 prepensionamenti) e continuerà a sostenere il progetto di rilancio fino alla scadenza dell'accordo sindacale”. Venivano così smentiti i provvedimenti di Cigs per 76 giornalisti (40 del quotidiano e 36 delle altre aree: periodici, agenzia radiocor e radio24).


Il 21 gennaio i vertici aziendali hanno presentato il piano industriale alla stampa. Nell’edizione del 22 gennaio a pagina 31 del quotidiano si poteva leggere questa sintesi della conferenza stampa: “Riguardo a eventuali dismissioni, l'a.d. ha dichiarato: «un'azienda deve essere aperta a valutare le opportunità che il mercato offre. Al momento non sono state decise dismissioni», né tantomeno è stata presa in considerazione l'ipotesi di creare una newco sul modello Fiat. Mentre sul fronte dei tagli ai costi del personale ha ricordato che «è in atto un piano di pre-pensionamenti che riguarda sia il corpo poligrafico che l'area quotidiani». A chi le chiedeva se al termine dello stato di crisi (marzo 2012) potranno esserci nuovi piani di questo tipo ha risposto: «Ci siederemo con le delegazioni sindacali, apriremo un tavolo e presenteremo le nostre proposte necessarie a conseguire gli obiettivi di piano». Il comunicato ufficiale parlava di “un forte intervento sul fronte dei costi” (in  http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6074).


L’abbandono del  progetto tabloid appare come l’unica vittoria della redazione. Il Cdr  quel 21 gennaio “non prevedeva altri esuberi”. Questi i “DATI COMUNICATI DAL CDR AI FIDUCIARI, EMERSI DALL’INTERVENTO DI VALLARDI:


- copie diffuse al 30 settembre  260mila (in verità 265mila, ndr).


- abbonamenti (compresi quelli in edicola) 140mila (in calo quelli per posta).


- il margine operativo netto alla fine del piano triennale dovrà essere ai livelli pre-crisi del 2008.


- la posizione finanziaria netta rimarrà invariata.


- il tabloid non è una priorità, la priorità è il taglio dei costi operativi (ma non hanno detto dove vogliono tagliare).


- il 30% dei ricavi dalle attività digitali esistenti e future.


- non sono previsti altri esuberi fino alla fine dello stato di crisi, cioè’ fino al 31 marzo 2012, oltre a quelli già in essere”.


La sorpresa sarebbe maturata nel primo incontro ufficiale del 1° febbraio 2011.


Frattanto i vertici aziendali hanno ricevuto il Cdr di Radio24 e presto riceveranno i CdR dell’agenzia Radiocor e dei periodici. Nulla è trapelato sui contenuti del primo incontro con il CdR Radio24. Una fonte ha precisato che verranno fatte ai rappresentanti di queste testate proposte omogenee con quelle fatte al  CdR del quotidiano.


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Tutte le  più recenti vicende de “Il Sole 24 Ore” in


http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6128


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