Dal nostro corrispondente F. de Bonis per l’Agenzia Stefani@-web
Roma, 14 giugno 2007. Il Consiglio nazionale dell'Ordine, uscito dalle elezioni di maggio, era oggi al suo primo appuntamento importante: eleggere le cariche dell'ente. Lorenzo Del Boca è stato riconfermato presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti (con 68 voti contro i 65 di Vittorio Rodi, il grande sconfitto della giornata). Vittorio Roidi, segretario uscente e candidato della corrente di Autonomia e Solidarietà/Nuova Informazione (la stessa del Segretario Fnsi, Paolo Serventi Longhi e del presidente Inpgi Gabriele Cescutti), è stato battuto al terzo scrutinio. Roidi aveva ottenuto 61 preferenze contro 53 al primo turno, e 68 contro 64 al secondo. Ma alla terza votazione, c'è stato il sorpasso. Del Boca aveva detto che contava di raccogliere 70 voti circa sui 138 votanti (i presenti erano 135, diventati 134 alla terza votazione). A Roidi, invece, venivano attribuiti alla vigilia 86 voti. Il buon Vittorio, quindi, è stato tradito da almeno 21 consiglieri. Dove si annidano i traditori? A Roma, Milano, Bologna, Genova? Gli ha nociuto, dicono alcune fonti, la candidatura di Massimo Cherubini (del Movimento dei Gallizzi) alla vicepresidenza, un giovane pubblicista 42enne (con appena 6 anni di Albo) leader di un gruppo di lobbisti associati nella “Value relation” (vedi Italia Oggi del 23 giugno 2005 presente in www.google.it). Spiega Massimo Cherubini, presidente della società, che "ancora oggi il termine di lobby ha una connotazione negativa, cosa che non è. Essere lobbisti vuol dire essere portatori di interessi particolari davanti al legislatore". Nel 1999 Cherubini ha pubblicato il libro "Lobby & Politica" (M.G. Edizioni Milano). Ma questa bella e interessante attività è conciliabile con l’iscrizione all’Albo dei giornalisti e con l’aspirazione di diventare vicepresidente dell’ente (con il calvinista Roidi presidente)? La candidatura di Cherubini ha sollevato molte discussioni e orientato un buon numero di votanti contro Roidi.
Dopo il successo striminzito di Del Bocca, Roidi con le sue truppe (comprese in buona parte quelle milanesi del Movimento dei Gallizzi) ha lasciato l’aula delle votazioni per far mancare il numero legale, ma la manovra non è riuscita. La legge è lacunosa sul punto. E’ stato eletto il vicepresidente nella persona del pubblicista Enrico Paissam (54 voti). Cherubini ha raccolto due voti (ma aveva raccolto 22 voti, - sui 26 della delegazione milanese -, nella prima votazione e 6 nella seconda). Anche i pubblicisti romani legati a Gino Falleri hanno aiutato Del Boca e Paissan.
L’assemblea a questo punto è stata aggiornata. Ci sarà tempo per le trattative tra le due anime del Consiglio nazionale alla ricerca di una ricomposizione. L’alternativa è il disfacimento della situazione con conseguenze devastanti. Bisogna eleggere ancora il segretario (Vittorio Roidi resta o proporrà il suo pupillo, il cattocomunista Piergiorgio Acquaviva del Giorno? Marco Politi è anche lui in pista?), il tesoriere e gli altri 8 membri del Comitato esecutivo. Non mancano, quindi, le poltrone. Enzo Jacopino è il candidato di Del Boca per la carica di segretario. Poi bisognerà eleggere le commissioni con la coda consistente di presidenti, vice e segretari. L’Ordine nazionale è ricco e può soddisfare tutte le attese economiche (indennità, gettoni, rimborsi).
A Roidi ha recato danno anche l’assegnazione di tre poltrone, giudicate eccessive, ad altrettanti consiglieri milanesi (Cherubini, Acquaviva e Michele Urbano sull’orlo della decadenza una volta preso atto – da parte dell’Ordine di Milano - che risiede a Genova dal 2005). La candidatura di Roidi, ed è noto, non aveva le simpatie di un uomo potente e influente come Gabriele Cescutti, che ha molti amici sparsi per tutt’Italia. I consiglieri veneti, però, hanno votato in massa per Del Boca, respingendo i consigli del presidente dell’Inpgi. Brutta giornata anche per Cescutti, una brava persona alla quale non riesce più il ruolo di “arbitro” nelle istituzioni in crisi dei giornalisti (la Fnsi, purtroppo, dopo i no della Fieg al nuovo contratto, è sull’orlo di una crisi amarissima, perché gli editori negano il suo ruolo). La solitudine del “quarto potere” (?) si vede ad occhio nudo ed è impressionante. Ma i giornalisti si rendono conto dei rischi che corrono le loro organizzazioni rappresentative? Si rendono conto che gli editori vogliono ridurli a impiegati del computer? La spaccatura del Consiglio nazionale dell’Ordine è un altro brutto segno di una situazione vicina alla disperazione.
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GIORNALISTI: ROIDI SI DIMETTE DA ORDINE, DEL BOCA 'LO STIMO'
(ANSA) - ROMA, 15 GIU - ''Caro Del Boca, la riunione di insediamento del Consiglio nazionale segna la fine di una esperienza, di volta in volta sofferta o umiliante. Non ci sono le condizioni per continuare nel mio impegno. Questa è la mia lettera di dimissioni dal Consiglio nazionale. Auguro buon lavoro a te e ai colleghi'': lo scrive Vittorio Roidi in una lettera inviata a Lorenzo Del Boca, che ieri è stato confermato presidente dell'Ordine nazionale dei Giornalisti e che replica all'amarezza di Roidi confermando ''la stima per un uomo che è senza peli sulla lingua''.
''Credo che le mie parole parlino da sole - spiega poi Roidi. - C'e' stata una seduta di insediamento e ha vinto Del Boca. Il sottoscritto, che ha fatto il segretario operativo per sei anni, ritiene che non ci siano più le condizioni, visto che la mia proposta, profondamente diversa, è stata respinta. La conclusione logica è la mia scomparsa dall'Ordine nazionale''.
Roidi spiega che la sua volontà era quella di ''rivitalizzare l'Ordine, ridargli dignità. Vorrei un Ordine che sia utile ai colleghi e che difenda la libertà di stampa. Io ci credo a queste cose. Invece quella di Del Boca era una proposta del tipo 'andiamo avanti così come siamo e salviamo la pelle', espressione che ha ripetuto un paio di volte. A me non basta, bisogna ridare all'Ordine una ragione di esistere, sennò hanno ragione quelli che dicono che è un ente inutile. E, se vincono quelli che seguono la sua indicazione, allora non ci sto più, avendo oltretutto lavorato con lui per sei anni''.
E aggiunge: ''Tutte le esperienze possono finire. D'altra parte, c'erano 130 persone riunite in una sala, a rappresentare i giornalisti di tutta Italia. Alla fine viene fuori il mercatino, perché ci sono state tre votazioni e alle prime due ero in testa di 7-8 voti, nella seconda di quattro e poi ho perso: vuol dire che qualcuno si è spostato dall'altra parte. Queste cose - conclude Roidi - le conosco, le ho già viste...''.
Gli risponde a distanza Lorenzo Del Boca, spiegando che ''come dice anche lui abbiamo lavorato insieme per sei anni e non ho mai visto questa distanza tra le nostre proposte. Poi poteva dirmelo in questi anni che c'era questa distanza...''.
Sostiene il presidente dell'Ordine che ''non c'è questa differenza che dice lui tra le nostre posizioni perché il mio 'salviamo la pelle' non è un discorso rinunciatario, piuttosto è la consapevolezza che dobbiamo muoverci per salvarci dagli attacchi quotidiani: da D'Alema che non vuole farci salire sugli aerei, o dagli editori che non vogliono pagarci. Insomma voglio dire che dobbiamo ridare dignità ad una professione che è nel mirino''.
Quanto a Roidi, Del Boca riconferma la sua stima nei suoi confronti e spiega che ''l'effervescenza della sua lettera è senza dubbio dettata dalla delusione della sconfitta di ieri, che però è andato un po' a cercarsi''.(ANSA). MV-STF 15-GIU-07 19:44
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(Quarto Potere) Davvero Vittorio Roidi ‘è andato un po’ a cercarsi’ la sconfitta nel voto per la presidenza dell’Ordine nazionale, come sostiene Lorenzo Del Boca? C’è un retroscena finora non emerso, secondo quanto risulta a Quarto Potere, un episodio avvenuto durante la riunione del Consiglio nazionale del 14 giugno: dopo la seconda votazione Del Boca ha chiesto un incontro a Roidi proponendogli un rinvio del terzo, decisivo scrutinio, quello di ballottaggio.
La proposta di Del Boca in sostanza, essendo il Consiglio diviso quasi a metà, era di rinviare per cercare una soluzione unitaria: una sorta di ‘Grosse Koalition’ che avrebbe comportato l’uscita di scena del Presidente uscente (Del Boca era in svantaggio nei primi due scrutini) ma una presenza equilibrata dei due schieramenti in un ‘governo di unità nazionale’ dell’Ordine.
L’errore di Roidi, e del suo più forte sostenitore Francesco De Vito (anch’egli consigliere dell’Ordine nazionale), sarebbe stato rifiutare la proposta di rinvio di Del Boca: “Abbiamo già preso l’impegno con tutta la squadra di governo che vogliamo proporre, compresi i consiglieri che portiamo nel Comitato esecutivo”, avrebbero in sostanza risposto i due esponenti romani di Autonomia e solidarietà (Roidi e De Vito fanno parte infatti della corrente di maggioranza della Fnsi, che esprime anche il Segretario Paolo Serventi Longhi). In sostanza: quello che Roidi definisce ‘mercatino’ forse era già stato chiuso da Autonomia, che aveva promesso i posti ai suoi alleati e doveva quindi fare l’asso pigliatutto.
Questo atteggiamento probabilmente ha indotto alcuni consiglieri un po’ incerti ad abbandonare Roidi votando al terzo scrutinio per Del Boca. Ora il riconfermato presidente non esclude, secondo quanto risulta a Quarto Potere, una riapertura del dialogo con Autonomia: il Consiglio nazionale dell’Ordine è riconvocato il 26 e 27 giugno per eleggere Segretario, Tesoriere, Comitato esecutivo e Commissioni. Secondo fonti solitamente bene informate, anche Francesco De Vito si sarebbe dimesso da consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti.