Lettera in redazione: “Direttore disonesto, ma l'Ordine di Milano è del tutto assente!”.
“Ora, dopo 5 anni di iscrizione all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, mi chiedo (e le chiedo) a che cosa serve questo Istituto di tutela della categoria se non è in grado di difendermi nel recupero dei miei quattrini in base a un sentenza vittoriosa. E che senso ha che io rimanga socio”.
Gentile dottor Abruzzo, sono un giornalista free lance milanese. Uno di quelli che viene costantemente vessato e umiliato da redattori, capiredattori, direttori e amministratori di giornali (al momento del pagamento) che pensano di poterci trattare come bestie da soma senza diritti. Proprio per ribellarmi ad una ingiustizia subita alcuni anni fa da un direttore/editore che, dopo avermi fatto scrivere 70 pezzi, non voleva pagarmi, decisi di fargli causa. Una causa estenuante che, nonostante fosse stata presentata davanti al Giudice di Pace, è durata quasi 4 anni anche per il comportamento di estrema opposizione perpetrato dall'avvocato della difesa. Ma che poi , fortunatamente, mi ha visto uscire vittorioso con la condanna al pagamento della cifra dovuta a me (per gli articoli) e al mio legale (per la sua prestazione).
Ma la storia non finisce qui: il direttore in questione, nonostante continui a pubblicare la stessa rivista a svariati libri anche di successo e si spacci come un uomo di pace e dialogo, ha fatto fallire la società fondandone un'altra proprio durante il dibattimento senza informare né giudice né contropate. A nulla sono quindi valsi i miei sforzi e quelli del mio avvocato (al quale per forza ho dovuto già abbonare una parte del suo onorario) di rintracciare legalmente tale personaggio per riavere quanto ci spetta, stabilito da una sentenza di un Tribunale della Repubblica.
Ma la cosa che più mi offende come giornalista è che l'esposto da me inoltrato in data 28 gennaio 2010 all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia (al quale entrambi, io e il direttore/editore, siamo iscritti) in cui denunciavo il comportamento truffaldino e doppiomoralista del direttore, giace ancora in un cassetto. A nulla sono valse le mie richieste telefoniche di spiegazioni alla persona incaricata dell'Ordine.
Ora, dopo 5 anni di iscrizione all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, mi chiedo ( e le chiedo) a che cosa serve questo Istituto di tutela della categoria se non è in grado di difendermi in una circostanza di questo tipo. E che senso ha che io rimanga socio.
Le allego copia del suddetto esposto in cui viene ricostruita per filo e per segno la vicenda. Nel ringraziarla per l'attenzione, approfitto per porgerle i miei distinti saluti.
D.Q.
pervenuta il 13/10/2010 via web
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