Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

Il Wall Street Journal:
“A fine secolo rimarranno
solo 10 milioni di italiani”.

IN CODA articolo di www.lavoce.info: gli immigrati stanno sopperendo alle mancate nascite dell’ultimo trentennio, garantendo dunque il rimpiazzo delle generazioni nate negli anni Cinquanta e Sessanta.

New York, 7 settembre 2010. ”Italia, riposa in pace”. E’ il titolo di un editoriale che appare oggi sul Wall Street Journal, secondo cui ”se la demografia è un destino, l’Italia sta letteralmente morendo” e la sua bassa natalità ”minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche catastrofiche”. Il commento, a firma del giornalista italiano Giulio Meotti, parte dalle stime dell’istituto tedesco di ricerca demografica Max Planck, secondo il cui direttore James Vaupel se il trend attuale continuerà la popolazione italiana precipiterà a 10 milioni entro fine secolo. Già ora – si legge nell’articolo – il 22% della popolazione è in pensione, uno dei tassi più alti del mondo, con il 15% del Pil italiano che va a finanziare la previdenza. L’Italia – prosegue l’editoriale – non è sola a commettere il ”suicidio demografico”, ma la peculiarità della Penisola è che il trend è considerato ”irreversibile”: le stime dicono – si legge nell’editoriale – che la popolazione sotto i 20 anni non tornerà mai a superare quella sopra i 60. Una situazione paradossale è che i tassi più bassi di fertilità – si legge nell’editoriale – sono concentrati nei Paesi più religiosi d’Europa, fra cui la cattolica Italia. I tassi di natalità più alti si concentrano invece nel laico e secolare Nord d’Europa, specie in Scandinavia. E a poco sembrano essere servite le scelte del welfare: con cinque mesi di piena retribuzione e sei mesi di stipendio ridotto, ”la maternità in Italia ”è ben pagata” al confronto con gli Usa o Israele, i due Paesi industrializzati con i tassi di fertilità più alti”. (Testo ripreso da http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/demografia-wall-street-journal-italiani-534566/)


 


 §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§


 


Da www.lavoce.info


QUEI NECESSARI NUOVI ITALIANI


di Giampiero Della Zuanna 07.09.2010


Le previsioni demografiche degli anni Ottanta indicavano come probabile un invecchiamento insostenibile e una rapida diminuzione della popolazione italiana, con conseguenti gravi problemi sociali ed economici. Non è accaduto, perché negli ultimi trent'anni sono entrati in Italia milioni di giovani cittadini stranieri. E tutto fa pensare che il meccanismo di rimpiazzo della popolazione continuerà. Perché neppure la crisi fermerà l'afflusso dei nuovi italiani.


Secondo le previsioni demografiche degli anni Ottanta, il crollo della fecondità e l’incremento della sopravvivenza adulta e anziana avrebbero potuto generare un invecchiamento insostenibile e una rapida diminuzione della popolazione italiana, con conseguenti gravi problemi sociali ed economici. Ciò non è accaduto, perché negli ultimi trent’anni sono entrati in Italia milioni di nuovi giovani cittadini stranieri.


GENITORI E FIGLI D’ITALIA


I 3 milioni e 800mila italiani che avevano 28-32 anni nel 1985 (per semplicità i “genitori”) hanno avuto “solo” 3 milioni di bambini. Tuttavia, nel 2015 vivranno in Italia almeno 3 milioni e 800 mila persone di 28-32 anni (per semplicità i “figli”), di cui almeno 800mila figli di genitori stranieri (figura 1). Gli immigrati stanno sopperendo alle mancate nascite dell’ultimo trentennio, garantendo dunque il rimpiazzo delle generazioni nate negli anni Cinquanta e Sessanta.


GIOVANI IN VENETO


Alcuni recenti dati dettagliati sull’occupazione giovanile illustrano bene questi meccanismi di replacement migration. (1)
Nel quinquennio 2004-08 gli occupati dipendenti esordienti con meno di 30 anni del settore privato del Veneto sono stati, in media, 65mila l’anno. È la quasi totalità della nuova occupazione giovanile generata dal sistema produttivo della Regione, perché difficilmente il primo lavoro proveniva dal sistema pubblico o era di tipo autonomo. Di questi 65mila nuovi posti di lavoro, 43mila sono stati occupati da giovani italiani e 22mila da giovani stranieri. Venticinque anni prima, negli anni 1979-83, nel Veneto sono nati ogni anno 43mila bambini, quasi tutti di nazionalità italiana, con una fecondità media di 1,41 figli per donna. Se nel 1979-83 i genitori veneti avessero avuto un numero di figli sufficiente per rimpiazzarli, ossia 2,10 figli per donna, nel Veneto sarebbero nati 64mila bambini l’anno: quelli sufficienti a coprire, venticinque anni dopo, il fabbisogno di lavoratori. Invece, queste 21mila “nascite mancate” sono state sostituite, venticinque anni dopo, dall’ingresso nel mercato del lavoro di altrettanti giovani stranieri.
Grazie alla replacement migration, il declino di popolazione ci è stato risparmiato. (2) Ma cosa accadrà in Italia nei prossimi decenni? Tutto fa pensare che il meccanismo di rimpiazzo della popolazione continuerà. Nei prossimi venti anni, i nuovi sessantenni italiani saranno 850mila l’anno: sono i figli del baby-boom, nati nel 1951-70. Nello stesso ventennio 2011-30, se non ci saranno immigrazioni, i nuovi ventenni saranno ogni anno 570mila. Ogni anno si ripeterà quanto è accaduto nell’ultimo decennio, ma con un “deficit” demografico ancora più accentuato: 280mila persone l’anno in meno nella fascia di età 20-59 anni. Nello stesso periodo, nei paesi in via di sviluppo – se non ci saranno emigrazioni – la popolazione in età 20-59 aumenterà di 60 milioni di persone ogni anno. Non dovrebbe essere difficile trovare, in questo immenso “esercito di riserva”, 300mila persone disposte a trasferirsi, ogni anno, nel bel paese là dove il sì sona, mantenendo gli stessi ritmi immigratori del primo decennio del Ventunesimo secolo.
La vera incognita è un’altra: l’Italia continuerà a creare lavoro? L’impatto occupazionale della crisi è stato durissimo, specialmente per i giovani. Lo stesso Rapporto 2010 di Veneto Lavoro ci dice che nel 2009 i giovani occupati esordienti nel Veneto sono stati appena 44mila, ossia 21mila in meno della media annua del quinquennio precedente. Di questi nuovi occupati, 26mila sono stati gli italiani (16mila in meno), 18mila gli stranieri (solo 5mila in meno). In questa fase della crisi, nel Veneto, e probabilmente in tutto il Centro-Nord Italia, è stato più facile trovare lavoro per un giovane straniero che per un giovane italiano. Si tratta di un caso, oppure gli imprenditori – nei momenti di difficoltà – preferiscono la manodopera straniera, più flessibile e meno costosa? Se questo è vero, neppure la crisi fermerà l’afflusso di questi nuovi italiani.


(1)Regione del Veneto. Rapporto 2010 di Veneto Lavoro, Franco Angeli, Milano, 2010, p. 51.
(2)Francesco Billari e Gianpiero Dalla Zuanna: La rivoluzione nella culla. Il declino che non c’è, Università Bocconi Editore, Milano, 2009.


Testo in:  http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001881.html


 


 


 


 



 


             





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)