IRAN: PROCESSO A GIORNALISTA DISSIDENTE. RISCHIA LA PENA MORTE
Teheran, 4 settembre 2010. Una giornalista e militante dei diritti dell'uomo iraniana, in carcere da dicembre, è stata incriminata come una «nemica di Dio», un reato per il quale la legge islamica prevede anche la pena di morte. Lo ha reso noto il suo avvocato. Shiva Nazar-Ahari, 26 anni, «è stata accusata di essere 'moharebeh', vale a dire nemica di Dio, di cospirazione contro la sicurezza nazionale, di propaganda contro il regime e di disturbo all'ordine pubblico», ha precisato l'avvocato Mohammad Sharif, citato all'agenzia Ilna. L'udienza odierna è stata l'ultima prima del verdetto e l'avvocato ha detto di «non essere pessimista». In particolare la giornalista è stata accusata di avere legami con l'organizzazione dei Mujaheddin del popolo, cosa che la donna ha fermamente smentito. Nazar-Ahari era stata arrestata una prima volta poco dopo le contestate elezioni del giugno 2009, conclusesi con la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad e con un'ondata di protese in tutto il paese. Liberata su cauzione dopo tre mesi, è stata nuovamente arrestata a dicembre mentre si apprestava a partecipare ai funerali del grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, ex delfino dell'imam Khomeini divenuto uno dei punti di riferimento dell'opposizione. (ANSA-AFP)
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