Bruxelles, 8 febbraio 2010. Nella guerra per la privacy tra Facebook e i governi, la Ue sta coi social network: quello che per i regolatori è il luogo che fagocita le nostre identità e le mette a disposizione dell'intero mondo virtuale, per Bruxelles non è pericoloso ma è, anzi, «vitale» per bambini e ragazzi. Serve solo un pò più di protezione per i minori. Domani, nella giornata dell'Internet più sicuro (Safer Internet Day), la commissaria ai Media Viviane Reding presenterà i risultati del primo studio sui social network, a un anno dalla sua richiesta di aumentare la loro protezione della privacy e di mettere al riparo i minori dalle insidie di 'post' e 'tag'. I dati del commissario Reding faranno esultare Facebook e co.: «La maggior parte dei social network ha aumentato la capacità degli utenti di gestire i rischi, rendendo più semplice modificare le impostazioni della privacy, bloccare le amicizie indesiderate e cancellare commenti», si legge nella comunicazione di Bruxelles. Solo un anno fa, la commissaria aveva fatto firmare ai maggiori social network degli impegni a fare di più in fatto di protezione dei dati personali. «Sono contenta che i social network abbiano ascoltato le mie richieste di una maggiore sicurezza», ha commentato Reding, soddisfatta dai risultati dello studio. Per la Commissione non c'è nessun allarme sulla privacy, quindi, perchè Facebook e gli altri social network come Flickr, MySpace, XBoxLive, Dailymotion e Giovani.it hanno preso nell'ultimo anno diversi provvedimenti che bastano a far calare l'allarme sui dati personali lanciato dai Garanti di tutto il mondo. Secondo lo studio, nell'ultimo anno 19 social network su 23 hanno abilitato delle impostazioni di sicurezza. Per 14 di essi le nuove impostazioni sono anche semplici da utilizzare e le può capire anche un bambino. Inoltre Facebook, assieme agli altri principali social network, ha reso le identità dei minori visibili solo agli amici. Ma si può e si deve fare di più, sottolinea la Commissione, per proteggere i minori. Oggi, spiegano i dati, circa il 50% degli adolescenti europei condivide informazioni personali su web, utilizzando la rete come strumento per affermare la propria identità. Ma foto e video restano on line e visibili a tutti anche per anni, e sono semplici da trovare con un qualunque motore di ricerca perchè il sistema di 'tag' rende espliciti nomi e cognomi. Per evitare 'cyberbullismò e adescamenti sotto falsa identità - i rischi maggiori in cui possono incorrere gli adolescenti - Bruxelles chiede ai social network di nascondere i profili dei minori: «Devono essere invisibili di default, e inaccessibili ai motori di ricerca», avverte la Reding. (ANSA).
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INTERNET. MINORI ONLINE FUORI CONTROLLO, GENITORI ASSENTI. INDAGINE MICROSOFT: IN ITALIA 3 SU 4 CONTATTATI DA SCONOSCIUTI.
Rom, 8 febbraio 2010. I ragazzini europei sono sempre più immersi in Internet e nei social network, mentre l'occhio dei genitori, che dovrebbe vigilare, è spesso distratto, nella presunzione che i figli siano in grado di schivare le insidie della Rete. E i minori italiani hanno il primato dei contatti online da sconosciuti: il 73% contro una media europea del 63%. È il quadro, non certo confortante, che emerge da una indagine di Microsoft in 11 Paesi europei e che ha coinvolto più di 14.000 persone. La multinazionale informatica ha deciso di renderla nota alla vigilia del Safer Internet Day 2010, giornata europea per la sicurezza in Rete in programma domani e organizzata da Insafe, la rete europea di cooperazione per la promozione dell'uso sicuro di Internet costituita dall'Ue. Secondo l'indagine, il 79% dei teenager europei oggi ha almeno una propria pagina su un social network e il 43% ritiene sia sicuro postare e condividere informazioni personali attraverso i social media. Al punto da inserire online anche dati e riferimenti particolarmente sensibili: in Italia, ad esempio, il 26% degli under 18 condivide il proprio indirizzo di casa, il 56% indica il nome della propria scuola, il 76% si scambia foto e video anche di amici e il 59% l'indirizzo di posta elettronica o di instant messaging. E se quasi due terzi dei teenager europei (63%) sono stati contattati online da sconosciuti, in Italia questa percentuale sale al 73%, la più alta tra i paesi coinvolti. Non solo: più del 46% dei ragazzi spesso, spinto dalla curiosità, risponde a persone non fidate. Nonostante tutto ciò, il 59% dei genitori si dichiara sereno sulla navigazione in rete dei propri figli, convinto che sappiano adottare tutte le precauzioni; tanto che ben il 40% dei genitori italiani non ne controlla i movimenti online o i post pubblicati. Ma la percentuale cresce se vista attraverso le risposte dei giovani: per il 66% dei teenager europei, infatti, i propri genitori non fanno nulla per controllare il loro utilizzo di Internet. Così è anche per il 55% dei ragazzi italiani, mentre solo 1 su 10 ha un sistema di parental control installato sul proprio computer (12%) o utilizza Internet in soggiorno anzichè nella propria camera da letto (15%). La presunta tranquillità dei genitori nasce anche dalla convinzione di saperne abbastanza o molto della Rete (lo dichiara il 77% del campione in Italia), ma anche in questo caso i giovani la pensano diversamente e solo il 56% dei figli ritiene di avere mamma o papà sufficientemente competenti sulle nuove tecnologie. Sul rapporto tra giovani e Internet interviene il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che ha dato il patrocinio al Safer Internet Day: «il futuro dei nostri giovani, le loro opportunità di crescita sia personali sia professionali - dice - sono e saranno sempre più nella Rete. Da una parte dobbiamo quindi garantire a tutti i ragazzi l'accesso alla nuova società digitale, dall'altra rendere quest'ultima un luogo sicuro e senza rischi in particolare per le nuove generazioni». Per Antonio Apruzzese, direttore del servizio di Polizia postale e delle comunicazioni, Internet è «una risorsa preziosa» e uno «strumento fondamentale soprattutto per i giovani» ma va usata «in maniera critica e sicura»; perciò «è indispensabile un'opera di sensibilizzazione e informazione continua, anche attraverso iniziative coordinate a livello europeo». (ANSA).
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INTERNET. UE:
STOP all’ANARCHIA
su FACEBOOK. ORA
NUOVE REGOLE.
BRUXELLES CHIEDE
RISPETTO PRIVACY
E PROFILI dei
MINORI NASCOSTI
di Chiara De Felice/ANSA
Bruxelles, 6 febbraio 2010. Mentre Facebook diventa grande come tutta l’Unione europea (ha appena raggiunto i 400 milioni di utenti) a Bruxelles si preparano le prime norme per lo ‘Stato’ virtuale dove oggi governa l’anarchia: preoccupata soprattutto dall’utilizzo spesso inconsapevole che ne fanno i ragazzi, la Commissione Ue vuole metterli al riparo nella giungla dei social network che cannibalizzano i loro dati personali, incuranti delle conseguenze per i minori. Sono quasi 42 milioni gli utenti dei social network in Europa, spiega la Commissione europea in uno studio che sarà pubblicato martedì prossimo, nella giornata dell’Internet più sicuro (Safer Internet Day). Di questi, la maggior parte sono ragazzi e adolescenti che si iscrivono a Facebook, MySpace o Dailymotion e li utilizzano come mezzi per affermare la propria identità. Ma se da un lato - precisa Bruxelles - le nuove tecnologie offrono nuove opportunità di espressione personale e creatività, dall’altro possono anche portare a situazioni imbarazzanti o addirittura pericolose. Per esempio, una foto, una volta pubblicata online, vi resta per sempre e può essere vista da chiunque, anche dopo anni. Perciò la Commissione avverte: ‘postare’ (pubblicare in gergo internauta) oggi una foto scattata ad una festa, può avere conseguenze domani, ad esempio, sul modo in cui un potenziale datore di lavoro valuterà il vostro curriculum. E a farne le spese un giorno saranno soprattutto i ragazzi che oggi sfidano le convenzioni e pubblicano di tutto sui loro profili senza paura di opinioni o censure. E’ a loro che Bruxelles pensa quando cerca di introdurre qualche regola nella gestione anarchica dei social network: almeno i bambini e gli adolescenti, per il commissario ai Media Viviane Reding, devono essere messi in grado di utilizzare la propria identità online in modo responsabile. Un’idea è nascondere di default i profili dei minorenni e renderli inaccessibili ai motori di ricerca, come già ipotizzato dalla stessa Reding. Già lo scorso anno aveva chiesto a Facebook e Co. di prendere provvedimenti per proteggere i minori. In caso contrario, la commissaria si era detta pronta a dettare nuove regole ad hoc, perché “gli europei hanno il diritto di controllare come vengono utilizzate le loro informazioni personali”. (ANSA).