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Giuseppe Baiocchi
e Patrizia Fumagalli:
“Se la vita si rianima,
cronache di bioetica
e speranza
dall'ospedale di Eluana”.

Milano, 6 febbraio 2010. Proprio nei giorni in cui uno studio anglo-belga, a cui ha preso parte anche un ricercatore italiano, sostiene che tramite onde elettromagnetiche i malati con danni celebrali possano 'parlare' con la mente aprendo di nuovo dibattiti su morte assistita e accanimento terapeutico, sullo stesso scottante tema esce il libro 'Se la vita si rianima, cronache di bioetica e speranza dall'ospedale di Eluana' del giornalista Giuseppe Baiocchi e del medico Patrizia Fumagalli.


Ma il caso di Eluana Englaro - e della lunga battaglia giudiziaria del padre Beppino - fa solo da raccordo a una serie di casi concreti di persone con patologie gravissime e improvvise o dal decorso infausto (incidenti stradali, amputazioni di arti, sclerosi laterale amiotrofica) e che si sono trovate, loro e i familiari, a dover affrontare scelte sconvolgenti ma necessitate: decidere se proseguire a vivere e lottare, accettare la malattia e l'handicap, apprestarsi con accettabile serenità e consapevolezza, per quanto possibile, a un futuro incerto o addirittura alla inevitabile fine della propria esistenza.


Nel volume (pp. 128, 12 euro, Ed. Ares), scritto in punta di penna da cronista di razza, con semplicità e rigore di storico - Baiocchi è stato assistente di Giorgio Rumi, caporedattore al Corriere della Sera ed ora è in Rai -, e con precisione scientifica pur in un linguaggio comprensibile da Patrizia Fumagalli - specialista di neurorianimazione nell'ospedale di Lecco -, si affrontano anche tanti altri snodi della questione: la donazione di organi, i misteri del cervello, le possibilità di ripresa quasi incomprensibili di corpi apparentemente irrimediabilmente malati. E non emergono assiomi, preconcetti o posizioni precostituite. Piuttosto lo stupore di fronte all'imponderabile della vita, la comprensione per i comportamenti talvolta aggressivi o patologicamente angosciati dei malati e dei loro parenti, la speranza sui progressi della medicina. Un percorso pacato, ragionato, che apre mille scenari e questioni ma che non nega l'ineludibile: la morte. (ANSA).





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