Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

Giovedì 11 febbraio 2010
ore 20,45 a Schio (Vicenza)
al Cinema Teatro Salesiani
di Via Marconi
I CRONISTI MINACCIATI,
LE NOTIZIE OSCURATE
incontro con Alberto Spampinato
giornalista ANSA, direttore di “O2 Ossigeno per l’informazione” osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, autore del libro.....

C’ERANO BEI CANI MA MOLTO SERI


Storia di mio fratello Giovanni, ucciso perché scriveva troppo


 


introduce


Paolo Perucchini - giornalista, consigliere nazionale della FNSI


interventi di


Don Luigi Tellatin - referente LIBERA Veneto


Gianmaria Pitton, Giornale di Vicenza, Ordine Giornalisti del Veneto


Monica Andolfatto,  Associazione della Stampa del Veneto


--------------------------------------------------------------------


Promotori: Associazione Culturale Futura www.futura-schio.it,


 Libreria Ubik di Schio, Salesiani, Coop Adriatica, Associazione Libera


 


LA STORIA DI DUE OMICIDI SENZA IMPORTANZA


E DI UN CRONISTA SENZA PELI SULLA LINGUA


Una storia di drammatica attualità che spiega perché in Italia, ai giorni nostri, un cronista corre seri pericoli ogni volta che tratta notizie sgradite a qualche potentato criminale, e di fronte alle minacce è costretto all’auto-censura o una vita sotto scorta. E' la storia di un giovane giornalista che indaga su un delitto. Ha imboccato una pista che porta a un inestricabile intreccio di mafia, eversione nera e servizi segreti. E' la pista giusta. Ha trovato alcuni indizi. Ha pubblicato clamorosi articoli. Si sente in dovere di spingersi oltre, perché gli inquirenti, la politica, sembrano indifferenti a quel che succede… Lo ferma il principale sospettato del delitto, che lo uccide e oscura per sempre l'inchiesta sul primo oscuro delitto. L'inchiesta sull’uccisione del cronista curioso potrebbe essere l'occasione per scoprire tutti gli altarini. Invece si svolge all'acqua di rose, perché l'assassino si è costituito immediatamente e ha fornito un movente. "L'ho ucciso perché, con i suoi articoli, mi provocava ", dice. Il movente è  banale e poco credibile. Ma l'assassino è il figlio di un potente magistrato e molti benpensanti  gli credono e si commuovono per lui, dicono che ha fatto bene, che è giusto reagire così. Anche il Tribunale è molto comprensivo con l’assassino, accetta le sue ragioni: è vero, la stampa è una provocazione, scrivono i giudici nella sentenza, per motivare una pena ridotta. I giornalisti si dividono non sui fatti, ma su base politica e ideologica, e secondo le testate, di appartenneza. Alcuni, gli amici, dicono “Questo processo è uno scandalo”. Gli altri compiangono con freddezza il cronista ucciso, ne parlano come se fosse stato investito da un’auto in corsa mentre attraversava la strada senza guardarsi intorno .  "Povero ragazzo! Doveva fare più attenzione", dicono in pubblico. In privato, aggiungono: ''Chi glielo faceva fare?". Già, chi gleilo faceva fare? Non dicono che era un bravo giornalista ed è stato ucciso perché faceva bene il suo mestiere. Lo dirà nel 2007, cioè 37 anni dopo, la Giuria del Premio Saint Vincent di Giornalismo: era un bravo e valoroso giornalista. Poi anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano elogerà la figura del giornalista che ha pagato con la vita la correttezza  professionale. Quel giornalista si chiamava Giovanni Spampinato. Aveva 25 anni, era il corrispondente del gironale L'Ora, quando fu ucciso a Ragusa, a pistolettate, come un cane rabbioso. Il fratello di Giovanni, Alberto, diventato giornalista per capire come sono andate le cose, dopo quasi 40 anni, racconta in prima persona, cosa ha capito della dinamica dei fatti, come ha fatto a capirlo. Esamina gli aspetti ancora poco chiari. Ricostruisce la storia di Giovanni e quella della sua famiglia sullo sfondo della Sicilia rurale degli anni Cinquanta e Sessanta, descrivendo le atmosfere umane e sociali della provincia italiana. Dà voce a un dramma privato e civile. Fa rivivere le passioni e le tensioni di un'Italia scossa dal vento del Sessantotto e divisa dalla Guerra Fredda. E riflette sui pericoli che, oggi come allora, corrono i giornalisti quando raccontano le verità scomode. 


 


 


 


 


 


 


 


 





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)