Roma, 2 febbraio 2010. Pubblichiamo una messa a punto del vice direttore generale dell’Inpgi, Mimma Iorio, in merito al problema sollevato da una iscritta, che, esercitando l’attività in forma libero-professionale, sollecitava la corresponsione degli assegni familiari.
Rispondo ala sua e mail con la quale pone l’accento sulla questione della mancata corresponsione da parte della Gestione separata dell’Inpgi dell’assegno per il nucleo familiare. La questione da Lei sollevata va esaminata alla luce del complesso delle disposizioni vigenti nei diversi regimi previdenziali ed assicurativi previsti per la gestione separata dell’Inps e quella dell’Inpgi.
Come è noto, infatti, la corresponsione degli assegni familiari rientra fra le prestazioni assistenziali che la Gestione Separata dell’Inpgi eroga ai soli giornalisti titolari di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e non anche ai giornalisti che esercitano l’attività in forma libero professionale o “occasionale”.
Al contrario, la Gestione separata dell’Inps prevede la corresponsione di tali assegni a tutti gli iscritti, sia che esercitino l’attività in forma libero professionale che nell’ambito di un rapporto di co.co.co..
Tuttavia, esaminando le modalità d partecipazione al finanziamento delle diverse gestioni da parte degli iscritti, emergono in tutta evidenza le ragioni di tali differenze.
Prendendo in considerazione l’entità della contribuzione a carico dei liberi professionisti, infatti, si rileva che l’aliquota dei contributi da versare alla Gestione separata dell’Inps è pari complessivamente al 26,72% dei compensi percepiti, dei quali solo il 4% può essere riversato sul cliente. Resta integralmente a carico del professionista, quindi, il 22,72%, che comprende anche la quota di contribuzione destinata a finanziare tra l’altro gli assegni per il nucleo familiare.
Nell’ambito del regime contributivo della Gestione separata dell’Inpgi, invece, il giornalista libero professionista versa solo il 10% dei redditi percepiti, cui si aggiunge il 2% a carico del cliente, mentre i titolari di co.co.co. versano il 24,12%.
È evidente che la differenza di aliquota assume proporzioni assai rilevanti. Sul piano concreto, infatti, a parità di redditi il professionista iscritto all’Inps è tenuto a versare più del doppio dei contributi di quello iscritto all’Inpgi. Si spiegano, quindi, le ragioni delle diverse prestazioni a carico delle due gestioni.
In tale ottica, quindi, ogni eventuale decisione di ampliare le prestazioni che la Gestione separata dell’Inpgi eroga ai liberi professionisti non potrebbe prescindere da un approfondito esame sugli effettivi interessi della categoria, contemperando e bilanciando gli effetti benefici ad essa derivanti con gli inevitabili svantaggi connessi al sensibile adeguamento dell’aliquota contributiva a carico degli iscritti.
Dott.ssa Maria I. Iorio
Vice Direttore generale dell’Inpgi