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Internet.
De Benedetti:
"Finito il tempo
dei pasti gratis".

“Il sistema dei micro pagamenti
funzionerà solo se abbinato con
qualcosa di molto semplice
come l'iTunes di Apple. I contenuti
attraggono utenza, ma i ricavi
vanno tutti agli oligopolisti
dell'intermediazione.
E' ora di cambiare registro".

Milano, 24 gennaio 2009. "La novità annunciata dal New York Times con il ritorno ai contenuti a pagamento su internet è un passo importante nella ricerca comune di un nuovo modo di fare i giornali, cartacei o elettronici che siano". Il presidente del Gruppo L'Espresso, Carlo De Benedetti, esordisce così in un intervento pubblicato sul Sole 24 Ore a proposito del rapporto delle imprese editoriali con i colossi di internet: "la Rete - dice - non può restare un Far West senza regole" dove "tutto é gratis e la pirateria non è un reato".


Finita l'era dei contenuti gratuiti - De Benedetti riconosce che "lo sviluppo della Rete in questi anni non sarebbe stato così impetuoso senza il contributo dell'informazione" ma gli utenti si sono "abituati" a fruire di ogni contenuto informativo gratis e la strategia degli editori di puntare tutto sulla pubblicità si è rivelata, complice la crisi, "un errore" per i bilanci: "quando i conti non tornano - spiega - è la libertà d'espressione a soffrirne per prima e di più".


"Far pagare le notizie di qualità su internet - aggiunge - è parte del mix di misure anticrisi che gli editori stanno delineando"; dopo tutto, afferma, "se si offre un buon prodotto, chiunque capisce che è ragionevole pagarlo, sia che se ne fruisca sul cellulare, sia online". De Benedetti parla di Google e del suo aggregatore di news, ma anche di "molti altri soggetti" che a suo avviso "non rispettano le regole che tutelano i diritti di proprietà intellettuale".


Occorre allora "rilanciare la protezione del copyright, studiando l'adozione di software e sistemi che consentano un reale controllo dell'uso e del rispetto dei diritti connessi a ciascun contenuto". Il sistema dei micropagamenti, aggiunge, funzionerà solo se abbinato con "qualcosa di molto semplice come l'iTunes di Apple". Poi un invito agli operatori di rete, "che accettino - conclude - di condividere con noi una quota dei loro ricavi dovuti all'accesso": "i contenuti attraggono utenza, ma i ricavi vanno tutti agli oligopolisti dell'intermediazione. E' ora di cambiare registro". Testo in: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/01/24/internet-de-benedetti-finito-tempo-pasti-gratis.html


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INTERNET. DE BENEDETTI: STOP A PASTI GRATIS SULLA RETE, NOTIZIE VANNO PAGATE. AGGREGATORI NON RISPETTANO REGOLE CHE TUTELANO DIRITTI PROPRIETÀ INTELLETTUALE.


Roma, 24 gennaio 2010. Collaborazione tra editori, sistemi di pagamento agili, intese commerciali con motori di ricerca a aggregatori, difesa del copyright: ecco i tasselli per valorizzare i contenuti digitali, messi in ordine dal presidente del gruppo Espresso, Carlo De Benedetti, sul Sole 24ore. È dunque finito il tempo dei «pasti gratis» sulla rete. «Un editore non può prescindere dal bilancio, anche perchè quando i conti non tornano è la libertà di espressione a soffrine per prima e di più», spiega De Benedetti. Secondo cui «l'errore degli editori è stato puntare tutto sulla pubblicità, quasi che potesse esserci una quota aggiuntiva di investimenti da dedicare a internet e in particolare a chi fornisce notizie on line». Il New York times, i quotidiani della galassia di Rupert Murdoch, quelli di Axel Springer in Germania, sottolinea il presidente, stanno per mettere in vendita una quota dei propri contenuti informativi digitali. «Se si offre un buon prodotto, chiunque capisce che è ragionevole pagarlo». E Google non può sfruttare i contenuti prodotti da altri «senza dare nulla in cambio». Come Google, molti altri soggetti, dagli aggregatori alle rassegne stampa, «non rispettano le regole che tutelano i diritti di proprietà intellettuale. Questi diritti devono trovare una definizione legislativa più netta e, soprattutto, ampliarsi». Secondo De Benedetti occorre rilanciare la protezione del copyright, «studiando l'adozione del software e sistemi che consentano un reale controllo dell'uso e del rispetto dei diritti connessi a ciascun contenuto. Nel Regno Unito è operativo un database di ritagli digitali dei giornali cartacei gestito dalla Newspaper licensing agency, cui partecipano i maggiori editori. Chi accede al database e preleva un ritaglio, deve pagare. I guadagni vengono divisi pro quota tra gli editori. Facciamolo anche noi». Da parte degli editori, sottolinea De Benedetti, «sarà necessario un approccio graduale, che veda mettere a pagamento contenuti oggi non disponibili gratuitamente online ma già pronti all'uso e altri realizzati da hoc, possibilmente esclusivi e di nicchia. Può essere l'occasione per consolidare, in Italia, un approccio di sistema da parte degli editori». (Adnkronos)


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5016


INTERNET. NYT


FARÀ PAGARE


GLI UTENTI ONLINE


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