Milano, 21 gennaio 2010. L'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del direttore del quotidiano Il Giornale, Vittorio Feltri, per gli articoli scritti nello scorso settembre sul direttore di Avvenire, Dino Boffo, e per aver fatto scrivere prima su Libero e poi su Il Giornale, Renato Farina, radiato nel 2007 dall'Ordine nazionale, ora parlamentare del Pdl. La notizia, uscita da indiscrezioni di stampa ma in teoria riservata fino al termine del procedimento, è stata confermata dal presidente lombardo Letizia Gonzales che però ha sottolineato che «non è stata presa, ovviamente, alcuna decisione visto che l'istruttoria non è completata e Feltri non è stato ancora sentito». Feltri, contattato telefonicamente dall'ANSA, ha spiegato che «l'Ordine fa il suo mestiere, non ce l'ho con nessuno e non posso fare commenti; dico solo che cercherò di dimostrare la mia innocenza: ho la coscienza a posto e so di essermi comportato correttamente». «Il 22 febbraio - ha aggiunto - sarò sentito, ho ricevuto la notifica del provvedimento disciplinare, dopo un esposto mi pare di un'associazione romana, e c'è una istruttoria in corso». (ANSA).
FELTRI. ROTONDI: “È GIORNALISTA LIBERO”
Roma, 21 gennaio 2010. «Nella mia qualità di iscritto all'Ordine dei giornalisti e non di ministro, sono sconcertato per l'avvio di un procedimento disciplinare contro il dottor Feltri, colpevole di consentire al cittadino Renato Farina di esprimere liberamente il suo pensiero su 'Il Giornalè». Lo dichiara il ministro per l'Attuazione del Programma di governo, Gianfranco Rotondi. «Il diritto di espressione di Farina niente ha a che vedere col suo rapporto con l'ordine dei giornalisti. Non sfugge - conclude Rotondi - che si vuole cogliere l'occasione per colpire un giornalista libero come Feltri».(ANSA).
FELTRI. BACCINI: “ATTACCO È KILLERAGGIO POLITICO”.
Roma, 21 gennaio 2010. «L'attacco a Vittorio Feltri da parte dell'Ordine dei giornalisti che lo vorrebbe radiare, secondo quanto riportato da Repubblica, è un atto di killeraggio politico. Colpisce il silenzio su questa intimidazione specie da parte del centrodestra. A Feltri vanno tutta la mia solidarietà e la mia stima». Lo afferma Mario Baccini, presidente dei cristiano popolari del Pdl. (ANSA).
FELTRI. CAPEZZONE: “NON SI PENSI DI INTIMIDIRLO”.
Roma, 21 gennaio 2010. «Vittorio Feltri è un campione assoluto, un maestro di giornalismo e un uomo libero. Se qualcuno, all'Ordine dei giornalisti o altrove, pensa di intimidirlo con qualche procedimento disciplinare, sbaglia di grosso i suoi conti». Così Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, a proposito del procedimento disciplinare avviato dall'Ordine dei giornalisti di Milano a carico del direttore del Giornale. «Gli uomini liberi - continua Capezzone in una nota - non si fanno intimidire nè imbavagliare. Burocrati e invidiosi si rassegnino». (ANSA).
FELTRI. BERNINI: "FARINA SI ESPRIME DA CITTADINO".
Roma, 21 gennaio 2010. «Cosa c'entra il diritto di Farina ad esprimersi col rapporto Feltri-Ordine?». Se lo chiede in merito all'apertura di un procedimento disciplinare nei confronti dell'attuale direttore de Il Giornale la portavoce vicario del Pdl, Anna Maria Bernini ricordando che «l'articolo 21 della Costituzione prevede che ogni cittadino possa manifestarsi liberamente ed altrettanto liberamente divulgare la propria opinione a mezzo stampa. Cosa c'entra il diritto di Farina ad esprimersi come libero cittadino, o sotto il profilo delle sue prerogative e funzioni di parlamentare della Repubblica, con il rapporto tra il direttore Feltri e l'Ordine dei giornalisti?», conclude quindi la Bernini. (ANSA).
FELTRI. CICCHITO: “ATTO GRAVE DA ORDINE”
Roma, 21 gennaio 2010. "La notizia dell'avvio di un provvedimento disciplinare nei confronti di Feltri da parte dell'ordine dei giornalisti è un fatto grave ed assurdo che però non ci meraviglia" dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. "E' infatti da tempo chiaro che questo ente è orientato in modo politicamente assai fazioso. La sua funzione si riduce essenzialmente a inquisire e reprimere le voci libere e a difendere i più retrivi interessi corporativi. A Feltri va la nostra piena solidarietà." (ANSA).
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Questo principio vale anche per i giornalisti
Sezioni unite civili della
Cassazione: “Impugnabili
le delibere che aprono i
procedimenti disciplinari”.
Le Sezioni unite civili della Cassazione hanno riconosciuto il diritto dell'impugnabilità anche delle delibere del Consiglio dell'ordine degli Avvocati che aprono i procedimenti disciplinari, e non solo dei provvedimenti definitivi di irrogazione delle sanzioni disciplinari. Il contenzioso di fronte al Consiglio nazionale forense rischia di esplodere, perché in presenza di 160 Consigli dell'ordine in Italia è immaginabile l'elevato numero di procedimenti disciplinari che si aprono e la correlativa possiblità che il CNF sia letteralmente sommerso di ricorsi. "E' il prezzo della legalità", affermano le SS.UU. In tempi di giusto processo le Sezioni unite civili della Corte di cassazione hanno affermato un nuovo principio, adeguato alla nuova formulazione dell'art. 111 della Cost., cambiando orientamento rispetto a una giurisprudenza consolidatasi negli anni ’70. Questo principio vale per tutti gli Ordini professionali e, quindi, anche per l’Ordine dei Giornalisti.
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Corte costituzionale
(sentenza 11/1968 sulla
legittimità dell’Ordine):
“La legge non consente
una qualsiasi forma
di sindacato sugli articoli”.
“La Corte ritiene, del pari, che i poteri disciplinari conferiti ai Consigli non siano tali da compromettere la libertà degli iscritti. Due elementi fondamentali vanno tenuti ben presenti: la struttura democratica del Consigli, che di per se' rappresenta una garanzia istituzionale non certo assicurata dalla legge precedentemente in vigore (D.L. Lt. 23 ottobre 1944, n. 302), in base alla quale la tenuta degli albi e la disciplina degli iscritti sono state affidate per circa venti anni ad un organo di nomina governativa; e la possibilità del ricorso al Consiglio nazionale ed il successivo esperimento dell'azione giudiziaria nei vari gradi di giurisdizione. L'uno e l'altro concorrono sicuramente ad impedire che l'iscritto sia colpito da provvedimenti arbitrari. Essi, tuttavia, non sarebbero sufficienti a raggiungere tale scopo, se la legge stessa prevedesse, sia pure implicitamente, una responsabilità del giornalista a causa del contenuto dei suoi scritti e ammettesse una corrispondente possibilità di sanzione, perché in tal caso la libertà riconosciuta dall'art. 21 sarebbe messa in pericolo e l'art. 45 - norma di chiusura dell'intero ordinamento giornalistico - risulterebbe illegittimo. Ma la legge non consente affatto una qualsiasi forma di sindacato di tale natura. Se la definizione degli illeciti disciplinari, come è inevitabile, non si articola in una previsione di fattispecie tipiche, bisogna pur considerare che la materia trova un preciso limite nel principio fondamentale enunciato dalla stessa legge nell'art. 2. Se la libertà di informazione e di critica è insopprimibile, bisogna convenire che quel precetto, più che il contenuto di un semplice diritto, descrive la funzione stessa del libero giornalista: è il venir meno ad essa, giammai l'esercitarla che può compromettere quel decoro e quella dignità sui quali l'Ordine è chiamato a vigilare”.
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Corte costituzionale: “La libertà di manifestazione del pensiero proclamata dall'art. 21, primo comma, della Costituzione, deve senza dubbio imporsi al rispetto di tutti, delle autorità come dei consociati. Nessuno può quindi recarvi attentato”
“Le libertà fondamentali affermate, garantite e tutelate nella Parte prima, Titolo primo, della Costituzione della Repubblica, sono riconosciute come diritti del singolo, che il singolo deve poter far valere erga omnes. Essendo compresa tra tali diritti anche la libertà di manifestazione del pensiero proclamata dall'art. 21, primo comma, della Costituzione, deve senza dubbio imporsi al rispetto di tutti, delle autorità come dei consociati. Nessuno può quindi recarvi attentato, senza violare un bene assistito da rigorosa tutela costituzionale” (Corte costituzionale, sentenza 122/1970).
Il Capo II della “Carta di Nizza” abbraccia 14 articoli dedicati alle libertà: accanto ai diritti classici, quali la libertà personale, il rispetto della vita privata e familiare, la libertà di pensiero, coscienza o religione, e la libertà di riunione e di associazione, della scienza e delle arti, si affiancano nuovi diritti, come il diritto all'obiezione di coscienza, l'estensione del diritto di proprietà alle opere intellettuali .Si prevede il riconoscimento del diritto a sposarsi e del diritto di costituire una famiglia. In particolare l’articolo 11 dedicato alla “Libertà di espressione e d’informazione” afferma: “1. Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiere. 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati”.
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Una lettera di protesta
Per anni sono stato un sostenitore dell'Ordine dei Giornalisti. Al referendum ho votato per il suo mantenimento ritenendolo un baluardo di indipendenza e garanzia, con l'auspicio che, come era stato allora prospettato, si giungesse alla sua riforma, più volte assicurata e rimasta lettera morta. Ora è tempo e ora che l'Italia si allinei agli altri Paesi dell'UE dove non esiste analoga corporazione castale. L'arroganza con cui l'Ordine tratta i suoi iscritti, unitamente alla politicizzazione a dir poco sfacciata e proterva di gran parte dei suoi membri - specialmente del suo establishment direttivo -, la sua inutilità di fronte alla controparte editoriale sempre più asservita a potentati economici che con l'editoria non hanno nulla a che fare e che danno la scalata ai gruppi editoriali per meri interessi di parte, sovente conniventi con la politica più retriva, mi hanno fatto mutare opinione. Una nuova legge sull'editoria dovrebbe fare piazza pulita di questi retaggi di un passato ormai sepolto. Occorre aprire la via ad un sindacato veramente libero che tuteli i legittimi interessi della categoria e non si atteggi a supporter collaterale al regime dei partiti. Quanto alla vicenda Boffo, se Feltri ha sbagliato e l'ex direttore di Avvenire si ritiene diffamato, lo quereli, ma non per questo l'Ordine deve atteggiarsi ad una sorta di moderna inquisizione. Per la vicenda Farina, chiunque può fare l'opinionista in un giornale o forse si vorrebbe che Farina facesse l'accattone per i suoi "misfatti" e gli venisse messa la mordacchia? Mai accetterei simili atteggiamenti antilibertari e indegni di un Paese autenticamente democratico. Ritengo vergognoso, avvilente e squallido il mondo giornalistico in generale e quello italiano in particolare.
Maurizio Del Maschio – Venezia (22-1-2010)