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PUBBLICITA’, TUTTI I VIZI. Un libro della Giuffré propone una lettura sociale e psicologica di regole e pubblicità
Un percorso ideale a più voci, nel mondo del peccato pubblicitario, inteso come condotta che viola le regole vigenti in materia di comunicazione commerciale. E proprio in un periodo storico in cui la pubblicità è accasata di essere la responsabile di molte derive culturali e di costume. Il tutto in chiave non tanto giuridica quanto di costume e sociologica. E’ questa la novità proposta dall’avv. Paolina Testa e da Federico Unnia nel libro Pubblicità: i vizi capitali, appena pubblicata da Giuffré per la collana Diritto e Rovescio. Il testo percorre, con l’aiuto di 7 autori, tra i più importanti giuristi, giudici (Antonio Catricalà, Presidente dell’Antitrust, Raffaella Lanzillo, Consigliere di Corte di cassazione e Giorgio Floridia, Presidente Iap), avvocati (Maurizio Fusi, Paolo Cendon, Giovanni Iudica, Luigi Carlo Ubertazzi), un viaggio ideale nell’universo dei vizi capitali della pubblicità, liberamente interpretati alla luce delle proprie esperienze con il mondo della comunicazione. Un percorso che partendo dall’analisi sul significato morale e iconografico dei 7 vizi capitali nel medioevo, curata da Carla Casagrande, docente di Storia delle dottrine morali all’Università di Pavia, affronta anche il delicato quesito di quali siano i vizi e i peccati oggi di tv e pubblicità. Questo punto è stato approfondito grazie ad una lunga intervista con Aldo Grasso, da sempre attento studioso di tv e media. Ma perché questo scritto? “Fino ad oggi la pubblicità e le sue regole sono state affrontate e studiate in un’ottica prettamente normativa. Ci è parso interessante e culturalmente stimolante studiare e far leggere i classici vizi ed illeciti pubblicitari secondo uno schema fortunato qual è stato per alcuni secoli quello dei 7 vizi capitali” spiegano i curatori ad ItaliaOggi. Ma guardando al futuro, quali sono i vizi capitali del terzo millennio? “Una maggiore attenzione alle sfera individuale ed esistenziale, tutele diffuse per interessi sempre più rilevanti, salvaguardia della sfera soggettiva”. Insomma, cambiano i tempi, si evolvono i costumi ed anche i peccati cambiano aspetto.
“PUBBLICITÀ: I VIZI CAPITALI” (Con il contributo, tra gli altri, di Antonio Catricalà).
Milano, 5 febbraio 2010. Un percorso ideale a più voci, nel mondo del peccato pubblicitario, inteso come condotta che viola le regole vigenti in materia di comunicazione commerciale. Il tutto in chiave non tanto giuridica quanto di costume e sociologica. È questa la novità proposta dall'avvocato Paolina Testa e da Federico Unnia, consulente in comunicazione, nel libro «Pubblicità: i vizi capitali», appena pubblicato da Giuffrè per la collana Diritto e Rovescio. Il testo percorre, con l'aiuto di sette autori, tra i più importanti giuristi, giudici (Antonio Catricalà, presidente dell'Antitrust, Raffaella Lanzillo, consigliere di Corte di Cassazione e Giorgio Floridia, presidente Iap), avvocati (Maurizio Fusi, Paolo Cendon, Giovanni Iudica, Luigi Carlo Ubertazzi), un viaggio ideale nell'universo dei vizi capitali della pubblicità, liberamente interpretati alla luce delle proprie esperienze con il mondo della comunicazione. Un percorso che partendo dall'analisi sul significato morale e iconografico dei sette vizi capitali nel Medioevo, curata da Carla Casagrande, docente di Storia delle dottrine morali all'Università di Pavia, affronta anche il delicato quesito di quali siano i vizi e i peccati oggi di tv e pubblicità. Questo punto è stato approfondito grazie ad una lunga intervista con Aldo Grasso, da sempre attento studioso di tv e media. Ma perchè questo scritto? «Fino ad oggi la pubblicità e le sue regole sono state affrontate e studiate in un'ottica prettamente normativa. Ci è parso interessante e culturalmente stimolante studiare e far leggere i classici vizi ed illeciti pubblicitari secondo uno schema fortunato qual è stato per alcuni secoli quello dei 7 vizi capitali» spiegano i curatori, Ma guardando al futuro, quali sono i vizi capitali del terzo millennio? «Una maggiore attenzione alle sfera individuale ed esistenziale, tutele diffuse per interessi sempre più rilevanti, salvaguardia della sfera soggettiva». Insomma, cambiano i tempi, si evolvono i costumi ed anche i peccati cambiano aspetto. (RADIOCOR)
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