Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

Il Manifesto 31/12/2009
Il redattore
dimezzato

Nel 2009 una gigantesca ristrutturazione ha stravolto l'editoria mondiale. Non è finita. In Italia tutti i gruppi più importanti hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali: 600 giornalisti sono fuori, altri 700 potrebbero essere costretti a lasciare entro il 2010

di Matteo Bartocci

Il 2009 è sicuramente l'anno nero dei giornali di tutto il mondo. La crisi economica ha falcidiato bilanci e redazioni come non era mai accaduto nella storia dell'editoria. «Dietro la crisi c'è una ristrutturazione industriale senza precedenti - spiega Paolo Butturini del sindacato Stampa romana - il mondo dell'informazione sta cambiando dalle fondamenta e non c'è una strategia comune né degli editori né del governo, che non ha mai convocato gli stati generali dell'editoria sbandierati un anno fa».


Una cosa è certa. Indietro non si tornerà più. Quest'anno in Italia sono già una trentina le società editrici che hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali per esodi definitivi. Secondo gli accordi firmati dalla Fnsi sono 598 i giornalisti usciti per prepensionamenti, uscite incentivate e quant'altro. Ma per il segretario del sindacato dei giornalisti Franco Siddi saranno almeno 700 e forse più entro la fine del 2010.


Le previsioni più pessimistiche arrivano fino a 2mila unità in meno entro i prossimi due anni, al termine di tutti i processi di crisi e ristrutturazione.


Sembrano numeri piccoli ma non lo sono. I giornalisti occupati nella carta stampata erano 10.929 nel 2006 (dati Fieg). Licenziarne un quinto è peggio di una decimazione. Soprattutto se si pensa che il totale dei collaboratori e dei freelance si aggira intorno alle 40mila persone. Non contrattualizzati né tutelati, soggetti a una concorrenza spietata, pronti a vendere «notizie» al miglior offerente. Per ogni giornalista assunto ce ne sono almeno 5 che aspettano fuori dalla redazione. Tenuti fuori dalla porta per tutto ciò che non siano righe o minuti da mettere in pagina o in onda a pochi euro.


La piramide tra dipendenti e non si fa sempre più larga. Gli iscritti all'Inpgi, l'organo di previdenza dei giornalisti, sono in tutto 16mila (carta, radio e tv). Gli iscritti attivi alla gestione separata (obbligatoria per i collaboratori «in regola») sono circa 25mila. La metà (il 45%) non arriva a 5mila lordi annui. Solo il 7% dichiara 34mila euro l'anno, che è lo stipendio di un redattore ordinario. I privilegiati sono pochi: in 67 guadagnano più di 119mila euro.


In un contesto così magmatico «per il sindacato tenere assieme tutti, contrattualizzati e non, è una sfida difficilissima ma decisiva», avverte Daniela Stigliano, responsabile del lavoro autonomo per la Fnsi. Soprattutto perché il «sommerso dei diseredati» è stimabile in almeno 30mila persone tra partite iva e cocopro assicurati con l'Inps o altro. «Magari ci fosse una vera ristrutturazione industriale - commenta Guido Besana (Fnsi) - non c'è un solo editore che abbia idea di cosa fare veramente. I manager stanno solo spostando ciò che resta della produzione giornalistica fuori dalle redazioni, poi si vedrà».


Non a caso nel 2009 sono emersi circa 5mila cococo in più ma con compensi tagliati del 30%. Per i più deboli la crisi è arrivata subito. Non è solo un problema di organizzazione del lavoro e tantomeno di garanzie contrattuali. La crisi colpisce direttamente la qualità dell'informazione quotidiana, stretta sempre di più tra il passato prossimo della tv e il perenne presente di Internet. News senza contesto. Infotainment. Curiosità vicine all'aneddotica.


La tabella qui sotto parla chiaro. Prepensionamenti ed esodi riguardano tutti: dai giornali di provincia agli organi di partito. Da colossi della carta patinata come Mondadori e Rcs ai quotidiani sportivi. Per la prima volta hanno ottenuto gli ammortizzatori tutti i principali gruppi editoriali italiani: Mondadori, Rizzoli-Corriere della Sera, Repubblica-Espresso, gruppo Caltagirone, Stampa e Sole 24 Ore, l'Ansa.


La crisi uccide i «piccoli» e umilia le grandi redazioni. E' una ristrutturazione industriale gigantesca simile a quella americana. Secondo il ministero del lavoro Usa i quotidiani perderanno un quarto dei redattori. Secondo le proiezioni più recenti (Bureau of Labor Statistics, Employment Projections 2009), dai 326mila giornalisti attuali si passerà a 245mila nel 2018 (-24,8%). La carta stampata è al 7mo posto nella classifica dei posti di lavoro persi nell'industria. In proporzione, i giornalisti scompariranno più dei sarti, dei minatori, dei benzinai. Sarà un lavoro del '900.


In Italia la crisi non è senza paracadute. E' stata agevolata da un intervento (positivo) del governo che per la prima volta ha coperto col bilancio dello stato una parte dei prepensionamenti anche nei periodici (non sfugga che il gruppo maggiore è la Mondadori di Berlusconi). Per Andrea Camporese, presidente Inpgi, il costo pubblico della crisi sarà di 300 milioni in 10 anni.


Il giornalismo è ormai un calderone in cui c'è di tutto. Irrappresentabile e irrappresentato. Nascosto. Nello stesso gruppo editoriale c'è il precario del web a 800 euro al mese e la firma da prima pagina che ne guadagna 12mila. Secondo la Fieg il costo medio di un giornalista in un quotidiano è di 100mila euro all'anno. Ma la realtà secondo la Fnsi è ben diversa: il lordo medio della maggioranza dei giornalisti è inferiore ai 35mila euro. E così il sistema, soprattutto previdenziale, rischia di crollare. I giornalisti pensionati sono 5mila. Già oggi ci vogliono tre assunti per pagarne uno. «La situazione è critica ma non è finita. Se nel primo semestre 2010 non c'è una ripresa della pubblicità è possibile che anche gli ammortizzatori sociali non bastino più», commenta preoccupato Luigi Ronsisvalle, l'esperto che ha seguito con la Fnsi molti degli stati di crisi degli ultimi dieci anni.


 


 





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)