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Stampa

GIORNALISTI. FRANCIA.
SÌ del PARLAMENTO alla LEGGE
sulla PROTEZIONE delle FONTI.
La stampa francese «costernata».
IN CODA una recente sentenza
della Corte di Strasburgo e una
ricerca curata da FRANCO ABRUZZO

Parigi, 22 dicembre 2009. Il parlamento francese ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sulla protezione delle fonti dei giornalisti, che era rimasta ferma da un anno. Favorevole l'Ump (il partito di centrodestra del presidente Nicolas Sarkozy) e il Nouveau Centre, contrario il partito socialista. Secondo la norma approvata in via definitiva ieri sera con il voto dell'Assemblea Nazionale, «il segreto delle fonti dei giornalisti è protetto nell'esercizio della loro missione di informazione del pubblico». Perchè sia messo in discussione il segreto sulle fonti nell'ambito di una procedura penale, è necessario tenere conto «della gravità del crimine o del reato» e «dell'importanza dell'informazione cercata». Per il deputato dell'Ump, Jacques-Alain Benisti, si tratta di un «testo equilibrato», perchè non esiste «libertà senza responsabilità » e non potrebbe esserci una «immunità totale». Secondo i socialisti invece il testo contiene troppe deroghe che ne riducono la portata. (ANSA)


 


GIORNALISTI. FRANCIA: FA DISCUTERE LEGGE TUTELA FONTI UMP, NON PUÒ ESSERCI IMMUNITÀ; STAMPA PARIGI COSTERNATA


Parigi, 22 dicembre 2009. La stampa francese si dice «costernata» dall'approvazione in via definitiva della legge sulla protezione delle fonti dei giornalisti. Congelata da circa un anno, la norma ha ricevuto il via libera ieri sera dall'Assemblea nazionale, con i voti favorevoli dell'Ump (il partito di centrodestra del presidente Nicolas Sarkozy) e del Nouveau Centre. Contrario il partito socialista, mentre Verdi e comunisti non hanno partecipato al dibattito. La legge prevede che «il segreto delle fonti dei giornalisti è protetto nell'esercizio della loro missione di informazione del pubblico», ma in alcuni casi il segreto può essere forzato o rotto. Nella precedente versione del testo, quella uscita dalla prima lettura dell'Assemblea, il segreto delle fonti poteva essere messo in discussione «direttamente o indirettamente» solo «a titolo eccezionale e qualora un imperativo preponderante di interesse pubblico lo rendesse necessario». Ma nella versione emendata dal Senato e approvata ieri dai deputati in via definitiva, scompare la dicitura «a titolo eccezionale», sostituita dalla frase «e se le misure previste sono strettamente necessarie e proporzionate allo scopo legittimo perseguito». Perchè il segreto sia superato nell'ambito di una procedura penale, inoltre, è necessario tenere conto «della gravità del crimine o del reato» e «dell'importanza dell'informazione che si cerca» di ottenere. Per il deputato dell'Ump, Jacques-Alain Benisti, si tratta di un «testo equilibrato», perchè non esiste «libertà senza responsabilità » e non potrebbe esserci una «immunità totale» delle fonti giornalistiche. «Che i giornalisti ci piacciano o no, è nostro dovere proteggerli. Devono godere di garanzie particolari», ha invece detto la portavoce dei socialisti all'Assemblea nazionale, Aurelie Filippetti, porte-parole du groupe PS à l'Assemblèe nationale, secondo cui però questa legge contiene troppe deroghe che ne riducono la portata. «Il segreto delle fonti, pietra angolare della libertà di stampa, non deve sottostare a nessuna delle eccezioni, soggettive e pericolose, previste dalla nuova legge francese», avverte infine il Forum delle società di giornalisti (Fsdj), ricordando la recente sentenza della Corte europea dei diritti umani che il 15 dicembre scorso ha riconosciuto ai giornali britannici Financial Times, The Independant, The Guardian, The Times e all'agenzia Reuters il diritto a proteggere le loro fonti. La giustizia francese ha cercato in diversi casi di identificare le fonti dei giornalisti. Nel 2007, il giornalista Guillaume Dasquiè fu trattenuto dalla polizia per 40 ore per costringerlo a fornire il nome di un informatore sul terrorismo, che si è poi rivelato essere un alto responsabile dei servizi segreti francesi. (ANSA).


 


GIORNALISTI.  FRANCIA: LEGGE SU TUTELA FONTI PREOCCUPA STAMPA


Parigi, 22 dicembre 2009. Il via libera del parlamento francese alla legge sulla protezione delle fonti giornalistiche ha suscitato la «costernazione» del Forum delle società di giornalisti (Fsdj). «Il segreto delle fonti, pietra angolare della libertà di stampa, non deve sottostare a nessuna delle eccezioni, soggettive e pericolose, previste dalla nuova legge francese», sostengono i giornalisti nel loro comunicato. La nuova norma, sottolinea il Fsdj, «permette alle autorità giudiziarie (giudice per le indagini preliminari, procuratore, polizia) di attentare al segreto 'direttamente o indirettamentè, da un lato 'a titolo eccezionalè, dall'altro »qualora un imperativo preponderante di interesse pubblico lo renderà necessario«. Si tratta, prosegue la nota dei giornalisti, di »deroghe vaghe« lasciate all'arbitrarietà dell'autorità giudiziaria. (ANSA).


 


Giornalisti: la Francia si schiera a favore delle 'fonti protette'


di Giovanni Silletti


Dopo un anno di 'quiescenza' parlamentare, in Francia si è tornati a deliberare sulla questione della protezione delle fonti giornalistiche, questa volta in maniera definitiva. L'approvazione e il via libera di un disegno di legge, tre giorni fa, ha incontrato i pareri favorevoli dell'UMP (Partito di centro-destra del presidente Nicolas Sarkozy) e del Nouveau Centre (alleato centrista dell'UMP nella maggioranza politica che governa il Paese) e quelli contrari del partito socialista di Martine Aubry. Mai come ora, il voto dell'Assemblée Nationale è stato così decisivo nel sostenere una riforma a favore di un tema così scottante e sentito dall'intera compagine giornalistica, non solo transalpina. Quella abbracciata dal disegno di legge francese è un'esigenza avvertita da più parti, che vira nettamente verso una direzione garantista nei confronti della segretezza delle fonti, finanche in sede giurisprudenziale, dove trova la sola limitazione in taluni casi di particolare gravità e rilevanza penale.In una Francia piegata agli umori altalenanti di un'informazione in cerca di riscatto e di credibilità, la notizia è stata accolta con qualche riserbo, specialmente da parte dell'opposizione, per la quale il testo legislativo appare piuttosto criptico e ricco di orpelli nelle cospicue deroghe in esso ravvisate e che ne circoscrivono la portata programmatica. Di vero c'è che


il mondo del giornalismo francese, soprattutto quello investigativo, è sempre stato nel mirino della polizia e delle forze governative per via delle frequenti 'invasioni di campo' nella privacy delle proprie fonti, con inchieste scandalo saltate fuori dalle pagine di alcuni giornali indipendenti. Insomma, la questione continua a interessare molte forze in  campo, e se è vero che il principio di segretezza delle fonti giornalistiche è universalmente riconosciuto ovunque, o quasi, l'argomentazione assumemaggiore risalto quando a farne le spese e a venir meno sono proprio i punti cardine enunciati dai vari ordini nazionali, centrati per lo più sulla trasparenza di citazione o di omissione delle fonti, nel caso queste ultime decidano di rimanere anonime. (PERIODICO ITALIANO, 24/12/2009)


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Corte dei diritti dell’Uomo - Financial Times, The Independant, The Guardian, The Times e l'agenzia Reuters contro Regno Unito. Per i giornalisti il segreto sulle fonti è sacro. La libertà di stampa e il segreto professionale vanno privilegiati rispetto all'eventuale turbativa dei mercati


I giornalisti hanno il diritto di tutelare la segretezza delle fonti perché la libertà di stampa prevale su tutto. E non possono neanche essere costretti a divulgare documenti riservati che possono compromettere la fiducia delle fonti. Lo ha deciso la Corte europea dei diritti dell'uomo che, nella sentenza depositata il 15 dicembre 2009 (Financial Times e altri contro Regno Unito), ha rafforzato la tutela della libertà di espressione. Strasburgo si è pronunciata sul ricorso presentato da quattro giornali inglesi  (Financial Times, The Independant, The Guardian, The Times) e da un'agenzia di stampa (Reuters) contro una decisione dell'High Court inglese che aveva ordinato ai giornalisti di diverse testate di divulgare un documento su una fusione societaria e consentire di individuare, in questo modo, la fonte che lo aveva trasmesso. I reporter, infatti, avevano pubblicato alcuni articoli su una società belga, riportando notizie tratte da un documento riservato, trasmesso da una fonte anonima, su un'offerta pubblica di acquisto di azioni di una società sudafricana. Temendo ulteriori fughe di notizie, l'azienda si era rivolta ai giudici inglesi. Obiettivo principale: identificare la fonte che aveva trasmesso ai giornalisti i piani aziendali riservati.


I tribunali inglesi, sia in primo che in secondo grado, avevano dato ragione alla società e avevano ordinato ai giornali di consegnare il documento originale. Tra l'interesse alla protezione delle fonti funzionale all'esercizio della libertà di stampa e la tutela dei mercati azionari e degli interessi economici della società, i giudici inglesi hanno fatto pendere l'ago della bilancia a favore dei primi, anche per prevenire la commissione di reati. Una conclusione del tutto ribaltata da Strasburgo che ha dato ragione su tutta la linea ai giornali inglesi.


La protezione delle fonti - ha precisato Strasburgo - è indispensabile per i giornalisti e per la tutela della libertà di espressione che consiste anche nel diritto della collettività a ricevere notizie "esplosive" e informazioni non ufficiali. È vero, riconoscono i giudici, che la società belga aveva un interesse a evitare danni per l'attività economica, ma questo passa in secondo piano rispetto alla tutela della libertà di espressione. Che va salvaguardata anche in presenza del sospetto che la fonte avesse l'intenzione di danneggiare l'azienda, proprio perché i limiti alla tutela delle fonti possono essere ammessi in circostanze eccezionali. Il segreto sulle fonti confidenziali è infatti essenziale per la libertà di stampa: se venisse violato questo principio, non sarebbe compromessa solo la fonte che aveva chiesto l'anonimato, ma anche la reputazione del giornalista «agli occhi di future potenziali fonti». In questa vicenda, poi, secondo la Corte, i giornalisti hanno agito nel rispetto delle regole deontologiche, perché prima di pubblicare gli articoli sulla scalata hanno contattato l'azienda. Né è stato dimostrato che il documento fosse falso.


Tutto da verificare l'impatto sulla disciplina italiana anche se la sentenza sembra avere assunto una posizione più favorevole ai giornalisti di quanto stabilito dall'articolo 200 del nostro Codice di procedura penale (che si occupa dei soli professionisti iscritti all'Albo). Quest'ultimo infatti prevede un caso di portata generale e non eccezionale nel quale il giudice, ma non il Pm, può imporre al giornalista di svelare le sue fonti facendo cadere l'ostacolo del segreto professionale: quando le notizie sono indispensabili per provare il reato per cui si procede e la loro veridicità può essere attestata solo attraverso l'identificazione della foto della notizia. (Marina Castellaneta e Giovanni Negri in “Il Sole 24 Ore del 17/12/2009)


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2356


Ricerca di Franco Abruzzo aggiornata con le sentenze 348/2007, 349/2007 e 39/2008 della Corte costituzionale.


 


SEGRETO PROFESSIONALE


E PERQUISIZIONI.


Con le sentenze Goodwin, Roemen


e Tillack, la Corte di Strasburgo


ha imposto l’alt alle perquisizioni


nelle redazioni e nelle abitazioni


dei cronisti a tutela delle fonti


dei giornalisti. “Gli Stati contraenti


sono vincolati ad uniformarsi


alle interpretazioni che la Corte di


Strasburgo dà delle norme della Cedu”:


le sentenze 348/07, 349/07 e 39/2008


della Corte costituzionale sono


una svolta ineludibile ed epocale!


Pm e giudici obbligati ad adeguarsi


immediatamente e senza indugi


all'indirizzo espresso da Strasburgo.


Testo in allegato


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