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TV: GOVERNO TAGLIA
TETTO SPOT PAY,
AL 12% IN TRE ANNI.
PD: REGALO DI NATALE
A MEDIASET.
NIERI: NORMA
RIGUARDA ANCHE NOI

Roma, 17 dicembre 2009.  Il governo taglia il tetto di affollamento orario della pubblicità per la pay tv: il limite scenderà progressivamente dall’attuale 18% al 12% in tre anni. E’ la novità più rilevante dello schema di decreto legislativo varato oggi dal Consiglio dei ministri per recepire la nuova direttiva Ue sui servizi di media audiovisivi. Protesta l’opposizione, che parla di colpo a Sky e di “regalo di Natale a Mediaset”, ma il consigliere di amministrazione Gina Nieri replica: “La norma colpisce anche noi”. Silenzio, invece, dal quartier generale di Sky. Per tutti i canali a pagamento (satellite e digitale terrestre) il tetto orario per gli spot scenderà al 16% dal 2010, al 14% dal 2011, e, a regime, al 12% a decorrere dal 2012. La riduzione, spiega il ministero dello Sviluppo economico-Comunicazioni, è “pienamente conforme con la disciplina comunitaria” e punta a “garantire il consumatore-utente della pay tv”, che già paga un abbonamento per vedere contenuti premium. La riduzione dei tetti è stata “chiesta dalla Fieg”, mentre altri operatori, in primis le associazione di consumatori (come l’Adiconsum) ne hanno sollecitato “la totale soppressione”. Arriva inoltre il ‘product placement’ (l’inserimento di prodotti ‘reclamizzati’ in programmi tv), con il divieto però alla promozione di tabacco e derivati e lo stop totale nelle trasmissioni per bambini. Altri punti di forza del provvedimento sono la tutela della produzione televisiva indipendente (obbligo di investimento del 10% degli introiti annui in opere europee e apposite sottoquote per il cinema italiano, da definire con decreto ministeriale entro nove mesi dall’approvazione delle nuove norme) e il rafforzamento delle norme a tutela dei minori (stop assoluto a programmi porno tra le 7 e le 23, sistema di classificazione ad hoc adottato con decreto del ministro e apposito meccanismo di controllo parentale per i programmi criptati). Boccia il provvedimento il responsabile comunicazioni del Pd Paolo Gentiloni, convinto che si tratti di un “regalo di Natale a Mediaset”, che potrà incrementare la quota pubblicitaria che già raggiunge il 64% della torta tv”, mentre “i canali sulla piattaforma Sky subiranno una riduzione di un terzo della pubblicità in tre anni”. E’ presto, probabilmente, per stime, ma secondo alcuni analisti la tv di Rupert Murdoch dovrà rinunciare a diverse decine di milioni di introiti. In pratica, chiosa Gentiloni, “é il primo caso di rateizzazione del conflitto di interessi”. “Non è che non risentiamo di questa misura perché siamo l’azienda del presidente del Consiglio”, replica il consigliere di amministrazione Mediaset Gina Nieri, che anzi fa notare come il taglio colpisca “attività in crescita” come quelle di Premium. Nel mirino di Gentiloni anche “l’indebolimento delle norme a sostegno della produzione audiovisiva indipendente, introdotte nel 2007 e soggette a un nuovo intervento di un decreto ministeriale previsto tra nove mesi” e soprattutto “l’incredibile introduzione di una autorizzazione ministeriale per il live-streaming dei siti Internet”. Dal ministero spiegano che si tratta soltanto di una comunicazione di inizio attività che riguarda i siti con prevalenza di trasmissione di immagini in movimento, per garantire la ‘tracciabilita” degli operatori. (ANSA).


 


 


 





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