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Stampa

DURA DAL MARZO DEL 2005 IL MURO
CONTRO MURO TRA FNSI E FIEG.
NUOVO "NO" DELLA FIEG AL GOVERNO.
Il 22 faccia a faccia a Palazzo Chigi,
ma gli editori non vogliono parlare del rinnovo del contratto.
.



15 novembre: è sciopero contro il nuovo niet della Fieg


ROMA, 14 novembre 2006. Lo sciopero deciso stasera dalla giunta della Federazione nazionale della stampa è dalle 7 di domani mattina, mercoledì 15, alle 7 di giovedì 16 novembre, quindi di 24 ore per giornali e agenzie. La Giunta, riunitasi nell'ambito degli stati generali della categoria, convocati per la vertenza contrattuale, ha votato stasera a maggioranza per lo sciopero immediato come risposta della categoria di fronte al rifiuto degli editori del tavolo proposto dal governo nell'ambito della riforma sul sistema dell'editoria. (ANSA). 22,21


Il punto di Elisabetta Stefanelli (ANSA)


Roma, 14 novembre 2006.  Muro contro muro tra editori e giornalisti nella vertenza contrattuale, e dopo il ''no grazie'' di oggi della Fieg alla proposta formale del governo di abbinare il tavolo contrattuale con quello della riforma del sistema, domani la parola passa alla Fnsi che, alla fine degli Stati generali annuncerà il pacchetto di scioperi e le iniziative di lotta previste. Non sono bastati tre ministri (Damiano, Gentiloni, Mastella), un sottosegretario alla presidenza del consiglio (Levi) ed altri rappresentanti del Governo e della maggioranza che oggi alla manifestazione d'apertura degli Stati generali dei giornalisti, hanno portato non solo la loro solidarietà alla categoria nella vertenza contrattuale ma iniziative concrete. Alla vigilia dell'assemblea Fnsi che si concluderà domani mattina per arrivare ad una decisione sul pacchetto di scioperi e la mobilitazione per sbloccare la trattativa sulla vertenza contrattuale ferma da 625 giorni, il Ministro del Lavoro Cesare Damiano e il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Ricardo Franco Levi hanno infatti annunciato la formalizzazione della richiesta di apertura di un tavolo Fieg-Fnsi, sia sulla riforma normativa dedicata all'editoria che sul contratto. Formalizzazione che è poi arrivata nel pomeriggio: l'appuntamento è per le 10 del 22 novembre a Palazzo Chigi. ''Siamo fiduciosi - spiegano Levi e Damiano - che dai rappresentanti degli editori e dei giornalisti verranno risposte sollecite e positive alla nostra richiesta''. Una disponilita' venuta subito dal sindacato dei giornalisti, che agli Stati generali ha accolto con un applauso la proposta del governo. Ma non c'e' stata invece da parte degli editori che in serata ribadiscono la loro posizione in una nota. La Fieg si dice pronta ''a recarsi in ogni momento al Dipartimento dell'Informazione e dell'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri per esprimere le sue idee e per apportare il proprio contributo in vista di una futura legge di riforma del settore dell'editoria'', ma spiega anche che il problema del rinnovo contrattuale ''presuppone l'intesa delle parti e comunque non puo' essere affrontato nel quadro di consultazioni di altra natura e destinate a tutt'altro fine''. Del resto già nel suo discorso d'apertura il segretario Paolo Serventi Longhi, aveva ribadito che i giornalisti erano pronti al dialogo, a mettere da parte la piattaforma contrattuale per sedersi al tavolo con la Fieg ma insieme a rispondere con iniziative di lotta e con lo sciopero all'ennesima chiusura degli editori. Nella consapevolezza che si tratta della ''crisi piu' grave della nostra storia collettiva. Sappiamo che il nostro sistema di garanzie, le nostre conquiste, le nostre difese, la nostra capacità di rappresentanza a tutti i livelli, sono in discussione''. E il presidente Fnsi, Franco Siddi, che mette in luce le notizie di oggi sui positivi bilanci degli editori, spiega che ''la liberta' e l'autonomia dell'informazione non si misurano con gli indici di borsa''. Il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, aveva a sua volta spiegato che ''il governo Prodi pensa che i contratti vadano fatti e il fatto che si e' a muro contro muro e' un problema anche per il governo''. Per Gentiloni ''al muro contro muro non siamo per le caratteristiche della piattaforma sindacale, ma mi sembra - ha aggiunto - che ci sia una voglia di resa dei conti sociale, una strana voglia di vincere e di sfondare il muro delle relazioni sociali''. Iniziativa forte anche dal presidente della Commissione Cultura della Camera Pietro Folena, che insieme a Giuseppe Giulietti e' firmatario di una mozione sulla vicenda che sara' all'attenzione di Montecitorio. Folena si dice anche pronto ad accantonare gli altri provvedimenti in discussione in commissione a favore di quello sull'editoria, mentre Giulietti chiede al governo di escludere dal tavolo della concertazione gli editori per il no a quello sul contratto: ''Non e' una menu' alla carta'', sintetizza l'esponente Ds. Da molti poi la richiesta che la Rai anticipi il tavolo della trattativa con gli editori e faccia sentire la sua voce. In forze anche i sindacati, con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni e quello della Uil Claudio Angeletti. Per Bonanni ''la situazione di stallo è pericolosa perché indebolisce l'intero movimento sindacale''. Per Angeletti la chiusura degli editori ''è una cosa anomala'' e sembra ''che vogliano liquidare il problema alla radice''.  (ANSA).


 ED ECCO LA CRONACA DELLA GIORNATA. UN MARTEDI’ DRAMMATICO.


 SERVENTI: PRONTI A DIALOGO MA NON SI MOLLA.


IL SEGRETARIO APRE GLI STATI GENERALI.


Roma, 14 novembre 2006.  Pronti al dialogo, a mettere da parte la piattaforma contrattuale per sedersi al tavolo con la Fieg ma insieme a rispondere con iniziative di lotta e con lo sciopero all'ennesima chiusura degli editori. Lo ha detto il segretario generale Fnsi Paolo Serventi Longhi stamattina, nella manifestazione che ha aperto gli Stati generali della categoria che proseguono anche domani per decidere sulla proposta di sciopero. ''Stiamo affrontando la crisi piu' grave della nostra storia collettiva. Sappiamo che il nostro sistema di garanzie, le nostre conquiste, le nostre difese, la nostra capacita' di rappresentanza a tutti i livelli, sono in discussione'', ha spiegato Serventi. ''Il sistema delle imprese dell'informazione, - ha aggiunto - ritiene che sia giunto il momento di fare piazza pulita di questa nostra storia collettiva'', che glie ditori vogliono insomma: ''gestire a piacimento senza il fastidio del sindacato, il lavoro dei giornalisti''. Ma spiega il segretario che ''nessuno puo' pensare che il sindacato unico e unitario dei giornalisti, che la Federazione della stampa e tutte le strutture della nostra organizzazione siano intenzionati a mollare''. La Fnsi rivendica di ''aver onestamente cercato le strade del confronto con la Fieg'', confronto che il sindacato vorrebbe, dice Serventi, ''con tutte le sue difficoltà''. Cosi' come, spiega il segretario ''non vale molto la considerazione che un contratto ce lo abbiamo''. A suo avviso non vale per tre considerazioni: la prima e' che ''resterebbero fuori dalla contrattazione tra i 20 mila e i 30 mila giornaliste e giornalisti che vivono la realta' del lavoro a termine, freelance o precario''; la seconda e' che ''in molte aziende l'attuale contratto viene violato regolarmente sia per l'organizzazione del lavoro, sia per i diritti del sindacato''. La terza ragiore e' che ''una parte degli editori, Caltagirone in testa, vuole denunciare il contratto del 2001 per tornare a quello valido erga omnes del 1959, privo della maggior parte deio diritti e delle tutele che ci siamo conquistati''. Per il segretario inoltre ''stare fermi per un tempo imprevedibile, senza rivalutazione salariale, senza aver affrontato il problema del lavoro autonomo e' inoltre molto rischioso anche per il sindacato''. Altro elemento per completare il quadro, ''e' l'attacco degli editori all'autonomia e al futuro della previdenza dei giornalisti italiani'', attacco all'Inpgi che il segretario giudica ''gravissimo''.


Rispetto alle proposte di legge che riguardano il settore dell'editoria, gia' presentate come il Ddl Gentiloni o di cui si parla, come la riforma preannunciata da Levi per la promavera, ''il giornalismo italiano deve rappresentare un forte e credibile interlocutore''. ''Per questo - spiega il segretario Fnsi - abbiamo accettato la proposta di confronto a 360 gradi avanzata dal governo, avanzata dal sottosegretario Levi e dal Ministro Damiano, e siamo pronti a portare il nostro contributo. Sappiano noi e il governo che gli squilibri del sistema vanno superati'', con decisioni che spettano al governo ''ma che non possono prescindere da un dialogo sociale che la stessa Fieg ha apprezzato e usato quando negli scorsi decenni sono state varate le leggi, come la 416 e la 62, che hanno aiutato molto le grandi trasformazioni tecnologiche e gli stessi profitti dell'editoria''. Allora, ha ricordato il segretario, gli editori hanno accetatto un dialogo che adesso ''preoccupa: sono disposti a portare il 'loro contributo' ma senza confusione di ruoli, cioe' solo se c'e' un vantaggio in termini economici ma senza assumere alcun impegno nei confronti del mondo del lavoro''. Per Serventi ''non e' ragionevole per nessuno rifiutare il dialogo'', e per questo ''al Ministro Damiano, che dal giorno della sua nomina sta lavorando per favorire il confronto, abbiamo anche dichiarato che siamo disposti a mettere in un cassetto la nostra piattaforma, visto che gli editori dichiarano di non voler trattare i 77 punti rivendicativi dei giornalisti (i loro 45 punti invece li vogliono trattare, anzi vogliono che li accettiamo a scatola chiusa). Allora facciamo un passo entrambi, accantoniamo le piattaforme e parliamo dei problemi''. Ma nonostante tutto Serventi spiega: ''vogliamo credere che la disponibilita' degli editori al confronto possa manifestarsi nei prossimi giorni: spero davvero che la loro posizione cambi, che sia possibile sospendere la stagione del conflitto e she si apra quella del dialogo''. (ANSA).


 LEVI E DAMIANO CONVOCANO FIEG E FNSI


Roma, 14 noveembre 2006.  ''Confermando l'impegno assunto pochi giorni fa, chiediamo alla Federazione Italiana degli Editori e alla Federazione Nazionale della Stampa un incontro da tenersi presso la sede del Dipartimento dell'Informazione e dell'Editoria della Presidenza del Consiglio il giorno 22 novembre alle ore 10.00 per affrontare il tema della riforma del settore dell'editoria e, in questo quadro, del rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei giornalisti''. Lo affermano il ministro del Lavoro Cesare Damiano e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l'editoria Ricardo Franco Levi. ''La piena affermazione e la difesa dei valori costituzionalmente garantiti del pluralismo dell'informazione, della liberta' d'impresa e della dignita' del lavoro e le sfide poste dall'innovazione tecnologica richiedono -proseguono- un impegno forte e condiviso di editori e giornalisti ed il sostegno attivo da parte del governo Siamo fiduciosi che dai rappresentanti degli editori e dei giornalisti verranno risposte sollecite e positive alla nostra richiesta''. (ASCA).


 FIEG: OK TAVOLO SU LEGGE EDITORIA MA NON PER IL CONTRATTO


Roma, 14 novembre 2006.  La Fieg si dice d'accordo su un ''tavolo'' per la revisione della legge per l'editoria, ma la questione del contratto dei giornalisti va trattata separatamente. E' il senso di una nota diffusa dalla Federazione degli editori, in relazione all'invito rivolto dal governo alla stessa Fieg ed alla Fnsi per un incontro presso il Dipartimento dell'Editoria e dell'Informazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. ''La Fieg - si legge nel comunicato - è pronta a recarsi in ogni momento al Dipartimento dell'Informazione e dell'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri per esprimere le sue idee e per apportare il proprio contributo in vista di una futura legge di riforma del settore dell'editoria e attende con interesse di conoscere gli orientamenti del Governo a questo riguardo''. ''Quanto al rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico - spiega però la nota - la Federazione degli Editori può solo ribadire la posizione già ripetutamente espressa a questo riguardo. Il Governo non ignora certamente che il problema presuppone l'intesa delle parti e comunque non può essere affrontato nel quadro di consultazioni di altra natura e destinate a tutt'altro fine''.   (ASCA).


 SERVENTI:  SCIOPERO SUBITO E’ LA RISPOSTA ALLA FIEG?


Roma. 14 novembre 2006.  Una giornata di sciopero, oltre il pacchetto già in discussione, da realizzare subito in risposta al nuovo stop della Fieg. La proporrà Paolo Serventi Longhi stasera alla Giunta Fnsi convocata per l'occasione, mentre sono in corso gli Stati generale della categoria sulla vertenza contrattuale, che hanno accolto con una ovazione questa idea lanciata dal Cdr dell'Arena di Verona e da quello della Sicilia. ''L'unica direzione è quella di reagire immediatamente al nuovo stop e alla risposta arrogante della Fieg al governo. Occorre reagire subito'', ha detto Serventi Longhi all'assemblea. Spiegando: ''Convoco subito la Giunta per avanzare la proposta dei colleghi dei Cdr''. (ANSA).


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La Fnsi: "Offensiva senza precedenti contro le regole definite tra le parti" 


Lettera della Fieg sui giornali


tesa a screditare la piattaforma


e il sindacato dei giornalisti”


  Roma, 17 novembre 2006. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica: “L’iniziativa della Federazione Editori Giornali, che è senza precedenti nella storia dell’informazione italiana, di far pubblicare su molti quotidiani e periodici una lettera aperta di contestazione della piattaforma contrattuale della Federazione della Stampa mira a screditare e delegittimare il Sindacato dei Giornalisti 


Gli organismi della Fnsi, delle Associazioni Regionali di Stampa e di tutte le strutture del Sindacato dovranno valutare attentamente il salto di qualità dell’ offensiva degli editori contro le regole definite tra le parti e contro il diritto alla contrattazione sostenuto dal Presidente della Repubblica.


Non è dato sapere se la Fieg, costituita con le risorse degli editori, abbia versato una parte di queste risorse agli editori stessi per ottenere la mezza pagina pubblicitaria. Quello che è certo è che i giornalisti non hanno una analoga possibilità perché la pubblicità se la dovrebbero pagare.


Il tono del messaggio è aggressivo, talvolta pesante, con affermazioni false oppure comunque tendenziose. Ci limitiamo a sottolineare che, proprio di fronte ai cambiamenti del sistema dell’informazione, la Fnsi ha proposto nella sua piattaforma modifiche tendenti a valorizzare il ruolo del giornalismo libero contro la tendenza delle aziende a subordinare il prodotto agli interessi puramente commerciali, a quelli privati dei proprietari delle imprese editoriali (quasi sempre estranei all’informazione stessa), a quelli dei poteri economici e politici di riferimento. La Fieg ammette che il Sindacato dei Giornalisti non ha al centro della piattaforma un forte aumento retributivo, ma nega la verità e cioè che la Fnsi propone nuove norme che mirano a dare dignità al lavoro autonomo, dei precari sfruttati e ricattati, e a difendere l’autonomia delle redazioni. La Fnsi ha dato disponibilità a discutere la propria piattaforma, ad affrontare tutti i problemi, compresi quelli delle flessibilità del lavoro e della struttura della retribuzione. Certo, non si può chiedere ad un Sindacato di rinunciare alle regole e di tagliare il salario dei propri rappresentati di oltre il 30 per cento. D’altra parte, la Fieg rifiuta il confronto, respinge i reiterati inviti del Governo al dialogo, esaspera il conflitto a livello nazionale e aziendale. Gli editori non difendono il posto di lavoro dei giornalisti, 2800 dei quali sono oggi iscritti alle liste di disoccupazione, ma cerca di ottenere la possibilità di avere mano libera nell’utilizzo dei freelance e precari e di strumenti che cancellino le regole e i valori della professione giornalistica. Gli editori attaccano così la qualità dei loro stessi giornali e, di conseguenza, proprio quel diritto dei cittadini ad essere informati che a parole rivendicano e nei fatti negano.


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 FIEG: "STIAMO DIFENDENDO LA LIBERTÀ DI STAMPA"


"Gli editori stanno difendendo la libertà di stampa e il diritto di tutti ad essere informati e a continuare a leggere questo giornale in futuro". Si conclude così la lettera aperta della Federazione Italiana Editori Giornali, pubblicata dal quotidiano 'La Sicilia' di Catania e che domani comparirà su altre testate nazionali.


Il documento della Fieg si apre con una premessa: "I nostri ricavi - si legge nel testo - derivano dalla vendita delle copie, che copre solo una parte dei costi, e soprattutto dalla pubblicità. Oggi i vecchi equilibri sono sconvolti. Nascono nuovi strumenti di informazione che utilizzano tecnologie sofisticate, caratterizzati da costi di gestione limitati, ma che richiedono ingenti investimenti ed appartengono ad imprese che operano a livello mondiale. Assorbono crescenti quote del mercato pubblicitario, lo destabilizzano, ne cambiano tutte le regole". La Fieg definisce questo processo "una rivoluzione in tutto il mondo: in America, Inghilterra e in altri Paesi europei molte testate giornalistiche hanno chiuso e molti giornalisti sono rimasti senza lavoro".La nota della Fieg affronta poi il tema centrale della lettera aperta, relativo alla vertenza dei giornalisti per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro: "Di fronte a tutto questo il sindacato ha riproposto uno schema vecchio e tradizionale di ulteriori rigidità e condizionamenti organizzativi, che inverte il maggior senso di responsabilità manifestato negli ultimi due contratti. Al centro della vertenza più che un problema retributivo (un significativo aumento era stato già proposto dagli editori un anno fa) vi sono richieste che mirano a uno stravolgimento dei ruoli, a esautorare i direttori, a limitare gli editori al ruolo di pagatori e a snaturare la disciplina del lavoro autonomo".


"Gli editori - sostiene la Fieg - non possono accettare questa impostazione e replicano chiedendo di poter assicurare un futuro di crescita e sviluppo alle imprese editoriali grazie ad alcuni elementi di maggior flessibilità del lavoro e ad un raffreddamento degli automatismi retributivi: oggi i giornalisti godono di scatti biennali che da soli portano nel corso della carriera al raddoppio automatico della retribuzione di base, al di fuori degli aumenti stabiliti nei rinnovi contrattuali e a prescindere da qualsiasi merito. Quegli stessi scatti che il Governo vuole limitare a categorie del pubblico impiego che godono di retribuzione infinitamente più basse".


"Gli editori - prosegue la nota - non intendono esasperare il conflitto, ma non possono avviare un dialogo con la controparte se questa non comprende il fatto che scelte ed accordi inadeguati si rifletteranno pesantemente sul futuro e aumenteranno i rischi che tutto il mondo della comunicazione sta correndo". La Fieg sottolinea infine che "gli editori stanno difendendo non solo il posto di lavoro dei giornalisti, ma anche quello delle altre categorie che operano nel settore e che da tempo hanno concordato diverse regole e comportamenti per garantire la vita e lo sviluppo delle aziende".  (ANSA)


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 





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