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Stampa

RUSSIA: MORTE
SOSPETTA DI
UNA GIORNALISTA.
Dal 1993 ad oggi 300
i giornalisti uccisi.

FILOPUTINIANI del movimento “NASHI” CONTRO GIORNALE LE MONDE

Mosca, 07.12.2009. La giornalista Olga Kotovskaïa, che lavorava per la televisione locale Kaskad è deceduta dopo una caduta dal quattordicesimo piano di un palazzo nel centro della città di  Kaliningrad (capitale dell’enclave russa fra Polonia e Lituania, ai bordi del mar Baltico). La sua morte è sopravvenuta sei giorni dopo che la corte di arbitraggio della città le aveva dato ragione circa l'ingiusto allontanamento, nel 2004, da una catena televisiva da lei fondata negli anni '90 e della quale deteneva il 49% del capitale. Il tribunale aveva riconosciuto che i documenti forniti per il cambiamento azionario che avevano portato all'allontanamento della giornalista erano falsi. L'attuale governatore della regione,  Vladimir Pirogov, avrebbe preso parte a tale manovra. Dopo la sua morte i suoi colleghi e l'Unione dei giornalisti di Kaliningrad, hanno ripetutamente affermato che il "suicidio" della giornalista non è credibile. Tutti, infatti, la descrivono come una donna combattiva, brillante, madre di due figli, e che, oltretutto, era appena uscita vittoriosa da una battaglia processuale seguita con grande interesse dai media locali. Igor Rudnikov, editore del giornale locale 'Novyie Kolessa', ha affermato che "nessuno in città crede che la giornalista abbia messo volontariamente fine ai suoi giorni. Inoltre non vi era alcuna ragione perché la giornalista si fosse recata in un palazzo a lei completamente sconosciuto. La morte di Olga Kotovskaïa ricorda in maniera impressionante quella di Ivan Safronov, talentuoso giornalista di 'Kommersant', morto nel marzo 2007, dopo una caduta dal quinto piano di un palazzo di Mosca. La polizia aveva ben presto chiuso il caso accreditando l'ipotesi di suicidio. (fonte: RSF)


 


300 I GIORNALISTI UCCISI IN RUSSIA DAL 1993 ALL’INIZIO DEL 2009, OLEG PANFILOV (CJES): " LA RUSSIA E ’ DI NUOVO UNA DITTATURA"


“Sono 300 i giornalisti uccisi nella Federazione Russa dal 1993 (anno della fine dell’URSS) fino all’inizio del 2009. Il dato è il risultato del primo rapporto sistematico sulla morte dei giornalisti in Russia pubblicato dalla Federazione Mondiale dei giornalisti ( IFJ ) e curato dal Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme ( CJES ) con sede a Mosca, al cui direttore, Oleg Panfilov, è stata assegnata la Nona Edizione del Premio internazionale per la libertà di informazione "CITTA’ di SIENA - ISF“. Panfilov, che ha recentemente abbandonato la Russia per trasferirsi in Georgia, dopo aver subito pesanti minacce, nel corso della premiazione ha affermato:."Non si può vivere in un Paese dove stampa e televisione mentono, il governo mente e la gente ha paura. In Russia è oggi in atto un revival della cultura politica sovietica e si prefigura una nuova dittatura".  La Russia è collocata al 174 (su 175) nella classifica 2009 per la libertà di stampa stilata dal Freedom House, al 153 posto (su 195) in quella di Reporters sans frontières e al terzo fra quella dei 10 Paesi con meno libertà di stampa del Committee to Protect Journalists. Il 75 per cento dei Russi si informa solo attraverso la tv e quasi tutti i canali televisivi sono sotto il controllo diretto o indiretto del Cremlino. Le leggi sul terrorismo hanno reintrodotto il reato di alto tradimento, di staliniana memoria, che prevede da 12 a 19 anni di carcere e negli ultimi sei mesi sette giornalisti sono stati arrestati con questa accusa". "A venti anni dalla caduta del Muro di Berlino - ha dichiarato il presidente di ISF Stefano Marcelli – la Russia non è libera . Il popolo russo è povero, triste e intimidito da chi lo governa e i giornalisti sono testimoni scomodi che vanno messi a tacere con qualunque mezzo“.


 


Information Safety and Freedom


analisi, documenti e notizie sullo stato di


salute della libertà di stampa nel mondo


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sito web: http://www.isfreedom.org


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RUSSIA. FILOPUTINIANI  “NASHI” CONTRO GIORNALE LE MONDE


Mosca, 7 dicembre 2009.  Nel Tribunale del quartiere Savelovski di Mosca si è tenuta oggi la prima udienza nella causa intentata dal movimento giovanile filo-Cremlino Nashi (I Nostri) contro il quotidiano Le Monde, accusato di «danneggiarne la reputazione». La protesta fa riferimento in particolare a un articolo apparso sul giornale francese il 2 ottobre scorso, nel quale il movimento Nashi viene definito «un battaglione ideologico al servizio del Cremlino» e accusato di essere «a caccia di Aleksandr Podrabinek», un giornalista ultraliberale, ex dissidente dell'epoca sovietica. Lo scorso settembre, fra l'altro, Podrabinek aveva pubblicato un articolo di contenuto storico-filosofico, interpretato dai Nashi come un aperto insulto ai veterani di guerra e del lavoro. Il movimento da allora ha organizzato vari picchettaggi dell'abitazione di Podrabinek, chiedendo anche il suo rinvio a giudizio. I filo-putiniani, nell'udienza in tribunale, hanno chiesto a Le Monde 500 mila rubli (circa 11.500 euro) come risarcimento per i danni morali, esigendo al tempo stesso che anche la corrispondente da Mosca del quotidiano parigino, Marie Jego, risponda personalmente delle notizie ritenute calunniose. «Non si tratta di calunnie. Esprimere la propria opinione è previsto dall'articolo 10 della convenzione europea dei diritti dell'uomo, che la Russia ha firmato nel 1996», ha detto Marie Jego, presente all'udienza. Il giudice ha fissato la prossima udienza per il 13 gennaio. Nashi ha citato ugualmente in giudizio con motivazioni analoghe anche il settimanale francese Le journal du dimanche e il quotidiano tedesco Frankfurter Rundschau. (ANSA).



 





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