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CARLO DE BENEDETTI:
I QUOTIDIANI
E LA DEMOCRAZIA.
SE GIORNALISMO
E' VISTO COME
EVERSIONE,
LIBERTA' PAGA PREZZO

dall'inviato Mattia Bernardo Bagnoli-ANSA


Oxford, 23 novembre 2009.  Ora che il mondo dell'informazione é stato sconvolto dall'avvento di internet e leabitudini dei cittadini-lettori stanno drasticamente cambiando, il vecchio giornale di carta, invece che avviarsi tranquillamente verso la pensione, ha il dovere di sfoderare le unghie e mirare a una qualità dell'informazione che "favorisca un'autonoma e libera comprensione dei fatti". E' l'opinione di Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale Espresso-Repubblica. Che ad Oxford, presso il Reuters Institute for the Study of Journalism, ha oggi tenuto una lezione dal titolo "giornali e democrazia al tempo di internet: il caso Italia". "Solo il cittadino che possiede l'informazione necessaria per comprendere i fenomeni - spiega De Benedetti - può davvero


dar vita a quell'elemento delicatissimo e indispensabile delle democrazie


occidentali che si chiama pubblica opinione".In caso contrario "non abbiamo


davanti una pubblica opinione, ma il senso comune, che è una cosa


completamente diversa". E nonostante internet, i blog, i social network, i


new media in generale abbiano indubbiamente ampliato l'offerta informativa,


per De Benedetti resta compito del giornale sottolineare i fatti salienti


dal flusso continuo di notizie in cui oggi è immerso il cittadino-lettore,


"ridisegnando il contesto generale in cui la vicenda si muove". Se il


quotidiano nell'epoca di internet riafferma quindi la validità di un


'metodo' più che di un mezzo, bisogna anche domandarsi - dice De Benedetti -


come questo metodo venga percepito da chi detiene il potere politico. E'


presto detto. "Il potere (di qualsiasi segno politico) troverà scomoda la


funzione democratica del giornale", che si pone "come un filtro inopportuno


tra ciò che i governanti chiamano popolo e che i giornali considerano invece


cittadini". E questo è vero in particolare in Italia. "L'Italia - afferma De


Benedetti - è infatti l'unico Paese democratico al mondo in cui un unico


soggetto domina di fatto l'universo televisivo nazionale. Si tratta di un


controllo di quella che potremmo definire la moderna agorà, la piazza dove


prende corpo e anima il discorso pubblico, indispensabile di una democrazia


occidentale". In virtù di questa anomalia il mestiere del giornalista, che


per sua natura si pone in frizione con il potere, è ancora più difficile.


"Quando questo confronto-scontro viene considerato parte (anche scomodo, si


capisce) della fisiologia del sistema, la libertà ne guadagna, e il diritto


dei cittadini di conoscere e sapere si arricchisce e cresce. Quando questo


conflitto viene considerato illegittimo o peggio eversivo, dunque criminale,


il diritto del cittadino a conoscere e sapere risulta condizionato,


impoverito e la stessa qualità della democrazia paga un prezzo". E in questo


senso De Benedetti ha ricordato l'appello di Silvio Berlusconi a boicottare


Repubblica lanciato in occasione del congresso dei giovani imprenditori a


Santa Margherita ligure. (ANSA). 


 


DE BENEDETTI: “Berlusconi USA MEDIA PER ATTACCHI PERSONALI”


Londra, 23 novembre 2009.  "Non è mai accaduto in Occidente che un primo ministro usi televisioni e giornali sotto il suo controllo o di sua proprietà per attaccare sul piano personale chi lo critica o chi esprime giudizi non conformi". A dirlo è Carlo De Benedetti, presidente del gruppo Espresso-Repubblica, oggi a Oxford per una lezione sul giornalismo ai tempi di Internet. "In Italia - ha proseguito - in questi mesi è accaduto qualcosa


di simile e lo sa il direttore del giornale dei vescovi, costretto, dopo


aver criticato il potere, a lasciare il suo posto per la pubblicazione di un


foglio anonimo che lo accusava in linguaggio poliziesco di omosessualità".


"Questa - ha proseguito - è una situazione che ci mette nella condizione di


fare il partito d'opposizione, mentre noi non vorremmo, perché siamo un


gruppo editoriale". De Benedetti ha proseguito sottolineando che " è


incomprensibile capire perché il centro sinistra, quando ne ha avuto la


possibilità, non ha fatto la legge sul conflitto d'interesse". "Noi a


Repubblica - dice con una battuta De Benedetti - siamo grati a Berlusconi


per averci dato la possibilità d'informare bene più persone. Il 10 per cento


in più quando dice cose pazze - ha concluso- e circa il 2 per cento in


situazione normale". (ANSA). 


 





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