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Stampa

MAFIA. CASSAZIONE:
I MEDIA POSSONO
DENUNCIARE LA
SCARSA INCISIVITÀ
DELLA MAGISTRATURA.
LA PERSISTENZA DEL
FENOMENO MAFIOSO
È UNA REALTÀ E IL
GIUDIZIO, PURE
OPINABILE, RIENTRA
NEL DIRITTO DI CRITICA

Roma, 14 novembre 2009. I media possono denunciare la «scarsa incisività» della magistratura nel contrastare la mafia. Lo sancisce la Cassazione per la quale il giudizio, per quanto possa essere «opinabile come tutte le manifestazioni di giudizio», rientra nel legittimo «diritto di critica». La Suprema Corte (Quinta sezione penale, sentenza 43403) ha colto l'occasione per affermare il principio, occupandosi di un caso di presunta diffamazione nei confronti dei magistrati della Dda di Catania. In un articolo apparso sul sito web 'accadeinsicilia.net' dal titolo 'Tragica Vittoria. Le istituzioni facciano il loro dovere, ricostruisce la sentenza di piazza Cavour, l'articolista Carlo R. aveva affermato, tra l'altro, che i magistrati antimafia «nell'esercizio delle loro funzioni» erano poco incisivi e che «all'interno della magistratura inquirente, nella fattispecie la Dda catanese, insistono dei freni...». Denunciato, il giornalista era stato assolto in primo grado e condannato nel luglio 2008 dalla Corte d'appello di Messina (duemila euro di multa, con il beneficio della condizionale, oltre al risarcimento danni di 15 mila euro ciascuno alle parti offese) sulla base del fatto che era diffamatoria la denuncia di «inadeguatezza dell'azione di contrasto posta in essere dalla magistratura». Ora la Cassazione ha ribaltato il verdetto e, annullando «perché il fatto non costituisce reato» la condanna inflitta al cronista, ha sottolineato che «è possibile cogliere in tutta evidenza che lo scritto si poneva come una sorta di analisi della realtà sociale di Vittoria, da sempre afflitta, come altre realtà siciliane e meridionali, dal fenomeno mafioso». (Adnkronos)


 





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