La pubblicità ristagna e le vendite sono ferme al palo. L’editoria non è immune dalla crisi. Prime indicazioni, nei giorni fa, sono arrivate da Espresso, Mediaset e Rcs. E ieri pure Cairo e Mondadori hanno confermato che il settore sta soffrendo, eccome, la bufera finanziaria internazionale. Per il settore un nuovo schiaffo.
Ma andiamo con ordine. Cairo Communication ha chiuso i conti dei primi nove mesi dell’anno con ricavi apri a 179,6 milioni di euro (in calo di oltre 10 milioni sul 2008) 1e margine operativo a 16,4 milioni. In leggere flessione pure il risultato operativo: circa 13 milioni contro 14,3 di un anno fa.
A guardare i soli dati del settore editoriale, però, il bicchiere del gruppo di Urbano Cairo sembra mezzo pieno: tra gennaio e settembre, infatti, il margine operativo lordo è aumentato del 32,9% a quota 10,6 milioni, mentre il risultato operativo ha raggiunto 9,6 milioni (+38,8% rispetto allo stesso periodo 2008). Un quadro comunque buio che in Borsa, ieri, ha cagionato un calo dell’1,17% (2,54 euro).
Non è andata meglio all’azienda della famiglia Berlusconi. Che tra utili in picchiata del 53% e un piano di riduzione dei costi con oltre 600 tagli al personale già annunciati, ha pagato a piazza Affari con meno 1,81% (3,25 euro), dopo aver toccato anche meno 3,55%.
Il gruppo Mondadori, nel dettaglio, ha chiuso i nove mesi del 2009 con un calo del 18,6% (-11,4% a perimetro costante) del fatturato consolidato, pari a 1,1 miliardi, rispetto ai nove mesi 2008. Per il gruppo di Segrate, si è attestato a 68,2 milioni (-59,6%) il margine operativo, mentre l’utile consolidato a 27,1 milioni (-53,9%).
Segrate taglia. Di qui l’inevitabile manovra volta ad arginare il rosso fisso dei risultati di bilancio, con un robusto intervento sui costi. Si tratta di interventi già avviati, in parte, grazie ai quali si è evitato un vero e proprio bagno di sangue. A farne le spese, in particolare, sarà ancora il fronte occupazionale. La riduzione degli organici prevista dal piano di ristrutturazione del gruppo in Italia per il triennio 2008-2011 riguarderà 604 persone (21% organico di funzionamento). L’esodo avverrà su base volontaria. Le pesone coinvolte sono circa 240, mentre nel 2008 ci sono state già 144 uscite (di cui 30 giornalisti) e nel triennio 2009-11 sono previste ulteriori uscite per più di 220 persone (di cui 30 giornalisti).
I dati di Mondadori e Cairo sono arrivati ad appena ventiquattr’ore di distanza da quelli decisamente preoccupanti di Rcs. La holding che pubblica, tra altro, il quotidiano Corriere della Sera, ha chiuso i primi nove mesi con ricavi netti consolidati in calo del 17,2% a 1,6 miliardi (1,9 mld stesso periodo 2008). Male pure i ricavi pubblicitari, scesi del 27,2% a 496,8 milioni, e giù il risultato netto addirittura di 73,3 milioni. Poco prima avevano presentato il conto (negativo) pure Mediaset e il gruppo l’Espresso. Il colosso mediatico che fa capo a Fininvest ha registrato un utile netto su 9 mesi quasi dimezzato a 184,2 mln. Mentre per la holding dell’ingegner Carlo De Benedetti il fatturato aveva subito un crollo del 12,5% (191,7 milioni di euro).
Pubblicità giù. È il calo della pubblicità uno dei punti più delicati del comparto. Non a caso di «situazione pesante» ha parlato ieri il presidente Fieg. Carlo Malinconico è preoccupato, in particolare, per «l’andamento perché è in caduta vertiginosa, in media del -30% rispetto al 2008 e in alcuni casi anche di più».
Ecco perché la Fieg «considera il 2009 l’anno zero speriamo che il 2010 non peggiori». Secondo Malinconico, poi, «il panorama è preoccupante ma è anche vero che c’è passione e volontà di andare avanti. Stiamo facendo previsioni a situazione costante, mi auguro che l'economia riparta, quindi, riparta anche la pubblicità perchè è la prima voce ad essere tagliata dalle imprese in crisi».
Per il 2010, ha sottolineato il presidente Fieg, non c’è «ancora alcun bilancio di previsione, attendiamo gli esiti dei gruppi editoriali. Non ci facciamo illusioni. Un risultato buono sarebbe non perdere ancora». Niente a che vedere con quello che accadeva qualche anno fa. Quando il settore godeva dell’andamento sostanzialmente positivo dell’economia e meditava stagioni di progetti ed espansioni.
La bufera finanziaria ha mischiato le carte. Così, adesso, il numero uno della Federazioni degli editori ha posto l’accento, comunque, sull’importanza di essere riusciti «in un momento così difficile a chiudere un contratto che può dare stabilità al sistema», questo con “l’impegno degli editori e anche dei giornalisti”.