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GOOGLE. Negli Usa,
class action degli autori

Da Mediaset alla Cbs
tutti i nemici del
gigante del Web
Esposto anche dalla Fieg

di Federico De Rosa per corriere.it

Milano, 12 novembre 2009.  Per il mondo di Internet sarebbe come una guerra mondiale. Per ora c'è l'annuncio. Non ancora una vera e propria dichiarazione di guerra, anche se le accuse di Rupert Murdoch a Google sembrano andare proprio in quella direzione. Il magnate australiano, tuttavia, non sarebbe il primo a portare in tribunale il colosso Internet di Mountain View per aver pubblicato sul suo sito materiale protetto da copyright. Che si tratti di notizie o video poco importa. Da quando Google ha comprato YouTube, il sito di video più famoso della rete, le cause sono ormai all'ordine del giorno. Dalle major discografiche, alle case di produzione, alle tv di mezzo mondo, agli editori di libri e giornali, il palmares legale di Larry Page e Sergey Brin è molto ricco.


E in testa alla lista c'è una causa tutta italiana: quella di Mediaset, che un anno fa ha trascinato YouTube in Tribunale «per illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del gruppo», chiedendo un maxirisarcimento da 500 milioni di euro. Solo Viacom, proprietaria tra l'altro di Mtv, era andata oltre chiedendo 1 miliardo di dollari di danni, salvo poi trovare un accordo. La causa intentata dal gruppo di Cologno Monzese sta andando avanti. Con i tempi della giustizia, però. E dunque ci vorrà forse qualche anno prima che si arrivi a una sentenza. In Spagna sono stati molto più rapidi. Al Tribunale Commerciale di Madrid ci hanno messo pochi mesi per ordinare a YouTube di eliminare dal suo sito le clip con il marchio Telecinco, la sorella spagnola di Canale 5 che aveva intentato una causa analoga a quella promossa dalla capogruppo in Italia. Dove contro Google News si è mossa l'intera federazione degli editori, la Fieg, con un esposto all'Antitrust per abuso di posizione dominante. Google News, è l'accusa, impedirebbe agli editori di scegliere liberamente le modalità con cui consentire l'utilizzo delle notizie pubblicate sui propri siti Internet. Sul piede di guerra è scesa anche la Copiepresse, la Fieg belga, vincendo la causa per violazione del diritto d'autore.


Mentre l'Agence France Presse, dopo essersi rivolta al tribunale accusando Google News di «rubare» notizie e foto protette da copyright, ha scelto la strada dell'accordo. Come hanno fatto anche Cbs, Sony Bmg Europe e molti altri che, alla fine, hanno preferito sotterrare l'ascia di guerra in cambio di una percentuale sulla pubblicità raccolta dal gruppo americano o di un compenso per ogni utente che clicca sulla notizia. I fronti aperti restano comunque molti. E alcuni piuttosto rischiosi. Negli Usa è pendente una class action, una causa collettiva, avviata da un numero ormai infinito di autori, editori, società non profit, per impedire che il gruppo di Mountain View, dopo aver già «digitalizzato» oltre 10 milioni di volumi, conquisti il monopolio assoluto della distribuzione di testi in formato elettronico. E sulla stessa linea si è già mossa anche l'Antitrust Ue. Ma basta che la fervida mente dei programmatori di Google inventi una nuova applicazione, che c'è subito qualcuno pronto a correre in Tribunale. L'ultima è la Svizzera, che pochi giorni fa ha minacciato di fare causa a Google per il servizio «Street View», che consente di passeggiare virtualmente lungo le vie di Berna, Zurigo e Ginevra, violando la privacy dei cittadini elvetici.


 


 


 





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