Roma, 8 novembre 2009. La blogger cubana Yoani Sanchez ha denunciato oggi di essere stata vittima di un "sequestro" con "molta violenza fisica e verbale" da parte di agenti della Sicurezza dello Stato. Secondo quanto ha detto la Sanchez all'ANSA, due persone in borghese hanno impedito a lei e ad Orlando Luis Pardo, anche lui blogger, di partecipare ad una manifestazione contro la violenza costringendoli a salire su una macchina privata. Mezz'ora dopo sono stati "lanciati" dall'auto per strada, lontano da dove sarebbero stati arrestati. "Pensavo che non ne sarei uscita viva. Mi hanno tolto i vestiti, mi hanno messo le gambe verso l'alto e la testa in giù per caricarmi in macchina", ha raccontato. "Con un ginocchio mi facevano forza contro il petto e io gli stringevo i testicoli. Poi mi hanno picchiato in testa". Tutto questo sarebbe successo dentro la vettura, nella quale una persona guidava e altre due picchiavano, secondo la Sanchez, autrice del blog Generacion Y. "E' stato un sequestro nel peggior stile della camorra. Mi hanno detto: Fino a qui sei arrivata. Non farai più niente".
CUBA. FNSI: SOLDIARIETÀ GIORNALISTI A BLOGGER SANCHEZ
Roma, 8 novembre 2009. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica: «Si deve avvertire forte la solidarietà dei giornalisti di ogni paese nei confronti di Yoani Sanchez, la blogger che è diventata punto di riferimento nella battaglia per la libertà di espressione a Cuba». «Dopo le notizie sulle violenze subite nei giorni scorsi dalla giovane dissidente, la Ifj (la Federazione Internazionale dei giornalisti) - prosegue il comunicato - è impegnata a far sentire le critiche dell'opinione pubblica alle autorità dell'Avana e a rivendicare la fine delle restrizioni nell'uso della rete a Cuba. Da parte sua la Fnsi, che inoltrerà domattina all'ambasciatore cubano una lettera di protesta, chiede che il governo italiano intervenga in modo incisivo a tutela della vita e dei diritti di Yoani Sanchez». (ANSA)
ARTICOLO21. MEDIA ITALIANI DIANO SPAZIO A DENUNCE BLOGGER CUBA. DELEGAZIONE INTERNAZIONALE VADA A CUBA A RECLAMARE VERITÀ E GIUSTIZIA
Roma, 8 novembre 2009. «Il sito di Articolo21 ha volentieri ospitato in questi giorni un appello di decine e decine di intellettuali di scrittori di giuristi, molti dei quali americani, che hanno chiesto al presidente Obama di liberare cinque detenuti cubani, a loro giudizio ingiustamente carcerati. Non vi è dubbio che in un Paese democratico non si possa tacere di fronte a qualsiasi ipotesi di violazione dei diritti umani. Lo stesso principio, tuttavia, con energia almeno uguale deve essere applicato alla realtà cubana dove i diritti umani e civili sono alquanto precari». Lo dichiarano Federico Orlando e Giuseppe Giulietti, rispettivamente presidente e portavoce di Articolo21. «Per queste ragioni -aggiungono- l'associazione Articolo21 ha chiesto oggi al Sindacato Internazionale dei Giornalisti e alle agenzie internazionali che si occupano della libertà dei media di promuovere una delegazione internazionale per recarsi a Cuba non solo ad esprimere la più convinta solidarietà a Yoani Sanchez, la blogger anticastrista aggredita e picchiata, ma anche per reclamare verità e giustizia nei suoi confronti e nei confronti di altri giornalisti e scrittori costretti al silenzio e all'esilio». «Ci auguriamo -concludono Orlando e Giulietti- che tutti i media italiani vogliano trovare i modi e le forme per dare spazio alle denunce (come fa da mesi e mesi in modo meritorio il settimanale 'Internazionalè) di Yoani Sanchez e dei suoi collaboratori». (Adnkronos)
EGITTO. RETE DIRITTI UMANI: “SCARCERATE IL BLOGGER SULEIMAN”
Il Cairo, 8 novembre 2009. All'inizio del quarto anno di carcere per il giovane blogger Abdel Karin Suleiman, ex studente di leggere condannato per aver espresso via internet le proprie opinioni in otto articoli nel 2004, l'Arabic Network for Human Rights Information (Anhri) fa appello per una sua liberazione anticipata nei termini di legge. Il giovane, conosciuto anche come Kareem Amer, ha infatti già scontato tre quarti della condanna nel carcere di Borg Al Arab, nei pressi di Alessandria, definito da Anhri «una delle prigioni peggiori del mondo». Secondo una nota dell'organizzazione, «l'insistenza del ministro dell'Interno a trattenere il giovane in carcere significa che il ministro insiste in un ulteriore abuso nei confronti delle voci critiche che esprimono punti di vista personali». L'Anhri torna dunque ad auspicare un intervento del presidente Mubarak e chiede il sostegno della pubblica opinione mondiale a favore del giovane. (ANSA).