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INDIA: GOVERNO VIETA
ai GIORNALISTI STRANIERI
DI SEGUIRE DALAI LAMA

New Delhi, 5  novembre 2009. Il governo indiano ha vietato ai giornalisti stranieri, anche quelli accreditati in India, di seguire la visita del Dalai Lama nello stato nord orientale indiano dell'Arunachal Pradesh, stato conteso dalla Cina. La denuncia arriva da Heather Timmons, presidente del club dei corrispondenti stranieri di New Delhi. «Siamo incredibilmente sorpresi e delusi - ha detto la Timmons, che è corrispondente del New York Times - della decisione del governo indiano». La Timmons ha riferito che non solo il governo di Delhi ha rifiutato i permessi necessari che vengono consessi a tutti coloro che vogliono visitare le zone sensibili dell'India (tra le quali il Kashmir e il nord est), ma ha anche ritirato quattro passi già concessi nei giorni scorsi ad altrettanti giornalisti. Il Dalai Lama comincerà il prossimo 8 novembre un viaggio nell'Arunachal Pradesh, che confina con la Cina (Tibet), per insegnamenti. L'annuncio ha provocato forti reazioni del governo cinese che ha protestato con quello indiano. La Cina infatti, non riconosce come indiano l'Arunachal Pradesh e ne rivendica la sovranità, come non riconosce l'annessione all'India del Sikkim, mentre New Delhi ritiene che i cinesi occupino indebitamente una vasta parte del Kashmir sul massiccio dell'Aksai Chin. In totale quasi 4.600 chilometri della lunga frontiera tra i due paesi rimangono indefiniti. La disputa sui confini, soprattutto la questione dell'Arunachal Pradesh, fu al centro di una guerra breve combattuta dai due paesi nel 1962. Ancora oggi, le truppe sono schierate sui due confini e ogni tanto si ha notizia di colpi di mortaio fra le due parti. Alle proteste cinesi, il primo ministro indiano ha risposto che il Dalai è un ospite dell'India e può muoversi liberamente, al che la Cina ha accusato il Dalai Lama di sabotare le relazioni con l'India. Il sottosegretario agli esteri di New Delhi nei giorni scorsi aveva rassicurato tutti sulla tenuta delle relazioni tra India e Cina, ma la decisione di oggi del governo indiano ha provocato reazioni sia nella comunità tibetana in esilio in India, sia tra la comunità dei giornalisti corrispondenti che delle organizzazioni che si occupano di diritti umani e di libertà di informazione. (ANSA).





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