Roma, 28 settembre 2006. Napolitano si è espresso in favore dei giornalisti, rivolgendosi ai presenti durante l'assegnazione del Premio Saint Vincent: «voi esprimete i valori della libertà e del pluralismo dell'informazione. Ripetere il riconoscimento alla fondamentale importanza di questi valori forse può sembrare pleonastico e retorico. Nessuno che conosca le tradizioni più alte e i punti di forza storici delle democrazie occidentali, nessuno che conosca le discriminante essenziali tra sistemi democratici e sistemi autoritari può sottovalutare il ruolo dell'informazione libera, indipendente, critica per garantire la saldezza delle istituzioni repubblicane e il consenso su cui esse poggiano». Napolitano ha aggiunto che spetta ai giornalisti “un riconoscimento anche del loro diritto primario ad un contratto di lavoro regolarmente rinnovato. Mi tocca, purtroppo, ripetere l'auspicio che ho già espresso in precedenza, con molto rammarico per il fatto che il tentativo del rappresentante del governo di aprire un dialogo, senza chiusure pregiudiziali e senza intransigenze, per il rinnovo del contratto di lavoro, è andato fallito. Mi permetto di incoraggiare il Ministro del Lavoro a insistere nel suo sforzo, e mi auguro che davvero si possa arrivare presto a una soluzione soddisfacente anche nell'interesse del regolare svolgimento dell'attività di informazione”.
Inoltre, Napolitano ha sottolineato che «la libertà di chi fa informazione può trovare un limite solo del comune impegno contro l'illegalità in tutte le sue espressioni compresa quella della violazione del diritto alla privacy e alla difesa. È un impegno che spetta innanzitutto ai giornalisti stessi. Così come spetta ad essi stessi di mondarsi da quei peccati di cui il presidente dell'ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, ha voluto compilare una lista così puntuale e pungente». In precedenza Del Boca aveva detto: «vogliono tagliarci un braccio limitando la libertà di azione dei giornalisti in vari modi, mettendo lacci e lacciuoli all'informazione», con un riferimento trasparente anche alle recenti norme sul divieto di pubblicazione sui giornali delle intercettazioni. Piuttosto consolidare le regole che i giornalisti si sono dati, aveva aggiunto Del Boca, «si è preferito minacciare i giornalisti» ma comportamenti poco lodevoli ci sono stati anche da parte dei giornalisti, ad esempio nella vicenda «calciopoli». «I giornalisti a volte - erano state le parole di Del Boca - si fanno male da soli, ad esempio quando accettano rapporti incestuosi con le fonti: è come se si strappassero un braccio da soli. Il peggio sono i giornalisti spioni, dai quali quelli onesti si devono guardare. Altro che abolire l'Ordine dei giornalisti! Si dovrebbero abolire coloro che non sono degni di farne parte». (www.la stampa.it).
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CERIMONIA DI CONSEGNA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
DEI PREMI "SAINT-VINCENT DI GIORNALISMO" - 41^ EDIZIONE
Palazzo del Quirinale, 28 settembre 2006
Care premiate, cari premiati, Signore e Signori, vi ringrazio per essere convenuti così numerosi e per l'occasione che mi offrite di rivolgervi sia pur brevi parole. Parole, anzitutto, di apprezzamento per il rinnovarsi di anno in anno della così significativa tradizione del Premio Saint Vincent, che è divenuto l'appuntamento, forse, più importante per il mondo del giornalismo italiano. E apprezzamento per la Regione della Val D'Aosta, per la sua funzione promotrice e tutrice di questa manifestazione - Regione rappresentata oggi dall'amico Caveri che ho sempre sentito vicino nel Parlamento italiano e nel Parlamento europeo. Direi che, in questo attaccamento della Val D'Aosta al Premio Saint Vincent, si può ritrovare una prova di quel senso di italianità che si combina felicemente con la tutela e la valorizzazione della minoranza di lingua francese: una tradizione che risale anche a figure di altissimo prestigio, tra le quale vorrei ricordare quella di Federico Chabod. L'esperienza delle nostre Regioni bilingue a Statuto speciale costituisce un esempio prezioso per tutta l'Europa, un esempio che noi dobbiamo saper sempre meglio far conoscere e preservare.
Le mie sono anche parole di apprezzamento per quanti hanno ottenuto quest'anno il Premio Saint Vincent: giornalisti di lungo corso, giornalisti comunque pienamente affermati, e giornalisti che, da questo riconoscimento importante, ricevono un incoraggiamento e uno stimolo a proseguire con successo per la loro strada.
Sono parole di apprezzamento, più in generale, per l'impegno con cui voi tutti esprimete i valori della libertà e del pluralismo dell'informazione. Ripetere il riconoscimento della fondamentale importanza di quei valori credo possa risultare pleonastico e retorico. Nessuno che conosca le tradizioni più alte e i punti di forza storici delle democrazie occidentali, nessuno che conosca le discriminanti essenziali tra sistemi democratici e sistemi autoritari, può sottovalutare il ruolo dell'informazione: di un'informazione libera, indipendente e critica nel garantire la salvezza delle istituzioni repubblicane e il consenso su cui esse poggiano.
La libertà di chi fa informazione può trovare un limite solo nel comune impegno contro l'illegalità in tutte le sue espressioni. Compresa quella della violazione del diritto alla privacy, la cui difesa è un impegno che spetta anzitutto agli stessi giornalisti coltivare, così come ad essi stessi spetta mondarsi da quei peccati di cui il dottor Del Boca ha voluto compilare una lista così puntuale e pungente.
Allo sforzo dei giornalisti - se mi è consentito ricorrere a una espressione cara a Benedetto Croce - per "invigilare" se stessi, deve corrispondere il riconoscimento dei loro diritti. Un riconoscimento anche del loro diritto primario ad un contratto di lavoro regolarmente rinnovato. Mi tocca, purtroppo, ripetere l'auspicio che ho già espresso in precedenza, con molto rammarico per il fatto che il tentativo del rappresentante del governo di aprire un dialogo, senza chiusure pregiudiziali e senza intransigenze, per il rinnovo del contratto di lavoro, è andato fallito. Mi permetto di incoraggiare il Ministro del Lavoro a insistere nel suo sforzo, e mi auguro che davvero si possa arrivare presto a una soluzione soddisfacente anche nell'interesse del regolare svolgimento dell'attività di informazione.
Ora desidero rendere un omaggio commosso a quanti hanno sacrificato la loro vita e a quanti l'hanno messa e la mettono a rischio facendo informazione nei teatri di crisi e di conflitto.
Un commosso omaggio anche, in particolare, alla memoria di Enzo Tortora, figura emblematica del nostro giornalismo e del movimento per una giustizia giusta.
Il ringraziamento con cui voglio concludere queste mie brevi parole è ai giornalisti della carta stampata e delle televisioni per l'attenzione con cui hanno seguito i primi mesi della mia presidenza, e segnatamente lo sforzo che ho ritenuto di dover compiere - e che porterò avanti - per garantire il necessario equilibrio politico e istituzionale e una conflittualità meno esasperata tra gli opposti schieramenti. E anche lo sforzo volto a richiamare in primo piano situazioni e temi che non trovano adeguato spazio nel dibattito pubblico: si tratti delle situazioni del lavoro più sfruttato e meno protetto, come del diritto alla vita o di situazioni di estrema sofferenza e dolore per persone che lottano senza speranza contro il male.
Questi miei sforzi non avrebbero potuto avere successo senza il sostegno e la mediazione della carta stampata, alla quale mi sento sempre particolarmente legato, perché ritengo che abbia un ruolo insostituibile per la conoscenza e l'approfondimento dei fatti della società, della politica e del mondo; della televisione pubblica, nella consapevolezza della sua missione peculiare; così come delle televisioni private, che pure voglio ringraziare per la simpatia e la sensibilità con cui hanno seguito la mia attività.
Grazie a voi tutti.