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INTERNET. TWITTER
E FACEBOOK-MANIA,
COME CAMBIA LA
COMUNICAZIONE
TRADIZIONALE.
WALL STREET JOURNAL:
I SOCIAL NETWORK
SOSTITUISCONO
SEMPRE PIÙ LE EMAIL

Roma, 1 novembre 2009. Tramontano le mail, soppiantate dai social network, Twitter e Facebook in testa. A dieci anni dall'esplosione della posta elettronica, il metodo di comunicazione più innovativo di sempre invecchia e deve cedere il passo all'immediatezza delle «reti sociali». Nell'agosto del 2009 erano 276.9 milioni gli utilizzatori della posta elettronica negli Stati Uniti, Paesi europei, Australia e Brasile, mentre quelli dei social network e altre comunità online, secondo le stime contenute in un recente studio della Nielsen riportato dal 'Wall Street Journal', balzavano a 301.5 milioni, con un incremento pari al 31%. Cifre che parlano da sole, Insomma, la fine di un'era. Tra i motivi del declino delle mail, il quotidiano newyorkese annovera la connessione perenne permessa dai social network: niente più login e logout, quindi, ma una connessione sempre attiva ovunque ci si trovi. Senza contare la maggiore rapidità: perchè disturbarsi a mandare una mail se basta aggiornare lo «stato» o «taggare» qualcuno su Facebook per raggiungere in pochi secondi un numero di persone molto più ampio? Un radicale cambiamento nel modo di relazionarsi dunque, che non accenna ad arrestarsi. Effettivamente, è difficile ignorare un fenomeno di tale entità: nel settembre del 2009 erano 300 milioni gli utenti iscritti a Facebook, secondo i dati forniti dallo stesso sito, dei quali il 50% accede quotidianamente al servizio. Twitter, invece, conta sei milioni di utilizzatori dalla sua creazione, nel marzo del 2006, ed ha avuto un incremento del 600% dal settembre del 2007 all'anno successivo, risultando il social network con il più alto numero di utenti e visitatori unici nel periodo considerato


«Tra la tradizionale email e i nuovi social network, ci sono alcune straordinarie differenze - ha detto all'ADNKRONOS Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della comunicazione della Sapienza, dove insegna Sociologia della comunicazione - La prima è la differenza di reazione: con Twitter e Facebook infatti non si lancia solo una bottiglianell'immenso spazio della comunicazione, ma è come se ci si trovasse davanti alla persona alla quale ci si rivolge. I social network consentono più istantaneità». Importante, secondo il sociologo, anche il passaggio, grazie a questi nuovi strumenti, dall'anonimato a piccoli gruppi, il che permette un'individualizzazione della comunicazione. Su Facebook, infatti, oltre ad aggiornare lo «stato» per informare la comunità elettronica di amici di ciò che si sta facendo e di qualsiasi cosa ci passi per la testa, si possono caricare foto e aggiungere link in pochissimi secondi. Twitter si basa invece sui «cinguettii» (tweet, appunto): gli utenti hanno a disposizione 140 battute per creare un messaggio personale che viene notificato a chi si è registrato per riceverlo. Lo ha usato la regina Rania di Giordania per documentare la sua visita in Italia, così come l'attrice Liz Taylor, che ha annunciato proprio sul social network l'imminente operazione al cuore a cui si sarebbe sottoposta


Una radicale rivoluzione nel modo di comunicare, i cui effetti si avvertono tutti i giorni anche nel mondo dell'informazione. Che dire infatti della campagna per la presidenza in Afghanistan, in cui i candidati hanno utilizzato per primi Twitter, Facebook e il sito di video-sharing Youtube per la propaganda elettorale? Tutto ciò prendendo esempio dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che a luglio aveva convocato una conferenza stampa sulla riforma sanitaria tramite Twitter. Se vogliamo restare in Italia, invece, un esempio recente sono le primarie del Pd, in cui i tre candidati hanno fatto la cronaca della propria corsa elettorale sui social network più in voga, attaccandosi e rispondendosi in tempo reale. Altro esempio della risonanza raggiunta dai social network è la recente questione sollevata dal gruppo di Facebook che conteneva minacce al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: la pagina intitolata Uccidiamo Silvio ha sollevato una bufera mediatica ed è stata oscurata, con l'apertura di un'inchiesta da parte della Procura di Roma. Polemiche sono sorte anche quando la «Twitter-mania» di alcuni medici ha raggiunto livelli tali da far dimenticare loro l'obbligo di riservatezza: in un caso su 10 un medico ha violato la privacy dei pazienti pubblicando informazioni confidenziali sulla propria pagina. Dal caso Marrazzo ai recentissimi gruppi di solidarietà per la morte di Stefano Cucchi, non c'è notizia di cronaca che non trovi eco immediato online, con migliaia di riscontri e commenti al minuto.«Il social network introduce la retroazione, creando un circolo tra il comunicatore e la sua risposta e superando la comunicazione tradizionale - ha detto ancora il sociologo Morcellini - in questa fase noi vediamo più gli aspetti positivi del fenomeno che quelli critici, ma è ovvio che tutti i cambiamenti sono da accompagnare a una dose di cautela. Certo, rispetto ad altre tecnologie, i rischi dei social network sembrano inferiori alle potenzialità». (Adnkronos)





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