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Giornalismo
in crisi anche
in Africa

di Isidoro Malvarosa
per AfricaNews del 22 ottobre 2009

Sono passati più di sei mesi dalla Conferenza dei giornalisti dell’Africa centrale e molta acqua è passata sotto le canoe dei pescatori di Kinshasa, eppure non molto è cambiato nel giornalismo africano.


Il 20 e il 21 marzo del 2009 i giornalisti e gli editori africani si riunirono nella capitale della Repubblica Democratica del Congo, metropoli con oltre sette milioni di abitanti, per parlare dell’attuale situazione del giornalismo africano.


Il simposio fu molto frequentato ed animato ma la diagnosi che ne venne fuori fu categorica e drammatica: “il giornalismo africano è malato e per salvarlo servono rimedi urgenti”.


All’evento parteciparono professionisti della comunicazione di Camerun, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ciad e Congo Brazzaville.


Nello specifico i problemi emersi andavano dalla contrazione degli investimenti al problema strettamente pratico della distribuzione quotidiana dei giornali nelle zone decentrate e più difficili da raggiungere. Problema grave quest’ultimo per un mezzo di informazione che si nutre specialmente della capillarità nella distribuzione e nell’immediatezza delle notizie.


Un problema che causa la disinformazione di milioni di persone che vivono nei villaggi e nelle periferie delle grandi città. Una fonte che, dunque, non raggiunge il proprio delta dissetando al proprio passaggio tantissimi cittadini africani assetati di informazione.


In sei mesi, dicevamo, la situazione non è certo migliorata complice anche una “strascicante” crisi economica globale che stenta, purtroppo, a lasciare il passo ad una comune ripresa.


D’altra parte il boom dell’informazione on-line che ha riguardato anche il continente Africano stenta a dare al giornalismo quel salto di qualità sperato, specialmente nel campo della diffusione delle informazioni, per via degli innumerevoli limiti infrastrutturali e tecnologici del paese.


Tidiane Dioh, responsabile del programma sui mezzi di comunicazione dell’Organizzazione internazionale della francofonia, sostiene che le cause vanno cercate nella scarsità dei finanziamenti statali e nell’instabilità politica dei paesi africani. Di diverso avviso vari giornalisti, tra cui Alcinou da Costa, senegalese. Il problema principale, secondo lui, riguarda la cultura dei giornalisti stessi che troppo spesso preferiscono insultare e fare polemica piuttosto che informare i cittadini.


I punti di vista e le prospettive sono diverse, il comune denominatore è uno solo: il giornalismo africano è un malato grave.


Non certamente un malato terminale, le cure esistono, i siti internet e i giornali che parlano e si occupano di Africa si moltiplicano ogni giorno.


Sono sempre più i giovani giornalisti che decidono di rimanere in Africa per scrivere e raccontare.


La speranza è che un aiuto esterno, magari la ripresa economica globale e il miglioramento della rete delle telecomunicazioni, possa fare cambiare rotta ad un mezzo di informazione indispensabile che, comunque, dovrà trovare dentro di sé molte risposte ed antidoti ai propri problemi.


 





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