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DIBATTITO.
Lettera aperta di Franco Abruzzo
a Gabriele Cescutti e Serventi Longhi:
"Dite la verità ai giovani free-lance.
Tre su 10 prenderanno una pensione
da fame. Campagna di disobbedienza
civile finché non verranno adottate
le regole Inps su occasionali e autori”.


di Franco Abruzzo/presidente OgL


Gabriele Cescutti, presidente dell’Inpgi, ha diramato (com’è noto) il 5 marzo una lettera, che annuncia una riforma del sistema di pagamento dei contributi minimi all’Inpgi2. Si tratta di prelievi iniqui, che per di più assicurano pensioni di fame ai giornalisti free lance, che vivono di collaborazioni. Finora coloro che guadagnavano fino a 1.500 euro all’anno versavano all'ente un contributo ridotto di 120 euro. Da oggi esiste un unico contributo minimo annuo per tutti coloro che abbiano un’anzianità di iscrizione all’Albo professionale superiore a 5 anni a prescindere dal reddito: la misura di tale contributo/anticipo è pari a complessivi 270,11 euro. Chi, invece, ha meno di 5 anni di Albo dovrà versare un contributo/anticipo (ridotto) di 122,72 euro (contro i 120,43 euro di prima). Procediamo con un esempio: chi guadagna 10mila euro, versa l'anticipo di 270 euro, che poi scalerà in sede di saldo dai 1.200 euro somma equivalente al 12% di 10mila euro. In effetti la riforma favorisce chi guadagna molto e penalizza chi guadagna poco, perché a chi guadagna poco la riforma non consente il rimborso della differenza tra l'acconto e la somma pari al 12 per cento dei compensi percepiti. In sostanza gli acconti (270 o 122 euro) non sono rimborsabili in quanto rappresentano quel contributo minimo destinato anche a far funzionare l'Inpgi2. Da oggi in avanti non verrà accordato alcun trattamento di favore a chi guadagna meno di 1.500 euro. Ancora una volta l’Inpgi/2 perde l’occasione di accogliere le richieste che vengono dal mondo giornalistico giovanile e non solo giovanile.


In Italia – tranne per i giornalisti - il lavoro fino a 5mila euro è occasionale ed è privo dell'obbligo d'iscrizione alla gestione separata Inps (ex articoli 61 della legge 276/2003 e 44 della legge 326/2003). Questo principio vale anche per l'Inpgi2 in virtù del principio costituzionale di uguaglianza tra i cittadini e dell'articolo 76 (punto 4) della legge 388/2000: "Le forme previdenziali gestite dall'INPGI devono essere coordinate con le norme che regolano il regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza sociale obbligatoria, sia generali che sostitutive". Perché i giornalisti sono discriminati rispetto ai cittadini assicurati con l'Inps? Con il parere n. 881 (17 giugno 1998) emesso su richiesta del Ministro del Lavoro e del Ministro del Tesoro, il Consiglio di Stato ha affermato: "Non sussiste obbligo di iscrizione alla Cassa di previdenza per i soggetti iscritti nell'Albo che esercitano un'attività professionale in maniera occasionale" I due Ministri e l'Inpgi hanno disatteso il parere. Può l'Inpgi/2 marciare in direzione opposta agli interessi dei suoi iscritti? Che ne pensa la Fnsi?


Con una lettera raccomandata 6 luglio 2004, il dirigente della gestione separata dell’Inpgi (o INPGI/2) ha annunciato che l’Istituto riconosce la cessione dei diritti d’autore fino all’anno fiscale 2000, ma non dal 2001 in poi. Bisognerebbe chiedere all’Istituto di rivelare quale legge a partire dal 2001 ha modificato detto regime, assoggettando a contribuzione i proventi derivanti dall’utilizzazione economica di opere dell’ingegno. In verità quella legge non esiste. La posizione dell’Inpgi è contraddittoria e non rispetta le legislazione dell’Inps alla quale è tenuta ad adeguarsi (art. 76 della legge n. 388/200). Non esistono cittadini di serie A e di serie B: la gestione separata dell’Inps non chiede quattrini a chi realizza proventi collegati alle opere dell’ingegno. Perché l’inpgi/2 si comporta diversamente? Dall’archivio elettronico della gestione separata dell’Inpgi affiora una circolare 16 maggio 1996 firmata da Gabriele Cescutti la quale dice esattamente il contrario rispetto a quanto nel 2004 ha scritto la dirigente della gestione separata: “Non è obbligato chi svolge attività occasionale. In tal caso l'attività giornalistica è saltuaria e sporadica….. Non è obbligato all'iscrizione chi effettua cessioni di diritti d'autore. Possono essere considerate tali esclusivamente quelle prestazioni che esplicitamente sono regolate tra le parti (azienda editoriale e giornalista) come cessione del diritto d'autore, e che come tali sono soggette all'imposizione Irpef. La cessione dei diritti d'autore, se effettuata direttamente dall'autore stesso, è esente da Iva ed in sede di dichiarazione dei redditi deve essere compilata nella sezione II del quadro E (in apposito rigo, differente da quello di cui all'ipotesi di collaborazione coordinata e continuativa) con l'indicazione dei compensi lordi effettivamente percepiti e dai quali viene detratta una percentuale forfetaria a titolo di riconoscimento delle spese sostenute”


E' il momento, però, di  lanciare una grande campagna di disobbedienza civile finché Cescutti non ripristina la sua circolare 16 maggio 1996, quella perentoria circolare che affermava: "Non è obbligato a iscriversi all'Inpgi-2 chi effettua cessioni di diritti d'autore e chi svolge  prestazioni occasionali". Non è vero che l'Inpgi sia obbligato  a rispettare le circolari del ministro del Lavoro (parliamo di  Salvi). Le circolari si possono disapplicare, quando sono in contrasto con le leggi (sul lavoro occasionale vince  alla grande anche il parere del Consiglio di Stato n. 881/1998) e con le regole in vigore all'Inps (ex articoli 61 della legge 276/2003 e 44 della legge 326/2003). Il principio costituzionale dell'uguaglianza ancora esiste!!!


Brilla il silenzio di Paolo Serventi Longhi, segretario generale della Fnsi e consigliere d’amministrazione dell’Inpgi. Cescutti, Serventi e Tortora conoscono bene la situazione  e il futuro dei 22mila iscritti all'Inpgi/2.  Almeno 3 iscritti su 10  guadagnano meno di  5mila euro all'anno. Tanto vale  adeguarsi alla normativa Inps e non far versare nulla (come ha fatto l'Inps), perché questi sfortunati contribuenti non prenderanno alcuna pensione o prenderanno una pensione da fame, lontanissima anche dagli importi dall'attuale pensione sociale. Onesto è il comportamento dell'Inps, ma non possiamo dire lo stesso dell'Inpgi/2. Non dobbiamo illudere i giovani.


Allora dico a Cescutti, Tortora e Serventi: "Non nascondetevi dietro i cavilli, i formalismi e gli editti dell 'ex ministro  Salvi. Abbiate il pudore di guardare in faccia i free-lance, i giovani colleghi e i cococo. Dite la verità. Dite che l'inpgi/2 è una fabbrica di illusioni. Siete spalle al muro". I vertici dell’Inpgi continuano a  distruggere migliaia di alberi per spedire lettere e circolari. Mi rivolgo ai  Verdi, perché intervengano con energia e con ...ironia contro chi compie anche  da anni attentati gravissimi al nostro paesaggio. E’ necessario  che l’Inpgi/2 comunichi agli iscritti la rendita pensionistica maturata. Serve trasparenza. Gli iscritti (“occasionali”) all’Inpgi/2 deviono capire qual è il loro futuro da pensionati.


Milano, 18 settembre 2006


 


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Biancheri (Fieg): “Professionisti


autonomi? Sono appena 1.900”


Roma, 21 luglio 2006. Il presidente della Fieg Boris Biancheri ha inviato al ministro del lavoro Cesare Damiano ed al presidente della commissione cultura della camera Pietro Folena un documento di analisi sulla situazione economica e sindacale del settore stampa. Il documento, che affronta tra l'altro il tema dell'occupazione giornalistica in base ai dati Inpgi 2005, evidenzia un aumento dell'occupazione giornalistica nell'ultimo quinquennio con "un tasso di espansione di circa il 4% all'anno, che -sottolinea il documento- non trova riscontro in nessun altro settore di attività". "Sono aumentate -vi si legge- sia la popolazione stabile a tempo indeterminato, sia quella assunta con contratti a termine". "Si è incrementato anche l'utilizzo del lavoro autonomo che, per i professionisti, interessa circa 1.900 unità che svolgono attività autonoma piena e qualche centinaio di pubblicisti nelle stesse condizioni". I cosiddetti precari sono "il 6,22% della popolazione stabile, percentuale che è inferiore di oltre la metà rispetto alla media nazionale". "Il fenomeno della cosidetta precarietà -si legge ancora nel documento- risultante dai dati indicati, si prospetta come assolutamente fisiologico rispetto alle esigenze produttive dell'informazione". (ANSA)


……………


 


Serventi Longhi: “La Fieg mente.


Sono precari oltre 30mila giovani”


Roma, 21 luglio 2006. ''La Fieg mente sapendo di mentire. I dati sull'occupazione giornalistica diffusi oggi dagli editori - ha dichiarato il segretario generale della Fnsi, Paolo Serventi Longhi - sono un esempio di mistificazione e di distorsione della realtà. Il Minculpop non avrebbe potuto fare di meglio. La realtà è che la Fieg sembra ignorare che l'aumento del 16% dei posti di lavoro negli ultimi anni  è determinato in larga parte dagli effetti del contratto dei giornalisti dell'emittenza radiotelevisiva locale (contratto Aeranti-corallo, niente a che vedere con la Fieg) e di quelli stipulati nell'ambito dell'applicazione della Legge 150 negli uffici stampa delle Regioni, delle Province e dei Comuni e degli altri Enti Pubblici. Dai dati Inpgi si evidenza, nel settore Fieg, un aumento nel triennio 2003-2005 del 2,2%, una percentuale molto lontana da quelle enunciate in maniera confusa dalla Federazione degli Editori. Quello che è più grave, è che la Fieg non precisa che di questo aumento i contratti a termine rappresentano la parte più significativa. Secondo l'Inpgi, infatti, questi contratti a tempo determinato, talvolta anche di un mese, sono aumentati del 72%''. ''La Fieg inoltre - prosegue Serventi Longhi - mistifica sul numero dei giornalisti che hanno rapporto di lavoro autonomo. Altro che 1.900 freelance! Gli iscritti alla gestione separata dell'Inpgi per il lavoro autonomo sono quasi 22.500. Di questi poco più di un migliaio hanno anche un rapporto di lavoro dipendente. Se si considera l'area di evasione o di elusione della contribuzione all'Inpgi2, si può ragionevolmente affermare che sono oltre 30.000 le giornaliste ed i giornalisti che sono nell'area del precariato senza alcun rapporto di lavoro. La stessa Fieg è costretta ad ammettere che la retribuzione media di un giornalista autonomo è di circa 7.000 euro l'anno, un compenso che tiene anche conto delle alte retribuzioni di poche decine di fortunati colleghi. Questa è la realtà che la Fnsi e l'Inpgi hanno denunciato e che presenteranno nel dettaglio al Ministro del Lavoro, Cesare Damiano. E' ridicolo affermare che il fenomeno del precariato giornalistico sia fisiologico. Si tratta invece di una abnorme condizione che discrimina e marginalizza decine di migliaia di ragazze e ragazzi che vivono di giornalismo in una condizione di sfruttamento e di precarietà. Nulla invece - conclude il segretario della Fnsi - dicono gli editori sul fatto che le retribuzioni lorde nelle aziende Fieg siano cresciute ben al di sotto dell'inflazione reale, smentendo la campagna di disinformazione sui presunti effetti del peso degli scatti di anzianita'''. (ASCA)


 


 





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