EDITORIA USA NYTIMES TAGLIA PER NATALE, LETTORI INSORGONO. MENO CENTO ENTRO FINE ANNO. I GIORNALISTI SONO SOTTO SHOCK
New York, 19 ottobre 2009. Il New York Times taglia la redazione per Natale e i lettori insorgono: sul sito del quotidiano, in calce all'annuncio del direttore Bill Keller che entro fine anno la sua redazione avrà cento giornalisti in meno, c'è stato un coro pressochè unanime di voci pronte a dare la carta di credito per pagare i contenuti che il quotidiano mette gratuitamente online. Per un lettore che ha suggerito a Keller di far fuori editorialisti profumatamente pagati - ma anche spesso controversi e, a seconda delle opinioni politiche di chi legge, in alcuni casi visceralmente odiati - decine si sono detti pronti a puntellare finanziariamente e di tasca propria la 'Vecchia Signora in Grigiò vittima della crisi della pubblicità e della concorrenza con Internet. Per il Times i cento posti in meno di qui a fine anno - l'8 per cento del totale della redazione - rispecchiano tagli analoghi attuati nella primavera 2008. In quella occasione una ottantina di reporter accettarono la 'buonuscità ma una ventina vennero licenziati: per la prima volta nella storia della prestigiosa testata. 'Scivolì verranno offerti anche stavolta a tutto il corpo redazionale con 45 giorni di tempo per accettare, ma le prospettive di un esodo volontario in massa sembrano molto basse. «Se uno voleva andarsene, lo avrebbe fatto 18 mesi fa», ha commentato un reporter. Lavorano attualmente al New York Times 1.250 persone (nessun altro quotidiano americano ha più di 750 dipendenti): la redazione, che di recente aveva accettato una riduzione di stipendio, è rimasta «di sasso», ha detto un'altra fonte. Molti hanno chiesto di esplorare opzioni alternative come i part time: gli è stato risposto che non sono misure sufficienti a risolvere il problema. «Non mi nascondo che questi tagli aggiungeranno lavoro a giornalisti le cui responsabilità sono cresciute più; rapidamente degli stipendì, ha detto nel memorandum che annuncia i tagli il direttore Keller auspicando »l'arrivo di un giorno in cui potremo fare il nostro lavoro senza guardarci alle spalle per tempeste economiche«. Il New York Times è la punta dell'iceberg di una crisi a cui molti negli Usa stanno cercando in questi giorni di dare soluzione: oltre all'ipotesi di far pagare per i contenuti online, varie proposte in discussione puntano a trasformare i giornali in fondazioni no-profit o una forma di finanziamento pubblico della carta stampata per assicurare la sopravvivenza di quello che l'ex direttore del 'Washington Post' Len Downie ha definito 'il giornalismo investigativo» la cui missione dai tempi del Watergate è di fare le pulci al potere. «La società americana deve fare un'azione collettiva e responsabile in appoggio al giornalismò, ha scritto Downie con il professore di comunicazioni alla University of California Michael Schudson in un rapporto commissionato dalla Columbia University. (ANSA)
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