Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

L'allarme di Rsf: 174
giornalisti in
prigione nel 2009

Secondo Cpj dal 1992
al luglio di quest'anno
sono stati uccisi circa 750
reporter in venti Paesi

di ELENA SERRA

Toronto, 19 ottobre 2009. Un elenco interminabile di nomi che nessuno conosce, una lista di date che segnano l'ultimo istante di vita, assassini spietati, conosciuti e impuniti, moventi chiari e assurdi. È questa l'allarmante situazione che ci si trova davanti analizzando i resoconti sulla libertà di stampa mondiale, in questo ventunesimo secolo di armi nucleari e terrorismo, nel quale lettere d'inchiostro pressate sulla carta fanno ancora tremare governi corrotti e organizzazioni segrete. Perché non importa di che natura sia il conflitto, di quale reato si sia coperto il politico di turno, o cosa veramente ci sia dietro un qualunque avvenimento: il compito del giornalista è sempre stato quello di fare domande, andare a fondo e scoprire la verità per poter fornire un'informazione veritiera e completa.


In scenari dove la rivelazione e la diffusione di informazioni non gradite possono essere vitali - guerre, elezioni, spionaggio, solo per citarne alcune - i giornalisti rappresentano, quindi, una categoria scomoda, spesso da eliminare, e per questo a forte rischio.


Il Committee to Protect Journalists (Cpj) e Reporter senza frontiere (Rsf) si occupano della protezione di giornalisti in zone reputate a rischio, e lanciano l'allarme per una situazione che spesso appare fuori controllo, e della quale non si parla abbastanza.


Il Cpj, infatti, calcola che dal 1992 al luglio 2009 sono stati uccisi circa 750 giornalisti in venti Paesi diversi, la maggior parte dei quali lavorava per la carta stampata - giornali di medie dimensioni - e il 72 per cento di loro sono stati vittima di omicidio. Le circostanze più comuni intorno a queste morti "sospette" sono nell'ordine: guerra, inabilità politica, corruzione, crimini e violazione dei diritti umani. Apparentemente niente fuori dall'ordinario. Ma la lista dei Paesi con maggiori vittime, guidata dall'Iraq con ben 139 giornalisti uccisi, segue con l'Algeria, la Russia, la


Colombia, le Filippine e la Somalia - rispettivamente con 60, 50, 41, 35 e 29 vittime - tutti Paesi con gravi problematiche spesso sconosciute all'opinione pubblica. Questo rappresenta il motivo per il quale i giornalisti vengono uccisi, perché nessuno deve sapere


Corriere Canadese - 19 10 09


 


 





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)