www.repubblica.it del 16 ottobre 2009
SCOPPIA IL CASO MESIANO
Su Canale 5 la vita privata del magistrato della sentenza Cir-Fininvest. Ironie sui vestiti. Il sindacato delle toghe a Napolitano: "Vergogna". Mediaset: "Non accettiamo bacchettate". La vicenda al Csm. Interviene il Garante privacy
ROMA - Scoppia il caso Mesiano. Il servizio mandato in onda ieri da Canale 5 sulla vita privata del giudice della sentenza Fininvest-Cir, scatena una bufera. Far seguire il magistrato dalle telecamere mentre si fa radere dal barbiere o fuma una sigaretta seduto su una panchina di un giardinio pubblico, è "una vergogna", per il segretario dell'Associazione nazionale dei magistrati, "un'intollerabile intromissione nella privacy di una persona". Parla di "pestaggio mediatico" anche il presidente della Federazione Nazionale della Stampa e presto scenderà in campo il Csm: una quindicina di consiglieri hanno chiesto alla prima commissione di aprire una pratica a tutela del giudice milanese. Molte toghe chiedono addirittura di rispondere all'attacco con uno sciopero.
Mediaset: "No alle bacchettate". Claudio Brachino, conduttore di Mattino 5 si difende sostenuto dal direttore generale News di Mediaset: "Non accettiamo bacchettate", ha detto Mauro Crippa. "Facile prendersela con Brachino, quando l'informazione giornalistica è dominata da curiosità morbose, spionaggio a senso unico dal buco della serratura".
Anm: "Inqualificabile". La trasmissione di ieri ha scatenato una bufera. Giuseppe Cascini, segretario di Anm, si dice "esterrefatto e indignato. E' una vergogna. Dove arriveremo? Definire stranezze il fatto che una persona fuma o sottolineare il colore dei suoi calzini. Distruggere così l'identità di una persona è inqualificabile", continua il segretario di Anm. "Abbiamo scritto al presidente della Repubblica, che è anche presidente del Csm, per segnalare questo episodio di denigrazione senza precedenti. Intervenga anche il Garante della privacy". E il Garante per la protezione dei dati personali accoglie l'invito e annuncia che "valuterà la segnalazione di Anm e l'apertura di un'istruttoria".
Fnsi: "E minacciano ritorsioni sul canone Rai". Anche il presidente della Fnsi è altrettanto duro nei confronti dei giornalisti di Canale 5, e si domanda, "visto che il presidente del Consiglio continua a deprecare l'uso criminoso della tv, ancora una volta tirando in ballo a sproposito Annozero, come considera l'uso della tv che è stato fatto ieri mattina dalla più importante rete Mediaset?" Roberto Natale spiega: "Mattino 5 ha mandato in onda un servizio su Raimondo Mesiano che rassomiglia molto ad un pestaggio mediatico. Ci sembra un tema ben più rilevante che non le minacce di ritorsione sul canone Rai al solito segnate dal suo clamoroso conflitto di interessi".
Il giudice che ha condannato la Fininvest. Lo scoop di Canale 5 si basa su un video di pochi minuti sulla vita privata del magistrato che, non più tardi di due settimane fa, ha condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per l'annullamento del lodo Mondadori risolto nel 1990 a favore del gruppo Fininvest in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.
A spasso con il magistrato. Il video ritrae di nascosto l'interessato, mentre esce di casa e passeggia per le vie di Milano. Le immagini si soffermano sul giudice seduto sul seggiolone del barbiere, con la schiuma da barba sul viso. Il reporter commenta: "Forse non sa ancora che il Csm lo sta "promuovendo". Il riferimento è all'avanzamento di carriera ottenuto da Mesiano, due giorni fa, dal Csm. Un naturale avanzamento di carriera in base all'anzianità che però il centrodestra ha subito tradotto come "la ricompensa per l'attacco a Berlusconi".
Il calzino. "Lui va avanti e indietro", ripete, ancora, la voce fuori campo della giornalista. Poi, poco prima di concludere il servizio, la scena cambia e si concentra su "un'altra stranezza: guardate il giudice seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare".
La difesa del conduttore. Claudio Brachino, conduttore di Mattino 5 e direttore di Videonews si difende: "Sono io l'unica vittima di pestaggio mediatico. Nel servizio non c'era alcuna malizia, volevamo solo dare un volto a un personaggio che la gente non conosce. E poi Canale 5 non ha pedinato nessuno", sottolinea il conduttore. "Ci siamo occupati del caso del giorno, esercitando il diritto di cronaca. Il pezzo non ha valutazioni politiche né di altro tipo. C'è solo la parola "stravagante", di cui si può parlare ma non mi sembra un insulto. Poi possiamo discutere anche se il calzino è di buono o cattivo gusto. Ma non mi sembra una cosa per cui ricevere accuse di aggressione mediatica", conclude il conduttore.
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www.corriere.it del 16/10/2009
Dopo il servizio trasmesso durante «Mattino 5». IL CSM NE DISCUTE MARTEDì
Mesiano seguito, scoppia il caso Canale 5
Mediaset: «Non accettiamo bacchettate»
L'Anm a Napolitano: «Grave tensione tra le istituzioni». Il Csm acquisisce il video. Il Garante: possibile istruttoria
MILANO - Non è passato inosservato il servizio su Raimondo Mesiano trasmesso giovedì da Mattino 5, programma della prima rete Mediaset. Il giudice del Csm, autore della sentenza Fininvest-Cir, è stato seguito e ripreso mentre passeggia a Milano, fuma qualche sigaretta, va dal parrucchiere e infine si siede su una panchina. Tutte queste azioni vengono definite dalla giornalista «stranezze», compreso il fatto che il giudice indossi dei calzini azzurri con mocassini bianchi (guarda). Martedì prossimo, la prima commissione del Csm, chiamata a discutere dell'apertura della pratica a tutela di Mesiano, prenderà in esame anche le ultime novità del caso che ha visto protagonista il magistrato finito nella bufera di critiche e polemiche dopo la sentenza sul Lodo Mondadori. La commissione ha acquisito il video diffuso da Mattino 5 e un articolo apparso su Il Giornale: entrambe le documentazioni verranno esaminate dalla commissione, che ha in programma, oltre alla pratica a tutela del giudice milanese, altri fascicolo riguardanti altri magistrati. Sulla questione l'Autorità garante per la privacy sta valutando la segnalazione dell'Associazione nazionale dei magistrati, anche al fine di aprire una possibile istruttoria. Lo si legge in una nota del Garante. Ma anche la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) e l'Associazione nazionale dei magistrati (Anm) ha protestato.
BRACHINO - «Per me le parole sono molto importanti e oggi l'unica vittima di pestaggio mediatico sono io». Claudio Brachino, direttore di Videonews e conduttore di «Mattino 5» respinge ai mittenti le accuse di «linciaggio» mediatico nei confronti del giudice Raimondo Mesiano rivoltegli dalla Fnsi e dall'Anm. «Intanto Canale 5 non ha pedinato nessuno -sottolinea Brachino all'Adnkronos- ma è semplicemente la rubrica di opinione di una testata che si è occupata del caso del giorno, esercitando il diritto di cronaca. Ospite del giorno era già previsto il vicedirettore del Giornale Sallusti al quale ho fatto una domanda legittima, partendo da un articolo pubblicato sul suo giornale, ovvero se la promozione di Mesiano dopo la sentenza sul Lodo Mondadori apparisse legittima o politica. Dopodichè, utilizzando immagini che come ogni giorno mi arrivano sulla scrivania da diverse fonti e agenzie su personaggi di cronaca o del gossip, ho ritenuto di fare un pezzo su questo giudice che indubbiamente è uno dei personaggi pubblici del momento». «Le immagini -aggiunge Brachino- non sono frutto di alcun pedinamento ma sono riprese su un marciapiede mentre lui va dal barbiere. Ho chiesto ad una nostra cronista di farci un pezzo senza epiteti nè giudizi politici. E infatti il pezzo non ha valutazioni politiche nè di altro tipo, c'era solo la parola «stravagante», di cui si può parlare ma non mi sembra un insulto. Poi possiamo discutere anche se il calzino è di buono o cattivo gusto. Ma non mi sembra una cosa per cui ricevere accuse di aggressione mediatica», conclude. «Non accettiamo bacchettate da chi negli ultimi mesi ha reso sistematica prassi giornalistica lo spionaggio a senso unico dal buco della serratura» ha poi aggiunto in serata Mauro Crippa, direttore generale News di Mediaset.
ANM: «UNA VERGOGNA» - La protesta dell'Anm è stata dura e immediata e una parte dei giudici chiede lo sciopero. «Siamo esterrefatti e indignati per la gravissima campagna di denigrazione e di aggressione nei confronti del giudice Mesiano, da parte dei giornali e delle televisioni del gruppo Fininvest e della famiglia Berlusconi» dichiarano il presidente e il segretario dell'associazione nazionale magistrati, Luca Palamara e Giuseppe Cascini. «La magistratura italiana e l'Associazione nazionale magistrati sono vivamente preoccupate per la grave tensione che coinvolge le istituzioni del Paese e rischia di alterare l'equilibrio tra i poteri dello Stato» ha scritto Palamara in una lettera inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’apertura di una pratica a tutela, già sul tavolo della prima commissione del Csm, non basta più e le toghe ormai inneggiano, chi più chi meno velatamente, allo sciopero.
PD: INQUIETANTE - Anche il Pd protesta contro «il servizio mandato in onda da una televisione del presidente del Consiglio sul giudice Mesiano». «È inquietante - denuncia il responsabile Giustizia Lanfranco Tenaglia -. Lo è per i toni usati, con cui si cerca di suggerire agli spettatori l'eventuale stranezza del magistrato in virtù del suo abbigliamento e del suo modo di spostarsi per la città. Una personalità confusa? Uno spaesato e quindi un po' matto e di conseguenza inaffidabile? Si tratta non solo di una violazione inaudita della privacy di un privato cittadino, ma soprattutto il servizio cerca di instillare una presunta devianza dello stesso Mesiano. Una cosa mai vista. Sono sicuro che come fu per le foto di Villa Certosa il Garante della privacy saprà intervenire con l'autorevolezza e la competenza che gli appartengono per tutelare un privato cittadino da un vero e proprio linciaggio mediatico».
ORDINE DEI GIORNALISTI - Il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales, annuncia iniziative: «Ho posto la questione della trasmissione di Claudio Brachino, iscritto in Lombardia, all'ordine del giorno del consiglio della prossima settimana, ma per il ruolo che ricopro non posso fare commenti». Il sindacato dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa, si rivolge direttamente al premier Berlusconi: «Visto che il presidente del Consiglio continua a deprecare "l'uso criminoso" della tv, ancora una volta tirando in ballo a sproposito Annozero, gli rivolgiamo una domanda: come considera l’uso della tv che è stato fatto giovedì mattina dalla più importante rete Mediaset?» chiede il presidente Roberto Natale, che spiega: «Il servizio trasmesso su Mattino 5 somiglia molto a un pestaggio mediatico, del quale peraltro l’onorevole Berlusconi aveva già dato preavviso nei giorni scorsi. Ci sembra un tema ben più rilevante che non le minacce di ritorsione sul canone Rai al solito segnate dal suo clamoroso conflitto di interessi».
GARANTE DELLA PRIVACY - Sempre su Mesiano, il quotidiano Il Giornale pubblica il racconto di un anonimo avvocato che tre anni fa avrebbe carpito in un ristorante alcune frasi dello stesso giudice, a commento dei risultati delle elezioni politiche 2006. Anche su questo punto piovono le critiche del sindacato dei magistrati. «È un racconto evidentemente privo di qualsiasi riscontro, e dal quale tuttavia non si potrebbe trarre alcun elemento sulla mancanza di correttezza del magistrato nell’esercizio della giurisdizione - affermano i vertici dell’Anm -. Non crediamo che esistano precedenti simili in Italia, per denigrare una persona e delegittimare una funzione essenziale e delicata per la civile convivenza in uno Stato di diritto. Chiediamo al Garante della privacy, e a tutte le persone e le istituzioni che abbiano titolo e responsabilità per intervenire, di far cessare questa vergogna».
GIULIETTI: «ARIA DA KGB» - «Si respira un'aria che ricorda un po' i bei tempi del Kgb, quando, a prescindere dall'oggetto, si pestavano i soggetti. Sento tirare un po' l'aria putiniana - dice Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, in merito ai servizi de Il Giornale e Mattino 5 su Mesiano -. Il presidente del Consiglio aveva annunciato che sul giudice se ne sarebbero sentite delle belle. Con un'interrogazione parlamentare, insieme ad altri colleghi, abbiamo chiesto che rispondesse a questa undicesima domanda: quali sono queste "belle" che si dovrebbero sapere su Mesiano? Ora a rispondere arrivano le testate di famiglia, Canale 5 e Il Giornale. Tra un po' chiederanno la perizia psichiatrica per il colore dei calzini. Siamo in presenza di un presidente del Consiglio che accende e spegne l'interruttore dei media per denigrare gli avversari».