TURCHIA. EDITORIA: GRUPPO DOGAN RISCHIA PIGNORAMENTO. E’ in guerra con premier Erdogan.
Ankara, 13 ottobre 2009. La garanzia di 4.8 miliardi di lire turche (3,24 miliardi di dollari) raccolta la settimana scorsa dal gruppo editoriale turco Dogan Holding (Dmg), il maggiore del Paese, nell'ultimo giorno utile per il pagamento di una maxi multa per asserita evasione fiscale non è stata approvata dalle autorità del fisco turche. Lo riferisce il sito internet del quotidiano filo-governativo Today's Zaman secondo cui adesso per la Dogan si profila il rischio del pignoramento dei beni di alcune compagnie del gruppo. La multa, inflitta lo scorso 8 settembre, ma notificata solo il 28 seguente, è relativa alle tasse che il gruppo Dogan avrebbe dovuto pagare tra il 2005 e il 2007 per le pubblicità televisiva. Le autorità fiscali, secondo il giornale, avrebbero respinto la garanzia depositata dalla Dmg in quanto in essa sarebbero state incluse azioni che erano già state sequestrate come parte di una precedente multa elevata nei confronti del gruppo. La penale era stata comminata a causa di presunte irregolarità avvenute durante la vendita del 25% delle azioni della Dogan al gruppo editoriale tedesco Axel Springer per un importo di 475 milioni di dollari (375 milioni di euro). Di conseguenza, scrive ancora Today's Zaman, adesso il ministero delle Finanze ha posto un diritto di pegno sulle compagnie della holding e l'ufficio delle imposte ha già emesso un avviso di pignoramento su tali compagnie. Le autorità fiscali hanno inoltre inviato la relativa documentazione agli istituti bancari e al dipartimento che cura i titoli di proprietà. Per sbloccare l'ordine di pignoramento, in base alla legge, la Dogan deve ora versare un'altra garanzia equivalente alla cifra richiesta dall'ufficio delle imposte. In Turchia è opinione diffusa che la vicenda della maxi multa sia solo l'ultimo episodio della guerra in atto da tempo tra il magnate Aydin Dogan e il premier Tayyip Erdogan, a causa delle battaglie mediatiche condotte dalla Dmg contro il partito di radici islamiche Giustizia e Sviluppo (Akp) al governo. (ANSA).
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