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Stampa

Media/World Summit Pechino:
siti internet dovranno pagare
notizie. Ap e Murdoch contro
“aggregatori e plagiatori”.

Marra: "Non lasciare
l'informazione solo nelle
mani di pochi giganti"

Pechino, 9 ottobre 2009. I motori di ricerca e altri siti che utilizzano gratuitamente contenuti informativi dovranno pagare: questo il messaggio lanciato dai circa 300 editori riunitisi in congresso a Pechino. “Noi creatori di contenuti siano stati troppo lenti a reagire allo sfruttamento gratuito delle notizie di terze parti senza permesso: servizi web come Wikipedia, You-Tube o Facebook sono diventati destinazioni favorite dai clienti per le notizie di ultim’ora, lasciando da parte i siti di notizie tradizionali”, ha dichiarato Tom Curley, Ceo dell’Associated Press, che ha puntato il dito anche contro motori di ricerca e blogger: “Non tollereremo più la disconnessione fra coloro che si dedicano - con un alto costo economico e umano - a raccogliere notizie di pubblico interesse e coloro che ne traggono profitto senza sostenere l’attività”. Su un’identica linea anche Rupert Murdoch, patron della News Corporation: “Gli aggregatori di notizie e i plagiatori dovranno presto pagare un prezzo per utilizzare i nostri contenuti. Ma se non traiamo vantaggio dall’attuale trend verso i contenuti a pagamento, saranno i creatori - le persone qui dentro - a pagare il prezzo e i cleptomani a vincere”. Al World Media Summit di Pechino riunisce 300 rappresentanti di oltre 170 testate da 80 Paesi, che discuteranno delle sfide e delle opportunità fornite da internet e dalle nuove tecnologie, nonché degli effetti della crisi economica. Fra gli altri anche Giuseppe Marra, editore e direttore delle agenzie del gruppo Gmc: “C’è da augurarsi che editori e giornalisti, arrivati in ritardo a comprendere la potenzialità delle nuove tecnologie, non commettano oggi l’errore opposto: attribuire troppo risalto al dato tecnologico e poco a dati fondamentali quale l’attendibilità, la qualità e la valenza etica dei messaggi”. (Ap)


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World Media Summit.


Marra: "Non lasciare


l'informazione solo nelle


mani di pochi giganti"


 


Il presidente del Gruppo GMC-Adnkronos: ''Così è a rischio pluralismo e libertà di informare". Hu Jintao: "Vertice che rafforzerà l'amicizia tra i popoli". Ieri l'incontro con il vicepresidente dell'agenzia cinese, Xisheng.               


 


Pechino, 9 ottobre 2009. La rivoluzione tecnologica che sta sconvolgendo l'universo della comunicazione dischiude grandi opportunità per i cittadini e intere comunità. Ma le nuove tecnologie e il mercato globale ''comportano anche rischi non trascurabili''. ''Il più serio è quello di favorire aziende editoriali sovradimensionate'', di lasciare ''la comunicazione planetaria nelle mani di pochi giganti'' riducendo il pluralismo delle fonti e limitando la libertà di informare e d'essere informati. Ma non solo. Le nuove tecnologie fanno sì che un'informazione superveloce e 'mordi e fuggi' diventi un'informazione ''non verificabile, acritica e non veritiera'', ponendo così un quesito di fondo: ''Come conciliare l'etica della responsibilità con la qualità e velocità del messaggio?''. A indicare la portata di questi rischi e delle conseguenze che ne derivano, è stato l'editore e direttore delle Agenzie del Gruppo GMC, Giuseppe Marra, nel suo intervento tenuto oggi al World Media Summit in corso a Pechino.


Un'occasione, questa, ha detto Marra portando il suo contributo al workshop, che ''mi permette di esprimere la mia opinione su una materia scottante, come quella dell'informazione e della comunicazione, che tocca gli interessi di tutti i Paesi, di tutte le categorie e, in particolare, dei miei compagni di viaggio, editori e giornalisti''. ''Molti giovani chiedono quali competenze e responsabilità richiedano lo sviluppo tecnologico e i mutati contesti culturali per chi opera nel settore dell'informazione. Non è facile- ha sottolineato- rispondere a questa domanda, perché la rivoluzione tecnologica che sta sconvolgendo l'universo della comunicazione è appena iniziata''. Una rivoluzione che, per quanto riguarda il nostro Paese in particolare, ''potrà mettere l'Italia al passo delle Nazioni più avanzate sino a farne una cyber-Nazione, una Nazione in movimento, nei più vasti ambiti della cyber-Europa e del cyber-pianeta. Insomma - ha spiegato Marra- le società che sono passate dalla cultura agricola a quella industriale ora avanzano verso la cultura delle reti integrate, basata sulla combinazione tra informatica, elettronica e telematica''.


In questi nuovi scenari di crescita che si aprono con le nuove tecnologie, si annidano anche dei rischi. ''Il più serio- ha avvertito Marra- è quello di favorire aziende editoriali sovradimensionate e, lasciando la comunicazione planetaria nelle mani di pochi giganti, di ridurre il pluralismo delle fonti e limitare la liberta' d'informare e d'essere informati. La minaccia potrà essere contenuta se giornalisti, editori e opinione pubblica, gigante dai molti volti ma miope e sorda, saranno opportunamente sensibilizzati e prenderanno coscienza di questi pericoli''. Di qui la necessità di ''una prima, grande responsabilità per gli operatori dell'informazione d'oggi e ancor più di domani''. ''C'è da augurarsi- è l'auspicio espresso da Marra- che editori e giornalisti, arrivati ieri in ritardo a comprendere le potenzialità delle nuove tecnologie, non commettano oggi l'errore opposto: attribuire troppo risalto al dato tecnologico e poco a dati fondamentali quali l'attendibilità, la qualità e la valenza etica dei messaggi''. Due, dunque, sono i momenti essenziali del lavoro degli editori e dei giornalisti. ''Il primo - ha spiegato l'editore e direttore del gruppo GMC- riguarda i contenuti di notizie e di opinioni. Il secondo, la specificità dei vari mass-media e la velocità di trasmissione delle notizie. Questi momenti, strettamente correlati, possono contaminare la qualità del messaggio, con riverberi sociopolitici che toccano il profilo morale dell'informazione sino a mutarne i linguaggi e la scrittura, già resa liquida dalle nuove tecnologie e dalla facilita' di combinare parole, frasi, concetti''.


''Ormai il tempo reale investe l'intera informazione: dagli affari interni a quelli internazionali, dalla finanza alla cronaca nera, all'economia, alla cultura, allo spettacolo. Molti i possibili effetti del real time'', ha detto Marra citando, ad esempio, quanto avvenne l'11 settembre del 2001, il drammatico attacco alle Twin Tower seguito in diretta dall'intero pianeta. ''Questo evento dovrebbe indurre a riflettere sulla veridicità e credibilità dell'informazione in tempo reale e, in via preliminare, sollecitare risposte a queste domande: le telecronache o radiocronache in diretta di quelle ore e le cronache pubblicate dai giornali nelle edizioni speciali erano relativamente fondate o relativamente infondate? Relativamente veritiere o relativamente bugiarde?'', si è chiesto Marra. Ora, a distanza di otto anni da quella tragedia e alla luce di nuove informazioni, ''l'opinione pubblica e lo stesso Congresso degli Stati Uniti denunciano verità e cifre di vittime diverse da quelle diffuse in quei giorni'', ha rilevato Marra. ''Ma di fronte a circostanze come queste, i mass-media come dovevano reagire? Dovevano ignorare le cifre e le notizie, in verità neanche fornite dalle fonti ufficiali, che in quelle ore eccitavano il sistema dell'informazione planetaria? A essere intellettualmente onesti, la risposta- ha affermato Marra- è una sola. I media non potevano tacere, anche se non erano in condizioni di verificare e contestare quei numeri e quelle 'verita''''. E sono proprio eventi così macroscopici, ha sottolineato Marra, che mostrano ''quanto la velocità dell'informazione possa condizionare il sistema mediatico e incidere sulla qualità ed eticità della stessa informazione, sino al paradosso che la verità virtuale oscuri la verità reale se non ne possa impedire l'emergere''. E così ''la verità reale può essere secondaria, del tutto irrilevante, da pagine interne, rispetto a quella virtuale, con intuibili effetti pratici e morali. A volte le società immerse nella realtà virtuale smarriscono ogni riferimento con la verità tout court e, quel che è più grave, con la vita reale dei popoli''.


''All'origine di questi rischi, in parte ipotetici e in parte reali, c'è anche l'esasperata velocità dell'informazione e la sua estrema, a volte inevitabile, superficialità'', ha detto ancora Marra. E gli ''stessi operatori dell'informazione che ne hanno disegnato i profili potranno essere a loro volta vittime e sicari virtuali per aver rappresentato semidei fasulli e istigato il pubblico a venerarli. Il tutto in una catena virtuale di cui è impossibile individuare chi ha saldato il primo anello''.


Infiniti sono gli effetti sociali dell'informazione virtuale, superveloce, non verificabile, acritica e non veritiera. E su questi dobbiamo tutti riflettere: cittadini, istituzioni, editori, giornalisti. Il quesito di fondo- ha sottolineato- è come si possa conciliare l'etica della responsabilità con la qualità e la velocità del messaggio''. Poi c'è l'altra ''grave minaccia alla libertà d'informare e d'essere informati''. Quella, ha ribadito Marra, di ''un ridotto pluralismo in un mercato dominato da imprese editoriali sovradimensionate e, di fatto, monopolistiche. Il rischio è che pochi giganti informino sei miliardi di uomini attraverso inarrestabili e non verificabili flussi di notizie. Questo rischio è di per sé un fattore orwelliano. A sollevare questo problema è il dato della quantità prima ancora che della qualità dell'informazione. Il pericolo tocca lo sviluppo stesso della democrazia nel mondo e, per primi, i paesi arretrati economicamente e tecnologicamente. Da editore e giornalista credo che, se difenderemo il pluralismo delle fonti, la libertà d'informare e d'essere informati resterà l'asse inattaccabile dei sistemi democratici. Ai problemi sopra indicati la stessa opinione pubblica offrirà soluzioni accettabili''. C'è, ha rilevato ancora Marra, ''una crescente insofferenza del pubblico verso l'informazione drogata, non veritiera, sensazionalistica, del mordi-e-fuggi''. E ''questi segnali impongono scelte significative a editori e giornalisti. La principale di queste scelte è se diffondere a tutti i costi e in tempo reale notizie non vagliate e senza fonti responsabili oppure se accertarne prima l'attendibilità e la veridicità. Insomma già giornalisti e editori sono esortati dal pubblico a conciliare il massimo di attendibilita' delle notizie con la loro velocità di diffusione''.


''Da anni - ha proseguito Marra- il problema s'è posto all'informazione primaria il cui ruolo è essenziale perché può eccitare, o infettare, i sistemi dell'informazione secondaria, nazionale e globale. Tuttavia le notizie diffuse dalle agenzie di stampa sono sottoposte a un duplice esame da parte di altri mass-media (tv, radio, giornali, siti internettiani, ecc.) e dei lettori di questi stessi mezzi d'informazione. Non è accettabile, invece, delegare la soluzione di questi problemi discussi a organi istituzionali. Filtrare e discriminare l'informazione, in pratica censurarla, è proprio dei regimi illiberali e totalitari. Nei sistemi democratici questo compito spetta esclusivamente ai cittadini. Solo loro devono selezionare i mezzi d'informazione''. ''Ma, perché i cittadini possano fare delle scelte migliori, già la scuola deve educarli a leggere criticamente notizie e immagini. Il mercato, e non la censura istituzionale, provvederà al resto. Ed escluderà dalla corsa chi non si dimostra credibile e autorevole. Io ho totale fiducia nel pubblico. E sono certo.- ha concluso Marra- che, con sempre maggiore consapevolezza, si orienterà nel mercato delle notizie. E premierà la qualità piuttosto che la quantità e la velocità di trasmissione delle notizie e delle opinioni''. (adndronos)


 


World Media Summit: gli editori puntano il dito contro motori di ricerca e blogger, ‘I contenuti vanno pagati’


Pechino, 9 ottobre 2009. I motori di ricerca e altri siti che utilizzano gratuitamente contenuti informativi dovranno pagare: questo il messaggio lanciato dai circa 300 editori - rappresentanti di oltre 170 testate da 80 Paesi - riunitisi al World Media Summit di Pechino.


“Noi creatori di contenuti siamo stati troppo lenti a reagire allo sfruttamento gratuito delle notizie di terze parti senza permesso: servizi web come Wikipedia, YouTube o Facebook sono diventati destinazioni favorite dai clienti per le notizie di ultim'ora, lasciando da parte i siti di notizie tradizionali", ha dichiarato Tom Curley, Ceo dell'Associated Press, che ha puntato il dito anche contro motori di ricerca e blogger: "Non tollereremo più la disconnessione fra coloro che si dedicano - con un alto costo economico e umano - a raccogliere notizie di pubblico interesse e coloro che ne traggono profitto senza sostenere l'attività".


Su un'identica linea anche Rupert Murdoch, patron della News Corporation: “Gli aggregatori di notizie e i plagiatori dovranno presto pagare un prezzo per utilizzare i nostri contenuti. Ma se non traiamo vantaggio dall'attuale trend verso i contenuti a pagamento, saranno i creatori - le persone qui dentro - a pagare il prezzo e i cleptomani a vincere".


Al World Media Summit di Pechino si discute delle sfide e delle opportunità fornite da internet e dalle nuove tecnologie, nonché degli effetti della crisi economica.


Il presidente cinese Hu Jintao, intervenuto questa mattina in apertura dei lavori, ha dichiarato che il World Media Summit contribuirà a rafforzare la comprensione e l'amicizia tra i popoli di tutte le nazioni. Hu Jintao ha quindi rivolto un appello ai media, esortandoli “a trasmettere un messaggio di pace, sviluppo, cooperazione e tolleranza”.


Il summit - ha sottolineato il presidente cinese, riferendosi ai lavori che vedono la partecipazione di 40 organi di stampa cinesi e 62 delegazioni estere - riflette le preoccupazioni circa le sfide che l'industria mediatica globale si trova ad affrontare e dimostra la volontà di tutti i media di promuovere scambi e cooperazione cercando al tempo stesso la strada di uno sviluppo comune.


Esso testimonia la volontà di chi lavora nei media di impegnarsi per la promozione della pace mondiale e dello sviluppo.


“Credo - ha sottolineato Hu Jintao - che attraverso discussioni approfondite e scambi su questo argomento, il meeting contribuirà a rafforzare la cooperazione tra i media nel mondo, a promuovere lo sviluppo sano ed ordinato dell'industria mediatica globale e approfondire la comprensione e l'amicizia tra popoli e nazioni".


Murdoch ha chiesto al Governo cinese di permettere alle sue società dei media di beneficiare delle opportunità del settore, affrontando il problema della pirateria e della mancanza di concorrenza nel mercato domestico, fattori che ne impediscono l’espansione.


Il magnate australiano ha delineato un futuro promettente per l’industria cinese dei media e dell’intrattenimento a patto che quei problemi vengano risolti. “L’apertura all’era digitale è vitale per la Cina oggi come lo è stata quella di aprire le porte all’economia globale 30 anni fa”, ha detto Murdoch in una nota.


Da parte sua Giuseppe Marra , editore e direttore delle agenzie del gruppo Gmc, si augura che “editori e giornalisti, arrivati in ritardo a comprendere la potenzialità delle nuove tecnologie, non commettano oggi l'errore opposto: attribuire troppo risalto al dato tecnologico e poco a dati fondamentali quale l'attendibilità, la qualità e la valenza etica dei messaggi".


Marra ha evidenziato un altro problema: la rivoluzione tecnologica non può favorire aziende editoriali sovradimensionate”, lasciando “la comunicazione planetaria nelle mani di pochi giganti”.


Questo comporta una riduzione del pluralismo delle fonti e limita la libertà di informare e d'essere informati.


Raffella Natale


TESTO in: http://www.key4biz.it/News/2009/10/09/Tecnologie/Wikipedia_YouTube_Facebook_Rupert_Murdoch_News_Corporation_World_Media_Summit.html?utm_source=infomail&utm_medium=email&utm_campaign=Dailyletter+n.1494+del+09+ottobre+2009


 


 


 


 





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