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Il 37 per cento di chi
usa internet ha ridotto
l'uso della tv e dei
giornali per informarsi.

E’ uno dei dati che si ricavano dall'inchiesta resa pubblica dall'Ordine dei Giornalisti di Milano

Milano, 1 ottobre 2009. L’82,4% degli internauti italiani usa il web come principale fonte d’informazione (il 63% la Tv, il 48% il cellulare e la radio, il 36% i quotidiani). Tra questi la preferenza va a portali generalisti (57%), seguiti da siti diversi raggiunti tramite motori di ricerca, al terzo posto i siti che si occupano esclusivamente di news (quotidiani online).


 E per 6 milioni di italiani che già usano il web (ovvero il 37,4% degli internauti) le informazioni/notizie fornite da giornalisti iscritti all’Ordine dovrebbero essere indicate con un piccolo simbolo come marchio e garanzia di “origine controllata”. Sono questi alcuni dati emersi dalla web research commissionata dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia a Enrico Finzi (Astra Ricerche) che ha illustrato i risultati questa mattina nell’aula magna dell’Università Statale di Milano. Il convegno è stato seguito da circa 900 persone che si sono accreditate online. Vista la numerosa richiesta di partecipazione il video dei lavori è stato anche trasmesso in streaming (su www.odg.mi.it/live),in collegamento con le sedi di altri Ordini regionali e di alcune Università italiane. La ricerca di Enrico Finzi segnala anche che per il 52% l’uso del web e dei cellulari non ha ridotto il ricorso anche ai media tradizionalmente il 37% di chi usa internet ha ridotto l’uso di quotidiani, periodici e televisione. E’ forte la domanda di un giornalismo dei giornalisti sul web. Il 47% degli intervistati chiede il “giornalismo dei giornalisti”, il 43% non prende posizione tra giornalisti e cittadini comuni, il 10% è infine ostile ai giornalisti mentre complessivamente le notizie sul web sono valide per il 37% degli intervistati, dubbie per il 34% e inaffidabili per il 29%. Riguardo al pagamento per avere notizie sul web il 20,7% (pari a una platea di 3,3 milioni di persone) si dichiara favorevole e tra questi 1,7 milioni di persone (10,3%) è disposta a pagare qualche centesimo di euro per ogni informazione seria e affidabile mentre 1,4 milioni è disposta a pagare per approfondimenti e commenti autorevoli. Il ricorso a servizi a pagamento online è, già oggi, tutt’altro che irrilevante (pur se ancora minoritario) visto che 2,3 milioni accedono a notizie a pagamento senza doversi abbonare e 700mila pagano un abbonamento per avere notizie. Per il 42% esistono siti/blog/communities con un’informazione seria e affidabile mentre per il 34% molte notizie sul web non sono serie e affidabili.  (www.fnsi.it)


 





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