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Stampa

EDITORIA USA:
CONDE NAST
chiude GOURMET,
bibbia della cucina.
Colpa dei blog e della
crisi della pubblicità

 


di Alessandra Baldini-ANSA


New York, 5 ottobre 2009.  Colpa dei blog e della crisi della pubblicità: la Conde Nast ha deciso di chiudere Gourmet, la leggendaria rivista di cucina che dal 1940 era stata non solo una bibbia di ricette per i cuochi ma anche un foro di cultura gastronomica, letteratura, viaggi e politica. Il mensile non è sopravvissuto all'esame del gruppo McKinsey and Company sul rapporto tra testi giornalistici (troppi) e inserzioni (troppo poche), e tuttavia la decisione di mandare in pensione la prestigiosa testata che per 69 anni ha offerto agli americani 'food for thought' (un modo di dire, motivi di riflessione) oltre che 'thoughts for food' (riflessioni sul cibo), ha provocato sorpresa e shock tra lettori e addetti ai lavori anche perchè la direttrice Ruth Reichl, ex food critic del New York Times, è una vera potenza nel mondo della buona cucina. La scure dei tagli non ha toccato i gioielli della corona del gruppo come Vogue, Vanity Fair, il New Yorker. La decisione di chiudere, oltre che su Gourmet, è caduta invece su Modern Bride e Elegant Bride, due testate di nicchia. L'anno scorso Conde Nast aveva mandato in pensione Domino e Portfolio e inglobato Men's Vogue americano in Vogue. La casa editrice della famiglia Newhouse ha un'altra rivista di cucina, Bon Appetit, molto più terra terra però, mentre Gourmet, con i suoi reportages foto-gastronomici dagli angoli più sperduti del globo e testi firmati da autori di letteratura come Ray Bradbury e Annie Proulx, decisamente volava alto. La decisione di chiudere Gourmet (che continuerà a vivere per la parte delle ricette online sul sito Epicurious.com) è stata annunciata dall'amministratore delegato della Conde Nast Chuck Townsend dopo che i revisori dei conti della McKinsey avevano consigliato di ridurre del 25 per cento il budget delle principali testate e tagliare drasticamente le ricchissime note spese. Armati del rapporto McKinsey, i manager del gruppo che fa capo alla famiglia Newhouse avevano ordinato alle maggiori testate, da Vogue e a Glamour, da Vanity Fair a Traveler di stringere la cinghia. Come questo possa succedere, dipenderà dai singoli direttori: pare poco probabile che celebrità le cui riviste vendono lusso come Anna Wintour (Vogue), o Graydon Carter (Vanity Fair) mandino a casa la macchina con autista perennemente a disposizione. Ma con la crisi della pubblicità che investe il resto dell'editoria e la minaccia di Internet dove stile, lusso e ricette di cucina si trovano gratis anche a Condè Nast la cultura dei rimborsi a ruota libera dovrà cambiare. Così come dovranno esser prese drastiche decisioni per arrivare ai risparmi richiesti: meno contratti con famosi fotografi, fine dei servizi di moda che duravano giorni di seguito trasformandosi in vacanze di fatto, Oltre, inevitabilmente, a una serie di licenziamenti e alla chiusura di certe testate che, come Gourmet, non hanno raggiunto i livelli sperati di introiti pubblicitari. (ANSA).





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