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Corriere della Sera 5/10/2009 L'osservatorio di Renato Mannheimer
Stampa, italiani divisi. Per il 52% è libera
La manifestazione svoltasi sabato a Roma ha rimesso in primo piano la questione della «libertà di Stampa» nel nostro Paese. Si tratta di un dibattito che è in corso da diversi mesi e che, ancora nelle ultime settimane, ha trovato largo spazio e accesissime polemiche sui media e nelle stesse aule parlamentari. Ma esiste davvero un pericolo per la libertà di stampa in Italia? Una risposta «tranchant» sì o no appare fuori luogo: il problema è assai complesso e presenta molteplici sfaccettature. In particolare, più che discutere sull'esistenza o meno della libertà di stampa, potrebbe essere forse opportuno stimarne la misura. Assai difficile, per la verità, da definire. Da un verso, infatti il dipanarsi stesso del dibattito lo conferma è evidente che ciascuno può ancora oggi manifestare liberamente le proprie opinioni, sia sul media, sia in altri contesti. Dall'altro è accaduto oggi, ma anche in passato che chi ha espresso posizioni scomode o provocatorie ha dovuto talvolta subire ostilità, pressioni e, in certi casi, anche intimidazioni. Alla luce di un quadro così complesso e contraddittorio, risulta di particolare interesse analizzare quello che ne pensa l'opinione pubblica. Ad un ampio campione rappresentativo dell'intera popolazione è stato sottoposto un quesito sull'esistenza o meno oggi di un vero pericolo per la libertà di stampa nel nostro Paese. Il risultato è che gli italiani si dividono, come spesso accade, in due opposti segmenti, di dimensioni non tanto dissimili l'uno dall'altro. La maggioranza il 52% dichiara di ritenere che non vi sia in questo momento un pericolo per la libertà di stampa. Dall'altra parte vi è una molto consistente minoranza il 43% di cittadini che, al contrario, condivide l'opinione di chi intravede, nella fase attuale, l'esistenza di minacce alla libertà di stampa. Di fronte alla consistenza numericamente rilevante di entrambe le opinioni, appare particolarmente importante esaminare le caratteristiche e gli orientamenti di chi milita nell'una o nell'altra posizione. La preoccupazione per la libertà di stampa risulta significativamente correlata con l'età: tra i più giovani, questa opinione risulta notevolmente più diffusa e tra chi ha meno di 24 anni essa raggiunge addirittura la maggioranza assoluta. Ancora, i timori per la libertà di stampa si rilevano con molta maggiore frequenza tra chi possiede un titolo di studio più elevato, specie se residente nei grandi centri urbani. Dal punto di vista professionale risultano assai più preoccupati gli imprenditori, i liberi professionisti e i lavoratori autonomi. Emerge anche una relazione con la frequenza alla Messa, che vede i «laici» coloro che dichiarano di non recarsi mai alle funzioni religiose assai più convinti dell'esistenza di minacce alla libertà di espressione, mentre i «religiosi» chi partecipa alla Messa almeno una volta alla settimana lo sono molto meno. Dunque, un'Italia spaccata in due. Anche, ovviamente, sul piano delle opinioni politiche, benché in misura forse minore di quanto reputi qualche osservatore. Com'era prevedibile, infatti, la netta maggioranza (più del 60%) degli elettori del centrodestra dichiara di non credere alla presenza di minacce per la libertà di stampa. Ma, anche tra costoro, grossomodo il 30% quindi poco meno di un terzo è del parere opposto e pensa dunque che vi sia comunque in questo momento qualche segnale di pericolo. Tra i votanti per l'opposizione, la situazione è speculare: il 60% degli elettori del Pd (e il 75% di quelli dell'Idv di Di Pietro) manifesta viva preoccupazione. Ma anche qui, il 37% (il 25% tra chi vota Di Pietro) è del parere opposto. All'interno degli elettorati di entrambi gli schieramenti, dunque, la maggioranza si allinea con le posizioni espresse dai rispettivi leader, ma una minoranza assai consistente esprime un atteggiamento diametralmente opposto. Segno che, a differenza di quanto accade per tante altre questioni, li dibattito non è condizionato interamente dalle diverse posizioni politiche e rimane, anche nell'ambito dei singoli partiti, assai acceso.
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