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Stampa

Cronisti esposti oggi
alle manette quando è
in gioco la sicurezza nazionale

USA. OBAMA CONTRO
un progetto di legge che
tutela le fonti dei giornalisti
per impedirne l’arresto.

Washington, 1 ottobre 2009.  L'amministrazione Obama si oppone ad un progetto di legge del Congresso teso ad impedire che possano finire in prigione giornalisti che si rifiutano di rivelare la fonte di notizie riguardanti la sicurezza nazionale. Secondo il New York Times la Casa Bianca ha infatti inviato al Congresso una revisione del progetto di legge che indebolisce il «media shield bill», il progetto di legge scudo per i media. Il progetto di legge del Congresso prevede che i procuratori esauriscano tutti gli altri mezzi a disposizione prima di ricorrere a strumenti legali per ottenere il nome della fonte dal giornalista, cercando di bilanciare l'indagine con la tutela del «libero flusso dell'informazione». Ma l'amministrazione Obama propone che queste procedure non si applichino alle fughe di notizie che riguardono argomenti che possano provocare danni «significativi» alla sicurezza nazionale, prevedendo che i giudici tengano conto delle indicazioni dell'esecutivo riguardo alla pericolosità di una particolare rivelazione alla stampa. Correzioni che naturalmente non sono piaciute agli sponsor della legge, tra cui spiccano i senatori democratici Charles Schumer ed Arlen Specter che ha definito «totalmente inaccettabile» la posizione della Casa Bianca. Un'opposizione che il senatore newyorkese definisce «inattesa ed una grave marcia indietro che renderà più difficile l'approvazione di questa legge». (Adnkronos)


 


Obama vuole meno protezioni per i giornalisti


I cronisti dovrebbero rivelare sempre le loro fonti confidenziali


 


WASHINGTON - L'amministrazione Obama preme perché i giornalisti abbiano il dovere di comunicare ai giudici le loro fonti confidenziali, nell'ambito delle inchieste che riguardano la sicurezza nazionale. Il governo, scrive il New York Times, ha annunciato di essere contrario alla proposta di legge in discussione a Capitol Hill che tutela i cronisti che si rifiutano di collaborare con gli inquirenti. La Casa Bianca, questa settimana, ha inviato un'ampia serie di modifiche alla legge cosiddetta "proteggi-stampa" che, se venissero accolte, indebolirebbero molto la posizione dei giornalisti, costringendoli di fatto a testimoniare e a comunicare alla Corte le loro "gole profonde". Il testo di legge che la Casa Bianca vorrebbe cambiare prevede che gli inquirenti agiscano in ogni modo per scoprire le fonti dell'informazione prima di spiccare un mandato di comparizione al giornalista. Il provvedimento, sottolinea il Nyt, cerca di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze degli investigatori, quelle dell'opinione pubblica che vuole essere informata e della stampa che chiede di rimanere libera. Secondo l'amministrazione questa proposta, così com'è, non riesce a evitare fughe di notizie che possono causare danni significativi alla sicurezza nazionale. Inoltre, secondo le modifiche proposte dal governo, i giudici avranno comunque ampia discrezionalità nel decidere come trattare i singoli giornalisti, caso per caso, stabilendo se le loro informazioni costituiscano un danno alla sicurezza nazionale o meno. I due senatori democratici firmatari della legge, Charles E. Schumer di New York e Arlen Specter della Pennsylvania, si sono detti «rammaricati» dalla posizione dell'amministrazione. Specter ha definito le modifiche avanzate dalla Casa Bianca «totalmente inaccettabili». Per Schumer, il dissenso del governo su un aspetto così fondamentale della legge è «un contrattempo inaspettato e significativo che rischia di mettere a repentaglio la sua approvazione». Accuse a cui Ben LaBolt, un portavoce della Casa Bianca replica punto per punto, ricordando che, nonostante le modifiche, il testo tutela comunque in modo ampio l'autonomia di giudizio del magistrato. Inoltre il portavoce ha sottolineato i passi avanti fatti rispetto al passato, ricordando come l'amministrazione Bush si sia opposta a ogni legge di questo tipo, bollandola come un'intrusione indebita nei poteri affidati all'esecutivo. «Il presidente - spiega LaBolt - intende affidare ai tribunali il potere di decidere cosa fare di volta in volta. Crede che sia giusto e necessario dare loro il potere di acquisire quelle informazioni riservate che, se rimanessero confidenziali, potrebbero mettere in pericolo la sicurezza del Paese».


corriere canadese - 02 10 09


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