Lo strano silenzio sui precari: perché nessuna ne parla? Nota di Toni Mirabile
Il problema del lavoro precario e dei disoccupati pare non faccia “cassetta” e chi ne parla è percepito come un pericoloso sobillatore. Questo accade perché precari e disoccupati siamo disorganizzati, non ci conosciamo, spesso non votiamo, temiamo ad esporci ma speriamo nel miracolo. L’Inps dice che tra agosto 2008 e luglio 2009 ha liquidato un milione di domande di disoccupazione, il 52,2% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per i giornalisti come vanno le cose?
Il sindacato è sempre più impegnato ad affrontare l’attacco alle redazioni che arriva dai prepensionamenti, ma intanto i colleghi con i contratti a termine vengono falcidiati nel silenzio più totale. E peggio stanno coloro che devono accontentarsi della riduzione dei compensi da collaboratore “fisso” se vogliono continuare a lavorare. Urgono risposte-proposte per disoccupati, precari e free lance e nuove strategie di contrattazioni industriali.
Riferito agli esercizi 2006 e 2007, l’Inpgi segnalava “che è sempre consistente il ricorso da parte delle aziende a contratti a termine”. E aggiungeva: “Nel periodo dal 2001 al 2007 il numero dei contratti a tempo determinato è cresciuto del 114,19%”. Allarme rimasto inascoltato. Il 10 ottobre a Pescara si presenta una ricerca sul precariato abruzzese. Perché non ripetere l'esperienza anche a Milano?
Gli editori puntano ad avere giornali con pochi interni e tanti che pedalano da fuori. Pochi interni, ma quanti? Chi è dentro è al sicuro e chi è fuori ci resta a vita? Non va sempre così e il ricorso ai prepensionamenti lo dimostra, una cura per dimagrire la si trova sempre. Siamo sicuri che a chi oggi è garantito non debba interessare nulla del calvario di disoccupati, precari e freelance?
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